Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

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lunedì 2 aprile 2018

I BTP sono ancora da considerarsi un investimento sicuro?



Capisco molto poco di finanza ed è proprio per questo motivo che mi sono abbonato ad Altroconsumo Finanza. Si tratta di un settimanale dove le questioni economiche sono trattate in modo comprensibile anche per i non addetti ai lavori anche se confesso di avere parecchie difficoltà a comprenderne appieno il significato. Quel poco che capisco tuttavia non mi tranquillizza per niente.
Del resto non si tratta delle questioni di Borsa, che come sappiamo sono operazioni alquanto rischiose ma dei Titoli di Stato italiani da sempre consideratati altamente sicuri e in tempi non troppo lontani anche lautamente remunerativi. Talmente sicuri che secondo Altroconsumo Finanza, nella rubrica “ detto tra noi “ del numero 1258 del 20/2/18 : << .. Gli istituti di credito nostrani ne hanno in portafoglio una montagna da 344 miliardi (dato di novembre 2017, l'ultimo disponibile). È l’80% del loro patrimonio .. >>, e se lo Stato non potesse onorare i propri debiti le banche crollerebbero con lui.
<< .. Non a caso, le banche stanno cominciando a correre ai ripari, da un lato aumentando il capitale, dall'altro riducendo l'esposizione ai BTp. A febbraio 2015 l'ammontare di titoli pubblici italiani in mano alle banche era di 434 miliardi, pari al loro intero patrimonio. Ma anche dopo il calo degli ultimi anni, siamo lontani dai livelli del 2011, quando le banche avevano titoli di Stato italiani per 219 miliardi, circa la metà del loro patrimonio. .. >>.
Non è un caso che : << ..Molti Paesi europei, Germania in testa, stiano premendo per mettere dei paletti alla quantità di titoli di Stato che le banche possono avere in portafoglio. Nei prossimi mesi si tornerà a discuterne e se la proposta tedesca dovesse passare le possibili svolte sono due: o le banche aumentano di nuovo il capitale, cosa difficile da far digerire al mercato dopo aver già battuto cassa negli ultimi anni, o vendono BTP, facendone calare i prezzi. In entrambi i casi, il prezzo dei titoli bancari ne soffrirebbe .. >>.
Tutto questo perché, dato l’ammontare del debito pubblico italiano, il rischio che lo Stato “ fallisca “ non è più così remoto come insegnano le recenti vicende della Grecia.
In quel caso infatti  ( 2012 ) : << ..  Atene ha "forzosamente" scambiato i vecchi titoli di Stato con dei nuovi titoli, provocando forti perdite. A favorire questo scambio "obbligato" è stato anche il fatto che i vecchi bond greci prevedevano le CAC, clausole che permettono all'emittente di modificare le condizioni del prestito senza dover ottenere l'unanimità dei consensi dei creditori. Bene, anzi male: dal 2013 le CAC sono state introdotte anche nei titoli di Stato italiani. Solo una clausola teorica? Forse. .. >>. Ma se lo Stato non ce la facesse a rimborsare i soldi avuti in prestito, cosa possibilissima dato il livello d’indebitamento, potrebbe obbligare gl’investitori a cedere i preziosi BTP ad alto rendimento e a scadenze brevi con altri di nessunissimo valore e a scadenze impossibili, fatto che rovinerebbe i possessori di Titoli di Stato e le banche in primis.
Da qualche anno questo pericolo è stato scongiurato in quanto la BCE non ha fatto che acquistare tutti i titoli in scadenza, facendone salire il prezzo e azzerandone il tasso d’interesse offerto, cosa che per le casse italiane ha significato iniezioni di liquido abbondanti e a costo zero. Ma come si è già detto in altro articolo, le intenzioni della BCE sono di terminare entro qualche tempo la fase di acquisto, cosa che indurrebbe i privati a comperare titoli  resi appetitosi da tassi d’interesse alti ( con gran dispiacere dello Stato italiano ), a un prezzo basso.
D’altro canto siamo in clima elettorale e i leader politici in lizza fanno a gara per promettere migliorie che andranno a incidere sulla spesa pubblica e quindi sul debito dello Stato. Non solo! Da questa nuova tornata elettorale è prevedibile  un’ennesima fase di stallo dove le varie fazioni non otterranno la maggioranza assoluta e dove risulterà difficile formare coalizioni stabili ed efficienti. Nulla vieta di pensare che uno scenario del genere non scateni una nuova vendita incontrollata di Titoli di Stato fatta per realizzarne il valore in denaro prima che la possibile crisi statale non li faccia diventare carta straccia. 
.. E buonanotte al secchio! ..

venerdì 2 marzo 2018

Il rischio default dell’Italia e sue conseguenze sulle scelte di BCE e Banca d’Italia




E’ sempre un piacere leggere i lavori di Vincenzo Imperatore e anche questo : intitolato “ Sacco bancario “ , ed edito da Chiarelettere srl, non delude. Il dottor Imperatore è stato un alto dirigente che, deluso dai vertici bancari volti a massimizzare il profitto sulla pelle dei correntisti ha detto basta e si è licenziato. Ovvio quindi che nei suoi libri punti il dito sulle strategie degli istituti di Credito, volte a “ spolpare “, senz’alcun ritegno o remora, il cliente.
Ma vediamo ora l’argomento del presente articolo.
A partire dal 2018 le banche dovranno superare un nuovo esame richiesto dalla Banca Centrale Europea. Questo è stato voluto dal Co­mitato di Basilea 3 per la vigilanza bancaria e aiuterà i tecnici a capire quant'è la liquidità di una banca a disposizione dei risparmiatori che volessero la restitu­zione delle somme depositate, Ciò porta a determinare insomma  quanto è alto il rischio di fallimento della banca e qual è la soglia di pericolo.
In cosa consta l’indicatore? Sopra : << .. La linea, al nume­ratore, abbiamo la somma dei risparmi che i cittadini hanno depositato in banca con l'obiettivo di ritirarli dopo un periodo di tempo superiore a un anno. Sotto, al denominatore, c'è in­vece la somma minima di soldi che la banca deve, per legge, «mettere da parte» e tenere a disposizione di questi stessi citta­dini, nel caso in cui, in presenza di eventi traumatici, rivo­gliano indietro e prima della scadenza, i loro risparmi. Ecco, l'importante è che la cifra sopra sia superiore a quella sotto.
Un dettaglio decisivo: questo «salvadanaio» di cautela (de­nominatore) è calcolato tenendo presente che la banca quei risparmi li ha prestati ad altri cittadini che potrebbero non re­stituirli più, per effetto della crisi economica o a causa di altre circostanze. .. >>[1].
Il fatto è che in questo lungo periodo di vacche magre le banche hanno preso a concedere prestiti e mutui di durata superiore al 18 mesi perché discretamente remunerati mentre raccolgono fondi dai risparmiatori pagando interessi più bassi in quanto impiegati in operazioni di durata inferiore ai 18 mesi.
Ciò significa che se per qualsivoglia ragione i clienti della banca temessero un crac delle banche e quindi rivolessero in massa i loro soldi depositati queste avrebbero i loro bei grattacapi per mancanza di liquidità ( esse infatti impegnano denaro a lungo termine ).
Nel momento in cui le banche dovessero rispettare le regole previste dal Comitato di Basilea verrebbe fortemente minata la redditività degli Istituti di Credito in quanto, onde poter in qualsiasi momento indennizzare i clienti, dovrebbero azzerare gl’impieghi di denaro a medio e lungo termine. Per il mondo bancario italiano sarebbe il disastro e non è un caso che la BCE e la Banca d’Italia abbiano mitigato i criteri severissimi definiti dal Co­mitato di Basilea 3 stabilendo che in caso di crac possa considerarsi somma atta a risarcire i cittadini il 90% dei depositi aventi scadenze inferiori a un anno.
Certo, anche queste somme fanno massa e aiutano a mantenere l’indice positivo ma in realtà non servono a nulla poiché non costituiscono una riserva stabile appositamente stabilita per far fronte a eventuali rimborsi di massa a clienti preoccupati del fallimento della banca o del sistema. Si tratta solo di denaro utilizzato in un arco temporale brevissimo e in quanto tale non conteggiabile come riserva.
BCE e Banca d’Italia tuttavia e come già accennato, non possono fare diversamente anche perché le “ pance “ delle banche ( oltre ai crediti “ marci “ ) sono pieni di Titoli di Stato a lungo termine e se queste li vendessero per ricavare denaro sonante da riservare a coprire le richieste in caso di default, oltre ad azzerare praticamente la redditività delle banche lascerebbero lo Stato in braghe di tela, ovvero con miliardi di debito e nessun finanziatore.
 


[1] Vincenzo Imperatore, Sacco bancario, Milano 2017, Chiarelettere Editore srl