Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

lunedì 11 febbraio 2019

Segnali e comportamenti di rango




a ) Accessori e collaboratori domestici

Tanto per cominciare le scarpe solitamente sono di materiali e fattura pregiata. In genere poi sono lucidissime, tanto da far capire che chi le porta non svolge lavori manuali ed è sufficientemente ricco da perdere tempo e denaro per mantenerle linde.

Chi è davvero dominante poi tende ad essere particolarmente pulito e curato, tratto che richiede egualmente tempo e denaro ( saune, massaggi, ecc. ).

Ovviamente le auto dei benestanti sono di alta gamma. E’ quasi inutile ricordare che i modelli preferiti sono quelli al di fuori della portata dei meno abbienti o dai parvenu.

Avere a disposizione un’autista è un altro segno di potere e autorità reali, tanto è vero che i casi in cui persone altolocate decisero di spostarsi a piedi o in bicicletta per protestare contro l’inquinamento vennero ferocemente criticati dai colleghi di pari condizione. La ragione? Nonostante non si potesse certo affermare che le iniziative non fossero lodevoli, se si fossero generalizzate si sarebbe persa una importantissima occasione di mostrare la propria preminenza.

I ricchi sicuramente possiederanno diversi apparecchi telefonici, mobili e non, tutti di ultima generazione, ubicati e collegati strategicamente. Al di là di ciò comunque e, soprattutto in ufficio, il grande dirigente non ama digitare personalmente il numero in quanto trattasi di lavoro manuale che a suo avviso dev’essere svolto da personale di rango inferiore.
Di solito infatti è la propria segretaria a occuparsene. Altro particolare interessante : chi ha la posizione di maggior rilievo spesso fa in modo, quando non lo esige, che sia l’altro a chiamarlo cosicché sia costui che debba parlare con la sua segretaria e non lui.

Molto importante per i magnati è la servitù. In passato ve n’era in abbondanza ed era appannaggio anche di benestanti di grado inferiore. Oggi le persone disponibili a svolgere questo lavoro sono in numero molto minore, quindi agli occhi della gente hanno assunto un valore maggiore e chi ne ha a servizio figura come persona notevole.

Tanto più si è gerarchicamente importanti tanto meno ci si porta dietro borse portadocumenti piene di cartelle e fogli vari e questo perché si dà per scontato  che, quanto più si conta tanto più ci si debba occupare di questioni veramente importanti.
Al contrario a chi è più in basso nella scala sociale viene demandato il disbrigo delle faccende burocratiche, la tenuta e l’aggiornamento delle agende di lavoro, ecc. ovvero i compiti di routine. Chi è al vertice invece non porta assolutamente niente se non un segretario e magari un codazzo di altri collaboratori e guardie del corpo. Se fosse altrimenti infatti che preminenza assoluta avrebbe? Se dovesse portare tante borse da parere un facchino e magari dovesse pure gestirle dove troverebbe poi il tempo e l’attenzione per sviscerare i vitali problemi che ha in agenda?

Al personaggio preminente  poi è concesso mettersi comodo rispetto all’interlocutore. Da costui invece ci si aspetta che si disturbi o comunque mantenga una posizione condiscendente. Il capo quindi lo intratterrà rimanendo placidamente stravaccato su una comoda poltrona e con il sedile più alto rispetto quello dell’ospite, cosa che gli consentirà di guardarlo pure dall’alto al basso. E’ dunque normale, anche se si fa accomodare il sottoposto in un ampio e morbido sedile, che il superiore si sieda su uno più alto in modo da accentuare il disagio del subordinato.
Non è un caso che i sovrani si  facessero preparare degli scranni sopraelevati e ampi, impreziositi da stoffe, a volte da ori e pietre preziose ( troni ) che segnalavano la loro supremazia, sia mantenendo una postura rilassata, sia rimanendo più in alto degli altri.
Ovviamente a noi poveri mortali sarà difficile avere un colloquio con qualche sovrano e quindi provare sulla propria pelle quel senso di piccolezza e quindi d’inferiorità che l’ambiente sfarzoso e il trono sontuoso intendono incutere.  Senza andare tanto lontano tuttavia, qualcosa del genere ci può egualmente capitare nel mondo del lavoro quando siamo chiamati a colloquio da un qualche capo che rimane seduto su una poltrona dirigenziale dietro una grande scrivania mentre ci invita a occupare una poltroncina più bassa, quando non si tratti di una seggiola. Può capitare addirittura che, sapendo che l’interlocutore fumi, cerchi di metterlo maggiormente a disagio lasciando il portacenere a una certa distanza da costui in modo da costringerlo a intraprendere strani sforzi per poterlo raggiungere. A volte, tanto per rendere le cose ancor più difficili, il superiore può collocare la poltroncina destinata al sottoposto a una certa distanza dalla scrivania, in modo da farlo sentire ancor meno a proprio agio.
Diverso è invece il caso del capoufficio che si alzi e si segga accanto all’interlocutore, senza più farsi scudo della scrivania : in questo caso l’atteggiamento del superiore sarà senz’altro meno altezzoso e più benevolo.

b ) Comportamenti con gli altri denotanti un alto status

Solitamente chi entra senza bussare e si reca deciso fino alla scrivania dell’altro si comporta come un padrone di casa incurante della presenza degli altri. Si tratta di individui autoritari o sfacciati al punto da non considerare punto le esigenze degli altri che reputa come aventi poco più valore di un mobile. Il suo contrario è invece dato da colui che bussa e, nonostante venga invitato a entrare, si fermi a parlare sulla porta. Il suo disagio davanti a quell’ufficio e al suo occupante è massimo e ciò significa pure che probabilmente l’occupante è il suo capo. Tra questi due estremi esiste poi la posizione intermedia : colui che dopo essere stato invitato entra e si ferma a comunicare a metà stanza. Anche in questo caso il soggetto è a disagio rispetto a colui che risiede nell’ufficio, da cui se ne può concludere che quello sia il suo superiore ma ciò nonostante è giunto sino a quel punto e la cosa indica una maggior consapevolezza di sé rispetto al caso precedente.

Coloro che lascino la borsa sulla scrivania di un altro, o ci si appoggino o vi si siedano addirittura, o vi gettino sopra fascicoli di lavoro, avranno sicuramente confidenza con l’occupante che, in caso contrario, potrebbe aversela male in quanto un luogo datogli in gestione è stato trattato irrispettosamente e, dato che inconsciamente costui la recepisce come una propria appendice, ciò si riferisce pure a lui.
Non a caso un simile comportamento è tipico dei capi autoritari ed è spesso mal tollerato dai sottoposti che sentono violato il proprio spazio vitale nonché, a volte, la privacy. Sarebbe molto meglio avvisare del proprio arrivo anche solo tossendo e dando in mano a costui la documentazione che il superiore vuole che studi.

Una persona di vaglia che, come si è già detto, si sente superiore e quindi tiene a distanza chi non sia suo pari, o se non possa farlo mantenga un atteggiamento distaccato, si farà sicuramente desiderare se cercato da persone di rango inferiore e questo anche se i signori in questione avessero preso un appuntamento. Questo tra l’altro perché la persona importante, in quanto tale, sa giudicare, vivere e decidere al meglio e quindi i suoi consulti non possono che essere richiestissimi. Detto ciò è ovvio che non abbia tempo per le questioni da poco così come è scontato per noi, poveri tapini delle classi inferiori, queste attese vengono tollerate piuttosto bene. Anzi, dubiteremmo della capacità della persona desiderata se nella sua sala d’attesa non vi fossero altre persone e venissimo fatti entrare subito nel suo studio.
Non è un caso che sia ormai entrato nell’uso comune di professionisti, artigiani e quant’altro, di farsi attendere per darci a intendere che sono molto ricercati e quindi molto in gamba

Quando due animali si confrontano finisce che il più debole dei due si sdraia a terra mentre l’altro vi sale sopra. Con questo gesto vengono definiti una volta per tutte i loro rapporti gerarchici e terminano le ostilità. Fra gli uomini non accade la stessa cosa : o la tensione degenera in uno scontro fisico e allora vince il più forte e fortunato oppure, se uno dei due riconosce la supremazia dell’altro, tenderà a porsi nei suoi confronti in un modo che l’altro non lo avverta come pericoloso, ovvero facendosi tanto più piccolo e mostrando tanto maggior deferenza quanto più potente l’altro verrà avvertito  ( quindi a seconda del caso vi s’inchinerà davanti, oppure vi si genufletterà oppure vi si prostrarrà ).
Non è un caso che nel linguaggio comune ci si riferisca spesso ad aggettivi come “ elevato “ o “ altolocato “ per definire una persona fiera, sicura e vincente mentre con attributi come  “ basso “ s’intendono individui umili, gretti, subordinati. Così come non sorprenderà ricordare che chi non ha paura e vuole attirare la folla deve comunque sovrastarla per rendersi visibile mentre le divinità risiedono nei cieli. D’altronde chi riveste alti ruoli istituzionali o professionali tende a sedersi su una poltrona che gli faccia acquistare altezza rispetto agl’interlocutori.
Fare una graziosa riverenza nei confronti di un qualche personaggio aveva per le signore un significato simile al riconoscimento della propria inferiorità sociale così come il togliersi il cappello per gli uomini. Se non lo si porta, cosa ormai piuttosto comune al giorno d’oggi, ha lo stesso valore simbolico poggiare una mano al lato della fronte e poi scostarla, come se ci si scappellasse in segno di omaggio. Lo stesso vale per il saluto militare anche se soventemente, il copricapo o elmetto che sia, vuoi per ragioni legate alla sicurezza personale, vuoi a causa della rigida etichetta collegata all’uniforme, lo si lascia ben calcato in testa. 

Se in una serie di contesti la persona eminente s’interpone all’altro in tutta la propria altezza e alterigia, in altri può comportarsi in maniera completamente rilassata. E’ questo il caso di quando è in casa propria e s’intrattiene con l’interlocutore trascurando il rispetto di ogni formalità. Ciò significa che le regole di decoro e di rispetto a cui sono tenute le persone normali non valgono per quelli del suo ” calibro “. In alcune occasioni addirittura e soprattutto quando il proprio ruolo rispetto quello dell’altro sia molto elevato e l’altro si senta molto inferiore oppure speri d’ingraziarselo per ottenere qualche favore,  può comportarsi, nonostante si trovi nell’abitazione dell’altro, come se fosse nella propria.

c ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, L'occhio nudo, Milano I edizione Oscar saggi Mondadori 2002, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Fabio Pandiscia, Comunicare bene, Francavilla al Mare 2009, Edizioni Psiconline S.r.l.
Allan e Barbara Pease, Perché mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi?, Milano 5° edizione Sonzogno 2006, R:C:S: Libri S. p. A.











lunedì 4 febbraio 2019

I segnali di rango o status symbols


v  

a ) Sulla natura degli status symbols

Da che mondo è mondo i personaggi di spicco della comunità, ovvero quelli cui gli altri si riferiscono nei momenti più delicati della vita sociale o personale, sono riconoscibili dal vestiario indossato, dagli oggetti di cui si circondano e dai riti che accompagnano la propria attività. Si tratta dunque di veri e propri segnali di prestigio sociale che hanno lo scopo, sia di accentuare la presa emotiva dei preminenti sui componenti della tribù, sia da parte di questi ultimi di attribuire una maggior efficacia alla loro azione grazie anche all’energia che spesso si credeva che emanassero da quei simboli. In questo modo si crea una prima fondamentale divisione sociale del gruppo dove una parte attinge sicurezza dalla capacità organizzativa, strategica o spirituale di alcuni ( si pensi al capotribù o allo sciamano ), i quali, a loro volta, acquistano considerazione o onori che portano alla richiesta e all’ottenimento spesso forzata di privilegi quali la priorità di scelta nella spartizione del cibo, l’ottenimento dei partner più allettanti e tutta una serie di atti di deferenza.
Le modalità con le quali queste gerarchie vengono stabilite è ovviamente in relazione con il modo di porsi con la maggiore  o minore generosità ambientale e, dati i frequenti attriti con altre comunità per l’occupazione di terreno più fertile o di territori di caccia più fecondi oppure per la preferenza della razzia quale stile di vita, soventemente sono assurti al ruolo di capi i personaggi più violenti e brutali.
Dato tuttavia il graduale aumento della grandezza delle società e della loro complessità si sono andate un poco svalutando le capacità guerresche individuali a fronte della formazione, fra le pieghe delle nazioni, di una pletora di figure aventi rilevanza differenziata. Abbiamo così persone che ereditano ricchezze e prestigio dai propri genitori, cosa però che non garantisce che costoro abbiano le stesse abilità degli avi. D’altronde essi avranno una ragione in più per essere orgogliosi dei propri natali e quindi decanteranno i propri illustri antenati ai quattro venti, cosa che costituirà un ennesimo segno di elevato stato sociale.
Seguono poi i manipolatori che hanno una dannata abilità a conquistare la fiducia della gente e quindi a orientarne le decisioni a proprio vantaggio, nonché i talentuosi, ovvero quelli in grado di acquistare onori e denari grazie al proprio ingegno.

b ) I veri potenti oggi ostentano meno le loro ricchezze

Mentre la caratteristica delle società antiche era il potere assoluto dei sovrani e della nobiltà, con la conseguente  ostentazione dell'opulenza e della mancanza d’inibizione, nella moderna società occidentale vigono forme di governo più democratiche. Nel Medioevo infatti la ricchezza dello Stato si basava sull’agricoltura e in particolar modo sul numero delle famiglie da cui si poteva ricavare le tasse. Le guerre espansionistiche dunque, per ovvi motivi erano all’ordine del giorno e così pure gl’intrallazzi matrimoniali per accrescere questi cespiti. Con l’andar del tempo tuttavia la stessa reciproca tattica ha reso questo tipo di conflitti sempre più cruenti, dall’esito incerto e temporaneo e quindi, paradossalmente, meno proficui. D’altro canto oggigiorno le entrate derivanti dall’industria hanno soppiantato, per importanza, quelle provenienti dall’agricoltura e questo ha portato in auge una serie di figure sociali prima inimmaginabili. Imprenditori, tecnici, commercianti e operai si sono a poco a poco rivelati come i veri motori della ricchezza delle nazioni e le tensioni scatenate per far si che le loro esigenze venissero tenute nel debito conto hanno costretto i sovrani a ceder loro fette sostanziose di potere dando così luogo a forme di governo più rappresentative. I mass media del resto hanno completato l’opera contribuendo notevolmente a propagare valori più consoni alla nuova situazione.
Ne consegue che alle famiglie reali, anche se odiernamente non hanno più potere politico, per rispetto dei loro ruoli passati, dei meriti attribuitigli e in rapporto direttamente proporzionale alla ricchezza della nazione, sono tollerati l’uso di costumi, rituali e proprietà sfarzose che a persone ben più ricche verrebbero ferocemente criticate perché derivanti da fortune frutto dello sfruttamento della povera gente.
Chi detiene  il potere economico e politico dunque, onde sfuggire alla berlina mediatica, deve far di tutto per mostrarsi meno eccentrico, compreso lo sfoggio in maniera meno evidente del proprio benessere.
Vi riescono, sostiene Desmond Morris, ne “ L'animale uomo “, edito a Milano nel 1994 da Arnoldo Mondadori Editore S.p.A : << .. Mostrando il proprio potere indirettamente. Indossano abiti che non danno nell'oc­chio, convenzionali, praticamente indistinguibili da quelli di un impiegato di banca. Ma astuta­mente si circondano di tutti gli accessori del potere. Quando passeggiano, sono attorniati da assi­stenti e guardie del corpo. Quando viaggiano, siedono in automobili di rappresentanza apposita­mente costruite, fiancheggiate da motociclisti. Quando parlano, hanno davanti a sé non uno, ma un'intera foresta di microfoni. In altre parole, le esibizioni dello stato sociale si sono spostate dal corpo del personaggio potente al suo sistema di supporto. In questo modo egli trasmette un dupli­ce messaggio: anche se non mi do delle arie, il capo sono io; oppure, anche se sono il capo, non mi do delle arie. Il messaggio può essere letto in entrambi i sensi. .. >>.

c ) I mondani

A un gradino più basso dei Sovrani, dei Presidenti di Stato e dei potentati economico-finanziario, ovvero tra gli ereditieri di grandi patrimoni, tra i figli di papà e i personaggi mondani, vige in genere la considerazione di far parte di un mondo esclusivo per gusto, educazione, superiorità intellettuale e mezzi.
Inutile dire che chi non abbia i sopraddetti requisiti non possa assolutamente essere ammesso fra gli “ eletti “ e data la supposta superiorità dei membri di un simile gruppo v’è la tendenza a scegliere oggetti, posti e locali in qualche modo originali e a occuparli in esclusiva. Tutto ciò diviene di moda e chi rientra nella categoria dei fortunati a la page è addentro alle cose ( in-the-know ), è in!
Interessati come sono alla bella vita si tratta di soggetti senza un potere reale a parte i privilegi sociali ma a differenza dei sovrani il cosiddetto jet set evita come la peste i riti e le cerimonie formali. Perseguendo poi l’esclusivismo come stile di vita rifuggono quanto è ordinario, scontato e alla portata di tutti e quindi l’esibizione dei segnali di prestigio così come dei loro eccessi rimangono confinati in ambito privato. In tal modo assolvono la funzione d’impressionare i rivali ma nel contempo rimangono meno noti al grande pubblico e quindi sono egualmente meno criticabili.
Qualora del resto un qualcosa confacente al gusto delle persone “ in “ divenga alla portata di persone d’estrazione sociale diversa gli appartenenti al bel mondo lo abbandonano per ricercare altro che non sia ancora “ intaccato “ dalla plebaglia.
In realtà questa èlite dai gusti raffinati e libertini gode del fatto di dettare le regole della moda e del bon ton all’opinione pubblica ma non sopporta il contatto con persone che non siano alla loro altezza e soprattutto, a dimostrazione della propria sopraffina finezza, vogliono mostrare che non desiderano essere al centro dell’attenzione ma che vivono seguendo esclusivamente la loro alta levatura, incuranti dell’effetto che hanno sugli altri. Del resto è proprio questa finta noncuranza spacciata come facente parte della propria natura a renderli più intriganti. Un conto infatti è dare l’impressione di vivere come si è veramente, guidati unicamente dal savoir faire che danno alta educazione e cultura, tutt’altra cosa è invece vivere come si pensa facciano le persone in.

d ) Gl’imitatori

A livelli più bassi ferve ovviamente l’invidia che si può esprimere con feroci critiche e, in situazioni particolarmente virulente, con la volontà di abbattere i privilegi. Normalmente tuttavia vi sono stratificazioni sociali anche all’interno
delle classi più povere e quindi anche in questo caso gl’individui meglio piazzati economicamente o socialmente cercheranno di dimostrare d’essere al di sopra della media esibendo il possedimento di oggetti, apparecchi, vestiario, ecc. che siano più ricchi. Non avendo però risorse sufficienti si devono accontentare di copie di beni pregiati. E’ quindi probabile che invece di circondarsi di cose semplici ma di fattura artigianale o comunque in linea con l’arte popolare locale preferiscano beni che imitino quelli in voga fra i più abbienti. Preferiscono dunque il falso costoso dimostrando così una completa mancanza di gusto, ovvero proprio quello che vorrebbero far capire di avere.
A quanto pare è solo nel campo della moda maschile che il divario fra il vestiario dei ricchi e quello degli imitatori è meno marcato. Questioni di praticità legate al ruolo e alla mentalità dell’uomo infatti limitano la varietà dei capi offerti per tutti i giorni e questi spesso traggono spunto dagli sport, dalla caccia e dalla pesca, ovvero dalle attività predilette dai maschi. Questo tipo di abbigliamento, per ovvie ragioni, è più semplice e dunque alla portata di individui meno benestanti anche se comunque i più abbienti acquisteranno quelli impreziositi dall’alta qualità della stoffa, delle rifiniture e dei particolari ( a esempio : i bottoni d’oro ).
Tipici sono i casi ricordati da Desmond Morris (  L'animale uomo,  Milano 1994, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
) : ovvero l’uso della bombetta che in origine era il casco del cavaliere e l’utilizzo della giacca sportiva presa a prestito da quella da caccia. Più originale e nel contempo grottesco è stata l’adozione del maglione di lana, capo ch’era tipico dei pescatori francesi e che piacque ai benestanti più originali per far vedere ch’erano stati in Riviera. Caso simile è quello dell’abbigliamento tipico delle più svariate  discipline sportive, che spesso i privilegiati indossano per far vedere di praticarle. Nel caso poi che le case di moda mettano in commercio modelli più economici e quindi alla portata di persone ben più modeste, allora i potenti ne cercheranno di più esotici ed esclusivi.
Caso a sé poi è quello dell’arrampicatore sociale che cerca disperatamente di essere alla pari coi maggiorenti per trarre profitto dalle importanti relazioni sociali  tessute, ovvero l’esserne definitivamente accettato e ottenere incarichi lucrosi..

e ) L’eccentricità dei divi

In un’epoca come la nostra dove chi svolge ruoli chiave tende a ostentare meno sfarzosamente la propria preminenza i grandi divi hanno spesso raggiunto un livello di sciatteria mai visto. Sebbene possa sembrare strano visto l’enorme seguito che essi hanno, la cosa in realtà non è dovuta ad alcunché di particolarmente illogico. Il fatto che i fans grazie ai media ne conoscano le fattezze visive ( foto, film, passaggi televisivi, ecc. ), fa si che quelli non necessitino di mostrare segni di distinzione particolari per essere considerati come si conviene.
In parole povere ciò significa che l’opinione pubblica, che  ne riconosce i volti e le fisionomie grazie allo spazio visivo dato loro dai media, li gradisce grazie ai ruoli interpretati e questo al punto che non ha più importanza come loro si presentano nella vita quotidiana. Anzi, la trasandatezza che spesso li accompagna deve venir letta come l’esser così sicuri della propria importanza e dell’ascendente sul pubblico dal cercare arrogantemente di raggiungere e superare i limiti imposti dal decoro.

f ) Il genio non sente il bisogno di ostentare

Caso a parte è quello dei geni e degli artisti, solitamente piuttosto disinteressati ai segnali di status. Il fatto è che tutta l’attività di costoro è volta alla creazione di opere il cui valore a volte può permanere per secoli, cosa che garantirà loro una duratura considerazione. L’impegno produttivo dunque, data la consapevolezza dell’ importanza  che potrebbe avere il lavoro finito, può divenire così intenso da assorbire tutta l’attenzione e le forze del talentuoso e questo al punto da non volerle disperdere in attività meno rilevanti. Da qui la mancanza d’interesse per l’esibizione di simboli connessi al proprio stato.
Diverso è il fine e l’attività dei potenti : essa è tutta basata sul momento contingente e per la precisione sulla possibilità di mantenere o aumentare il proprio influsso a scapito della concorrenza. E’ logico che in questo caso l’esibizione di status symbols coincida con la segnalazione del proprio livello di potenza e benessere, nonché con le ambizioni perseguite. Dalla qualità di queste trarranno dunque la soddisfazione di far rosicare i rivali meno fortunati e anche se quelli meglio piazzati li snobberanno sapranno però della presenza di individui o famiglie aventi una certa qual valenza con cui magari potrebbe valer la pena allearsi o comunque stare all’erta.
E’ dunque anche più difficile, essendo volte alla logica terra terra della supremazia materiale, che queste strategie contengano in sé elementi tali da lasciare un alcunché di duraturo e originale nel ricordo dei posteri.

g ) Donne, bambini e profittatori 

Anche se le cose sono radicalmente cambiate nella società occidentale e le donne acquisiscono spesso ruoli sociali importanti che prima erano prerogativa maschile, nella maggior parte dei casi gli uomini fanno ancora fatica a vedere in esse pericolosi rivali. Il fisico più minuto, gli occhi grandi, la minore prestanza nella lotta, nella caccia, la possibile corresponsione affettiva e il loro ruolo di procreatrici, fa si che il maschio si senta protettivo e bendisposto nei loro confronti. Non parliamo poi se si tratta di avere a che fare con bambini. La loro immaturità fisica e intellettuale non può certo spingere a intravvedere in essi pericolosi concorrenti e quindi a costoro vengono consentite reazioni che non verrebbero tollerate da un adulto, anzi! Semmai rinverdisono i sopiti istinti paterni volti appunto a difenderli dai pericoli e a formarli.
Data la posizione sociale raggiunta in società poi è logico che gl’individui preminenti siano alquanto presuntuosi e amino spesso circondarsi di adulatori che, a seconda della perizia adoperata, possono sperare d’ingraziarseli e quindi di ottenere vantaggi che consentano loro di migliorare la propria posizione sociale. Speranze simili nutre chi cerca di essere divertente “ a tempo pieno “. Non avendo infatti particolari altre attrattive che gli consentano di conquistarsi il rispetto altrui costui fa sorridere il prossimo in modo che questi cerchi la sua compagnia. Del resto non avendo grande autostima spesso irride se stesso non meno che gli altri. Lo stesso vale per il chiacchierone che in questo modo cerca di attrarre una quantità di attenzione che diversamente non riuscirebbe ad avere e l’attaccabrighe, che grazie alle liti e con un poco di fortuna può ritagliarsi uno spazio maggiore rispetto ai comuni cittadini.

h ) I non privilegiati

E’ ovvio che chi non faccia parte della schiera dei “ potenti “ accusi la cosa come frustrante : non è infatti molto piacevole venir considerati dei sottoposti, soprattutto se si è persone molto ambiziose.
Oddio! Se la comunità è molto piccola allora vigerà comunque un ambiente più aperto, che non fa grossissime differenze tra i capi e i sottoposti e il disagio patito dai subordinati sarà inferiore. In una grande e complessa società tuttavia le cose cambiano e il divario economico, politico e sociale esistente tra i preminenti e gli altri è notevole e si tende a farlo osservare con severità. Sarà proprio nelle pieghe di questi gruppi che nasceranno le più grandi invidie e ribellioni.
Alcuni, pochi per la verità, cercheranno di far fortuna altrove, più spesso si cerca di sfuggire la noia e la frustrazione e  rilassarsi dall’intenso ritmo imposto dalla vita urbana, con sostanze stupefacenti, e questo a danno della propria salute.
Altri modi di evasione da una realtà comunque non gratificante li si attuano leggendo libri, guardando la TV, i film, viaggiando, facendo sport, seguendo hobby, giochi, frequentando feste, cerimonie, giocando d’azzardo, ecc.

i ) Riferimenti bibliografici

Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, L'animale uomo,  Milano 1994, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A


martedì 8 gennaio 2019

Il rialzo dello spread non fa bene alle banche italiane




Visto che l’Epifania “ tutte le feste se le porta via “ dobbiamo riabituarci a divenire preda di pensieri meno allegri. Uno di questi è dato dallo spread, che altro non è se non la variazione della differenza tra il rendimento di un titolo di Stato decennale italiano e il rendimento del suo "gemello" tedesco. I suoi alti e bassi così come si sono venuti a configurare hanno comportato un calo del valore dei BTP in circolazione. Le nostre banche, che ne hanno quasi 400 miliardi in cassaforte e che li hanno comprati quando il loro prezzo era molto più alto registrano dunque una perdita secca elevata in fatto di valore patrimoniale e redditività.
Seppur tralasciamo il discorso che in questo modo lo Stato s’indebiterà ancor di più in quanto a fronte di un prestito di tot euro pagherà tot più x d’interessi, non possiamo ricordare di osservare che, come detto in Altroconsumo Finanza n. 1299 del primo gennaio 2019 : << .. Il rialzo dei rendimenti rende le banche meno solide .. >>.
La Banca d’Italia infatti : << .. in un rapporto pubblicato in queste settimane, la nostra Banca centrale ha calcolato che un aumento dell'1% dei rendimenti dei BTp farebbe calare, in media, l'indice Ceti di uno 0,5% (0,4% per le banche più grandi, addirittura 0,9% per le più piccole, ma il legame tra dimensioni e rischio non è sempre univoco, ne è un esempio Mps). .. >>.
Non solo : << .. Ad aggravare la situazione c'è il fatto che, negli ultimi mesi, le banche italiane sono tornate ad acquistare più BTp di quelli rimborsati: se a febbraio ne avevano in bilancio per 345 miliardi, ad agosto l'importo è risalito a 372 miliardi. È, almeno in parte, un effetto della "fuga" degli investitori esteri: questi ultimi hanno oggi solo il 24% del nostro debito pubblico (non era così basso da anni) e le banche di casa nostra hanno dovuto mettersi una mano sul cuore, e l'altra sul portafoglio, per stabilizzare il mercato con i loro acquisti. Morale, il rapporto tra titoli di Stato e patrimonio, che era in calo da anni, è risalito al 93% ( .. ). .. >>.
A peggiorare la situazione delle banche è il loro possesso, a giugno 2018, di almeno 225 miliardi di euro di crediti irrecuperabili. Sempre lo stesso numero di Altroconsumo Finanza sopra citato ricorda che gli istituti di Credito hanno compiuto notevoli sforzi per disfarsene, tant’è vero che nel 2015 questi erano 350 miliardi, tuttavia non è che 225 miliardi di euro siano proprio quisquilie.
Il fatto è, prosegue a dire l’autore dell’articolo, che  : << .. Questa pulizia di bilancio non è stata affatto indolore: in buona parte, la diminuzione dei crediti "marci" è stata ottenuta vendendo in blocco pacchetti da miliardi di crediti, magari a prezzo da saldo pur di liberarsene e rispettare così le normative di vigilanza. E questo ha significato enormi perdite per le banche, che in molti casi hanno dovuto ripianarle con aumenti di capitale, cioè chiedendo altri soldi agli azionisti. .. >>.
A quanto pare : << .. L'ammontare dei crediti marci resta enorme: il 10,2% del totale dei prestiti concessi, mentre in Europa questa percentuale è in media del 4%. Solo in Paesi come Cipro e Grecia questa percentuale è più alta della nostra (intorno al 30%), ma visti i guai di queste due economie, non è certo un confronto lusinghiero .. >>.
Abbiamo banche dunque con sofferenze tali da porle agli ultimi posti in Europa come solidità e se questo può fare un baffo a chi pensi che sono cattive e ingorde, eccetera, è anche bene ricordare quanto strillavano i correntisti e i detentori di titoli e azioni quando qualcuna di queste  è fallita. Qualcuno si è suicidato, qualcun altro è divenuto, non per suo desiderio, barbone e così via mentre i nostri politici promettevano interventi a loro favore.
Pensiamo un poco che casino monterebbe in Italia se i primi 3 o 4 Gruppi bancari fallissero e qualche milione di italiani rimanesse di punto in bianco senza un euro e senza la possibilità di ottenere crediti.
Ecco perché i Governi solitamente “ aiutano “ le banche in difficoltà : questo è senza dubbio il male minore rispetto al loro fallimento e alla crisi sociale che causerebbero.



















giovedì 3 gennaio 2019

Caratteristiche delle persone di rango





Uno status symbol, in senso lato, è qualunque cosa che possa essere legato allo stile di vita di una persona importante. Si può quindi trattare di un titolo, di una carica politica o un incarico professionale oppure del possesso di beni di un certo qual valore. Si tratta solitamente di oggetti che, facendo parte del corredo di un individuo di potere e indicando la posizione conquistata, hanno poco a che fare con la sua finezza spirituale, che, notoriamente, non serve quasi mai a scalare le vette del potere. In Occidente del resto è considerato desiderabile e quindi un indicatore del proprio rango, l’avere un aspetto giovanile e una certa qual vigoria e questo spiega la fortuna di palestre, centri benessere e soprattutto di centri di chirurgia estetica.
Un certo qual “ savoir faire “ inoltre non guasta; si tratta di un’abilità che in una famiglia da tempo agiata si acquista, sia con studi esclusivi, sia sapendo affrontare con stile spostamenti o situazioni mondane complicate.

Come accennato altrove, status e moda vanno a braccetto e la cosa è abbastanza ovvia : una persona che abbia potere e prestigio non può non venire remunerata profumatamente e fatta oggetto di particolari attenzioni e la cosa non potrà non riflettersi nella ricchezza e bellezza dei manufatti a sua disposizione.
Rispetto al passato tuttavia, vi è una maggiore stratificazione sociale, ossia un numero consistente di persone che ha acquistato un ruolo che gli garantisca un certo agio. Per capirci meglio : non ci sono più nobili, clero, contadini e servi ma commercianti, dirigenti, impiegati, giornalisti, eccetera i quali hanno una certa preparazione culturale e discrete entrate che li fanno ambire ad avere beni di un certo livello.
Alle aziende, ovviamente, incentivare il consumo di beni di più alta gamma offrendoli a un numero maggiore di clienti serve ad aumentare i profitti mentre per i nuovi clienti si tratta del raggiungimento di un sogno ma, quanto più rapidamente questo accade, tanto più gl’individui di potere si sentono invasi dalla massa e cercano oggetti esclusivi.
Da qui il pressoché continuo lancio sul mercato di gamme di prodotti esteticamente ricercati e con prestazioni  via via maggiori che poco hanno a che fare coi bisogni reali della gente.
In altri settori ciò significherebbe il fallimento di quelle aziende ma all’industria del lusso tutto è permesso e questo proprio perché  i suoi clienti sono al di sopra di qualunque logica legata al rapporto prezzo e qualità.

L’enorme diversità di educazione, frequentazioni, possibilità e cultura fa si che gli abbienti non si trovino a loro agio con persone di ceto inferiore, spesso giudicati zotici, goffi, ignoranti e lecchini. Se dunque i rapporti fra questi diversi gruppi non sono idilliaci tanto vale rimarcare la propria superiorità erigendo un muro tra sé e loro. Non è un caso che nell’intimità delle loro sontuose dimore si sentano a loro pieno agio, liberi dall’obbligo di dispensare cortesie verso i meno agiati con la speranza di parere moderni e democratici. 
Pare poi che i vecchi ricchi siano più generosi con la servitù e questo per accaparrarsi i migliori servizi e che disprezzino più i nuovi ricchi che il volgo. Solitamente poi sono bene educati e, avendo consolidato la propria situazione socio-economica da tempo, hanno maturato convinzioni che ormai fanno parte inscindibilmente della loro persona e che difficilmente abbandoneranno. Non apprezzano dunque le novità e questo li rende differenti dai nuovi ricchi la cui posizione è meno stabilizzata e quindi nutrono la speranza di trarre profitto dalle nuove situazioni.

La persona più importante così come l’animale preminente, forte degli scontri vinti che l’hanno incoronato tale, ha acquisito una sicurezza e un’autorità così grande che gli fa venir meno la voglia di agitarsi e farsi in quattro per mostrare al prossimo il proprio valore. Il maschio dominante dunque rispetto agli altri è più immobile e parla meno perché, essendo già stata riconosciuta la sua valentia in precedenti conflitti, non deve dimostrare più nulla al prossimo.
Ciò non significa che in situazioni ufficiali i nostri magnati o i politici rimangano sempre tranquilli come pasque. Frequenti infatti sono gli scarichi di tensione come il sistemarsi ( o tormentarsi ) i gemelli, la cravatta, l’orologio, la giacca, la borsetta o il vestito. Questi tra l’altro sono gesti che comportano il circondarsi in un qualche modo con un braccio ovvero formare una barriera che, sebbene non possa isolarli da nessun contatto reale dà però la sensazione di una qualche forma di protezione.
E’ da ricordare tuttavia che oggigiorno, dove la supremazia non è più conseguenza della vittoria di una lunga sfilza di duelli ma anche frutto di una maggior preparazione culturale, le persone di una certa influenza hanno un linguaggio più ricco e quindi è meno necessario accompagnare le frasi con gesti per cercare di rendere più comprensibile quanto detto. Non solo, quanto più si è anziani e questo a prescindere dalla importanza attribuitagli dalla comunità, tanto minore è il tono muscolare, cosa che incide sulla espressività.
Senza contare poi che in Gran Bretagna e in Oriente v’è la concezione che un tratto peculiare delle classi dirigenti sia l’autocontrollo delle proprie emozioni. Da qui la derisione del volgo e in particolare delle popolazioni italiane e francesi troppo loquaci, ansiose, bisognose di appoggio e terribili gesticolatori. Ne consegue l’educazione all’impassibilità quale atteggiamento appropriato per una persona di nobile schiatta.

Le persone potenti cercano di occupare uno spazio note­volmente superiore agli altri e questo perché sono ben consapevoli che la cosa conferisce loro maggior prestigio. Dunque se si vede una persona seduta e abbracciare gli schienali delle seggiole vicine si ha a che fare, tendenzialmente, con un capo.


a ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, L'animale uomo,  Milano 1994, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, Lo zoo umano,  Milano 1°  Edizione Oscar Saggi 2005, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A




domenica 16 dicembre 2018

Ai fautori dell’uscita dalla UE


 

Secondo Altroconsumo Finanza numero 1296 dell’11 dicembre 2018, l'emendamento del conservatore inglese Dominic Grieve, votato dal Parlamento prevede che, a decidere sulla Brexit se non passa l'accordo trovato dalla May, sia questi e non il governo.
A questa sofferta disposizione la Camera inglese sarebbe pervenuta in seguito al parere espresso della corte di giustizia europea secondo il quale entro fine marzo la Gran Bretagna è libera (se vuole) di revocare unilateralmente la Brexit.
In caso dunque di bocciatura della proposta della May riguardo l’accordo con l'Europa, il Parlamento inglese potrebbe o uscirne senza, oppure tentare una tardiva marcia indietro.
Se però : << .. Prevalesse un'uscita dall'Europa senza approvare alcun accordo con essa, la Gran Bretagna rischia la crisi peggiore degli ultimi 70 anni. Lo ha messo nero su bianco (vedi AF 1.295) la Banca d'Inghilterra, che dice chiaramente che la ricchezza del Paese potrebbe crollare, nella peggiore delle ipotesi, di ben il 10,5%, e che la sterlina potrebbe arrivare a deprezzarsi sull'euro fino al 25%!. .. >>.
Che dire!
Solo un paio d’anni fa si salutava la vittoria dei fautori dell’uscita inglese dalla UE come l’aver premiato una linea politica coraggiosa e lungimirante verso un’Europa Unita che avrebbe condotto il vecchio leone britannico alla rovina. A molti pareva un esempio che noi italiani avremmo dovuto in qualche modo seguire, sempre che avessimo avuto i “ coglioni “.
Eppure oggi non sembra che come allora caroselli d’invasati dipinti e sventolanti striscioni inneggino ancora la secessione inglese .. Dove sono finiti tutti quelli ch’erano entusiasti della cosa?  Hanno paura a uscire di casa?
La verità è che questioni del genere non vanno prese alla leggera e affidate all’umore di una  popolazione esagitata dai più bravi imbonitori del momento e che alla fine ne premierà gli sforzi concedendo loro il proprio voto.
Non si tratta di cambiare un auto o un elettrodomestico basandosi sul consiglio interessato di questo o quel venditore. In questo caso infatti tutt’al più potremo portare a casa un prodotto  inadatto che al massimo lasceremo marcire in cantina. Nei casi riguardanti decisioni di carattere nazionale o, peggio, internazionali, farsi prendere al laccio da questo o quel personaggio può significare solo andare incontro a disastri spaventosi.


domenica 9 dicembre 2018

Circa il Governo dei migliori .




La Repubblica Italiana nacque, sia dal disastro sociale e umano causato dalla Guerra voluta dal Partito Fascista e avallata dalla Monarchia, sia dal suo ricadere nella sfera d’influenza degli Alleati. Mi spiego meglio. La sconfitta militare inflitta dagli alleati, la fuga all’estero dei regnanti nonché l’occupazione nazista dell’Italia e l’insipienza del governo della Repubblica Sociale di Salò fecero ovviamente identificare, agli occhi della popolazione italiana, questi tre soggetti come i responsabili della tragedia cui era toccata loro e quindi indirizzarli verso formazioni politiche alternative. Le tensioni internazionali tra Est e Ovest poi, che negli anni ’50 del secolo scorso portarono alla “ Guerra Fredda “, influenzarono pesantemente l’andamento della politica nazionale. Si rifletterono infatti in un forte contrasto tra i partiti della sinistra nettamente filo URSS e le formazioni più moderate che, favorevoli all’Occidente, cercavano di assecondarne le direttive.
Ne seguì una sorta di lotta “ all’ultima sangue “ che coinvolse tutto il territorio nazionale e che contemporaneamente si rifletté, dapprima, in quella formidabile arena che fu la “ Costituente “ e poi nella logica Governo – Parlamento che ne seguì.
La Costituzione Italiana infatti, che nei fondamenti rispetta i dettami di quelle delle nazioni occidentali, tolse smalto al Potere Esecutivo a fronte dei due rami del Parlamento e la cosa, al di là della decantata vittoria della democrazia, rifletté in realtà il compromesso che raggiunsero i gruppi politici dell’epoca.
La cosa non è poi così difficile da capire come sembra. L’Italia vantava in effetti la più forte coalizione di sinistra delle nazioni occidentali; la cui punta di diamante era costituita dal PCI che, legato com’era a filo doppio con l’URSS, non poteva che ambire a disarticolare l’esecutivo a vantaggio di un potere legislativo su cui poteva avere un’influenza ben maggiore. La DC e le altre organizzazioni, se vollero concludere la partita e dare una Costituzione al paese, dovettero cedere su questo terreno sperando di riuscire comunque a controllare la situazione ( si pensi al grandissimo bacino elettorale su cui poteva contare la DC nella cattolicissima Italia ). Solo che i decenni successivi si rivelarono meno favorevoli a loro di quanto sperassero.
Ne fu grandemente responsabile “ La Ricostruzione “ e poi “ il miracolo economico “ in quanto una platea sempre maggiore di famiglie conobbero un miglioramento economico che permise ai figli, sia  un’aumentata scolarizzazione, sia il sostegno degli avi affinché potessero avere un destino migliore.
Le nuove leve d’altro canto, partendo già così favorite ci misero poco a decidere che non volevano una vita sacrificata come quella dei propri genitori e cominciarono quindi a caldeggiare miglioramenti salariali, diritti civili,  riforme politiche e sociali. Avendo dunque una forte componente antisistema premiarono i gruppi politici sinistresi, extraparlamentari e non e seppur non tutti i giovani fossero così radicali, anche i più moderati contribuirono non poco a innovare i partiti tradizionalisti. La lotta politica a un certo punto, si fece addirittura incandescente ma entrambe le parti alla fine degli anni 70 persero lo slancio.
Il “ miracolo economico “ infatti era alla fine : le lotte sindacali avevano portato ad avvicinare i salari italiani a quelli occidentali rendendo quindi i prodotti dell’industria a bassa tecnologia più costosi e quindi meno interessanti per i clienti. Il conseguente rallentamento produttivo e la recrudescenza della concorrenza internazionale determinarono la chiusura  di stabilimenti e l’incremento della disoccupazione  e la cosa portò a intensificare l’intervento statale, sia come investimenti pubblici che in spese correnti.
La politica dunque dovette adeguarsi alla nuova situazione e alla lunga vennero premiati elettoralmente i partiti che seppero spendere meglio i soldi pubblici massimizzandone il ritorno in finanziamenti e consenso elettorale. Fu il periodo che portò all’inchiesta “ Mani Pulite “, contraddistinto dall’utilizzo a tutto spiano delle “ mazzette “, delle assunzioni e degl’investimenti pilotati. Fu il PSI di Craxi che in questo gioco fece la parte del leone ma così come la DC e il PCI non resse ai successivi scossoni internazionali. Anche perché i Paesi dell’Est cedettero la spugna.
A onta di tutti i piani quinquennali e di tutti i successi nazionali sbandierati infatti, l’economia statale dell’URSS e degli stati satelliti non fu in grado di reggere i livelli occidentali e quindi ad aumentare proporzionalmente il benessere della popolazione. Il sistema quindi crollò accettando la logica del profitto e ciò portò alla fine della “ Guerra fredda “. Il fatto che la Russia non costituisse più il nemico numero uno e non avesse più bisogno di partiti comunisti nazionali che sostenessero la sua politica internazionale lasciò orfano il PCI che vide così venir meno la sua stessa ragione d’essere, ovvero dare ai lavoratori la speranza di un futuro migliore sotto l’egida della falce e martello sovietica. Della cosa tuttavia non poterono giovarsene neppure  la DC e il PSI, squassati come furono dagli scandali emersi con l’inchiesta “ mani pulite “.
Del resto, dato che l’ex blocco sovietico non costituiva più un grosso problema internazionale, ai paesi della NATO non serviva più appoggiare politicamente ed economicamente i partiti filo occidentali italiani così come era accaduto in passato e questi, lasciati al loro destino e alle note vicende giudiziarie, si sfasciarono.
Nacquero nuove formazioni, i dirigenti più compromessi delle prime furono estromessi e cominciarono a tenere banco persone che sino ad allora erano state in secondo piano ma il peggio fu che, nonostante fosse finito il periodo delle grandi tensioni ideali e  politiche, i dirigenti politici non seppero sostituirle con altre che fossero altrettanto allettanti. Il centro sinistra quindi, il cui nucleo dirigenziale era ancora infarcito di ideologia statalista, non fece altro, per almeno un quindicennio, che riproporre una politica fatta d’inasprimento fiscale volta a finanziare una spesa pubblica perequativa. Il centro destra ad accusare tutti di comunismo e prefiggersi un potere esecutivo più forte e liberista, ovvero a sposare la linea “ Occidentale “ in voga al momento.
Gli elettori al giro premiarono una volta gli uni  e gli altri ma l’insoddisfazione crescente verso l’operato politico in generale fece si che le loro preferenze cambiassero destinatario a ogni tornata elettorale.
Del resto la crescita impetuosa dei paesi emergenti, dove la manodopera ha prezzi irrisori e i costi sociali sono pari a zero fa si che i prodotti occidentali e italiani in particolare siano a mal partito. Ciò significa aziende che chiudono, delocalizzano, stilano contratti con condizioni salariali più sfavorevoli, cresca una disoccupazione che non possa essere facilmente assorbita dal “ pubblico “ già pesantemente indebitato e vengano diminuiti gli ammortizzatori sociali.
Senza contare l’immigrazione senza freni, lo stato di continue tensioni interne che caratterizzano i paesi nordafricani e mediorientali e la radicalizzazione antioccidentale dei loro abitanti.
Se è vero che quando un paese sta economicamente bene la sua popolazione è stabile e facilmente controllabile dalla politica, nel caso in cui i cittadini si dibattano tra una crescente povertà gli uomini pubblici non hanno grande scelta : o ripristinano lo stato di benessere perduto o sono destinati a fallire.
Visto d’altro canto che recuperare  il reddito perduto è quasi impossibile o per lo meno lo sarà per molto tempo è normale che il paese viva uno stato di conflittualità perenne che elettoralmente si esprime nel premiare chi prometta benefici immediati e consistenti. Da qui la fortuna e conseguente rapida caduta dei leader delle varie coalizioni andate al Governo allorquando non siano riusciti a dare quanto ripromesso.
In un simile contesto comunque uno dei nodi centrali rimane il potere legislativo e politico detenuto dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Non è un caso che siano le elezioni di questi due organismi a catalizzare lo sforzo politico dei partiti di accaparramento delle preferenze e questo perché non essendo prescritte che minime differenze di requisiti per poter diventarne papabili, i loro eletti rappresentano in percentuale il gradimento raggiunto dai partiti che li hanno candidati. Ciò premesso ne consegue che da un punto di vista fattivo costoro cercheranno di far affermare i punti salienti del programma della coalizione di appartenenza.
Il fatto è, tuttavia, che il vincolo ideologico che li spinge ad affermare determinati posizioni non è detto che coincida con il bene del Paese. Cosa che mi pare assodata osservando l’operato politico degli ultimi cinquant’anni.
Direi dunque che vi sia un problema di qualità degli atti legislativi prodotti dalle due Camere e questo consegue al fatto che gli eletti non sono i “ migliori “ ma solo coloro su cui si sono riversate le preferenze dei votanti della circoscrizione elettorale.
Ricordo che in seguito a una passata inchiesta giornalistica che metteva in luce l’assenteismo di senatori e deputati costoro risposero diventando virtuosi quanto a presenza, voto di provvedimenti e presentazione di progetti di legge. Solo che anche facendo così non è che si sia combinato gran che.
Giulio Tremonti ne “ Lo stato criminogeno “ edito dagli Editori Laterza nel 1997, spiega che siamo sommersi dalle carte. Vi sono leggi che regolano qualsiasi cosa, accavallandosi spesso le une alle altre in un caos dove è difficile discernere il da farsi dal vietato. Non è certo questo il modo attraverso il quale risolveremo le nostre difficoltà. Il problema non è la quantità dei provvedimenti attuati ma la loro ponderatezza e questa non è possibile se proviene da persone interessate solo a favorire la propria fazione. Abbiamo bisogno invece di persone sagge che riflettano sul rapporto vantaggi/ danni collaterali che ciascun atto può dare luogo e finiscano per adottare quello più proficuo.
In un simile contesto che purtroppo ritengo sia più “ Fantapolitico “ che reale, dove il consenso per una diversa azione sia di una mole tale da riuscire a modificare senza problemi la Costituzione, preconizzerei un Senato della Repubblica dove possano essere eletti solo uomini eminenti della cultura, della scienza, delle arti, dell’economia, delle finanze e del diritto nonché il top dei manager pubblici e privati ( a esempio il Direttore di Poste Italiane, dell’INPS, di Banca d’Italia, dei Carabinieri, delle Forze Armate, eccetera ), che per via del proprio alto reddito non abbiano bisogno di particolari altri emolumenti che non siano il godere del prestigio di far parte delle più elevate Istituzioni e poter contribuire al buon andamento della vita nazionale. A contraltare di questa Camera piuttosto “ seriosa “ e sicuramente poco innovativa potremo affiancarvi l’altra formata dagli eletti delle più disparate associazioni di categoria in numero direttamente proporzionale al peso percentuale che questi hanno rispetto alla popolazione attiva. Via libera dunque ai sindacalisti nominati dalle organizzazioni nazionali, ai giornalisti, agli altri liberi professionisti, ai rappresentanti del commercio, dell’artigianato, dell’industria, e cosi via. Entrambe le Camere avrebbero il compito di proporre iniziative di legge che verrebbero inviate all’altra Camera che le restituirebbe con i suggerimenti o la bocciatura del caso. Cosa di cui la Camera proponente terrà conto nella successiva redazione, in modo da equilibrare i possibili “ voli pindarici “ di ognuna. 
Si avrebbero così una Camera dei Deputati e un Senato i cui membri eccellenti ricalcherebbero grosso modo la composizione sociale della Nazione, conoscerebbero molto bene i problemi e le potenzialità della categoria d’origine e i provvedimenti verrebbero valutati secondo l’importanza che essi potrebbero avere per la Nazione e nel rispetto dell’opinione dei rappresentanti delle più disparate categorie operanti nel territorio.
.. Che dire! .. E’ solo un abbozzo teorico .. ma confesso che l’idea mi piace! ..