Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

sabato 12 maggio 2018

Calvizie



Prende a scartabellare nell'enorme rilegatura grezza dell'annata 1978 : ( .. ). Gruppi di scolari, ex combattenti con bandiere, quanti primi piani di teste a pera ( Lometto : << E il barbiere gli fa : " Gliela lavo o gliela  sbuccio ? >> )

Da : " VITA STANDARD DI UN VENDITORE PROVVISORIO DI COLLANT " di ALDO BUSI

a ) Un fenomeno spesso male accettato
Viene il momento in cui gli ormoni maschili cominciano a disattivare un certo numero di papille di bulbi piliferi, prevalentemente sul cocuzzolo della testa. In seguito a ciò i capelli prodotti da quelle cadono e non vengono più rimpiazzati. E’ l’inizio della calvizie.
Il fenomeno tocca una persona su cinque a partire dall’adolescenza anche se in questo momento è così lieve da passare inosservato. A 30 anni però, guardandosi allo specchio cominciano a vedersi i primi cambiamenti e a 50 anni, il 60 % circa dei maschi presenta discrete perdite di capelli anche se la percentuale è maggiore nella razza bianca. Pure le donne anziane perdono capelli, solo che nel loro caso la caduta non diventa quasi mai così generalizzata come nei maschi.
E’ a questo punto che ormai è nettamente delineata il tipo di calvizie di cui si è colpiti. V’è infatti la stempiatura che affonda verso il centro della testa lasciando una sottile striscia di capelli al centro; la chierica dove la perdita di capelli è concentrata sul sommo del capo; la fronte pelata che man mano conquista spazio verso l’interno e il cocuzzolo completamente nudo contenuto solo dai radi capelli laterali. Non è detto che si presentino solo queste tipologie poiché spesso sono commiste. L’unica cosa certa è che le differenze dipendono da fattori genetici e che pertanto i figli erediteranno la tipologia di calvizie paterna.
Possono stare tranquilli solo gli eunuchi, oppure chi non l’abbia nel proprio patrimonio genetico o comunque produca pochi ormoni maschili.
Anzi, essendo la pelata conseguenza di un alto livello di ormoni maschili ne deriva che quanto più essa è generale tanto maggiore sarà la pulsione sessuale dell’individuo ( tant’è vero che spesso è considerato più sexy dalle donne ). Il fatto è tuttavia che con l’avanzare dell’età e anche se in quantità minore dei colleghi capelloni, pure costoro perdono vitalità sessuale e a quel punto una testa calva indicherà unicamente che si è entrati in una fase di minor benessere fisico generale.
Secondo diversi studiosi il maschio anziano che perde i capelli recupera caratteri, quali la fronte alta e la peluria rada o mancante, che sono tipicamente infantili e che, in quanto tali, suscitano sentimenti protettivi. Desmond Morris (Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. ), si domanda se la cosa non possa considerarsi come l’ennesimo caso di : << .. Mimesi infantile .. >>, ovvero dell’acquisizione di tratti tipici dei più piccini e che in quanto tali appunto, evocano negli adulti emozioni amorevoli.
Che poi oggi molti anziani o adulti con problemi di calvizie siano riluttanti a mostrare i propri capi glabri dipenderebbe dal fatto che, sia l’aspettativa di vita che le condizioni fisiche individuali sono molto migliorate e che quindi si preferisce nascondere un segnale indicante che si è entrati in una fase di minor benessere fisico generale.
E’ proprio questa la ragione che spinge molti uomini a nascondere la calvizie : se salute e giovinezza fanno il paio  con energia e potenza sessuale è ovvio che coloro che cercano di dare di sé una buona impressione, come gli uomini pubblici o dello spettacolo, cerchino di nascondere la pelatura e brigheranno per calare di chili. Ecco perché tante persone usano elaborati parrucchini oppure s’impegnano a riportare per benino i capelli laddove non ci sono più, oppure si mettono in testa originali copricapi. I più decisi poi cercano di risolvere il problema sottoponendosi ad antipatici trapianti, altri si accontentano di abbondanti applicazioni di minoxidil, farmaco che in origine era usato per contenere la pressione e che poi s’è visto che come effetto collaterale faceva crescere i peli, anche se radi, salvo poi ritrovarseli pure là dove non dovrebbero esserci.

b ) Tagliare la testa al toro, ovvero raparsi
Accanto a coloro che cercano disperatamente di nascondere il proprio deficit pilifero ve n’è una minoranza che si rapa a zero e ogni giorno bada a togliersi ogni capello in modo da rendere difficile capire se lo sono o “ ci fanno “. E’ il caso di monaci, orientali o non, criminali o lottatori. Una volta era caratteristico di molti sovrani  ma oggigiorno, a parte i monaci che lo fanno onde non peccare d’orgoglio davanti a Dio e per mostrare la loro assoluta dedizione alla realizzazione del disegno divino, rimane più che altro prerogativa di uomini dal carattere forte che disprezzano orgogliosamente il conformismo : si tratta comunque di personalità  dominanti e la loro vicinanza solitamente incute una certa inquietudine.
Tutt’altro paio di maniche invece è l’imporre a qualcuno di rasarsi. Visto infatti che la chioma fluente maschile  ha sempre significato forza e libertà, l’obbligare chicchessia a tagliarla è un’umiliazione. Non a caso è sostanzialmente praticata a prigionieri, schiavi o criminali, ovvero a personaggi obbligati a condurre una vita degradata. Desmond Morris al riguardo ( Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A ), parla di un : << .. Tipo lieve di mutilazione corporea in cui si è voluto vedere una forma simbolica di castrazione. … >>.

Non tutti comunque concordano nel ritenere la calvizie  una sorta di ritorno a fattezze infantili ispiratrici d’istinti più amorevoli proprio quando l’individuo, entrando in una fase di decadimento fisico e intellettuale, ne ha più bisogno. Tanto più poi che, al contrario, l’uomo non perde la barba che in realtà è prerogativa di mascolinità.
Secondo diversi studiosi invece, la perdita di capelli e il mantenimento della peluria sul mento sono interpretabili come indicatori dell’autorevolezza data dall’età, assieme al fatto che collera e determinazione generebbero un arrossamento maggiormente visibile della pelata. Anche questa tesi tuttavia, suscitando più perplessità di quante ne risolva, potrebbe invece rafforzare l’opinione di quanti pensano che la calvizie non debba per forza avere uno scopo particolare se non quello d’essere inscritto nei nostri geni.

c ) Riferimenti bibliografici
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1986, Arnoldo Mondadori Editore.
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini .. Perché le donne .. La bibbia del vivere in due,  Milano 2006, RCS Libri S. p. A.


Giocare con i capelli


Aveva 39 anni, un fisico muscoloso e peli ovunque, eccetto che sulla testa.

Da : “ FIUME DI SANGUE “ di JEFFERY DEAVER

a ) Ravviarsi i capelli Può capitare di vedere signore che, mentre parlano con un amico, ravviano i capelli con delicatezza dietro le orecchie o la nuca, oppure si danno dei colpetti dietro il collo come per liberarli dal colletto o li spazzolano all’indietro, oppure li sollevano scoprendo il collo.
I maschi più soventemente li riportano sulla fronte perché loro di solito li tengono più lunghi sul davanti, e quando gli esponenti dei due sessi fanno così, ovvero : << .. Compiono movimenti di toeletta inconsci .. >>[1], oltre ad accarezzarsi e a rendere più visibili lineamenti del viso considerati belli, gonfiano i capelli sottolineando la fluente e curata capigliatura, ovvero una parte di sé di cui si va fieri.
Si tratta in genere di un segnale positivo poiché da parte dell’uomo indica la volontà di piacere e quindi il fatto che gradisce l’interlocutore, maschio o femmina che sia. Lo stesso vale nel caso di una donna che faccia altrettanto e se è un uomo a intrattenerla può significare che le cose per lui si stanno mettendo bene.
Date infatti le numerose terminazioni nervose e la rete sanguigna che si trova alla radice dei capelli, passare la mano su quelli o comunque pettinarli, stimola piacevolmente il cuoio capelluto. Il farlo dunque appaga in un qualche modo il bisogno di essere accarezzati e davanti a un appartenente dell’altro sesso indica pure che si vorrebbe fosse l’interlocutore a farlo anche se, non avendo ancora un rapporto così intimo, non resta che provvedere in qualche maniera da sé.
Toccarsi i capelli poi, come già accennato prima, significa guidare l’attenzione dell’altro su un aspetto particolarmente attraente del corpo umano e questo a meno che l’avere i capelli radi, o la calvizie o quant’altro siano vissuti come fatti frustranti.
Capita poi che gesti del genere, che solitamente sono eseguiti da una donna, mettano a nudo parte del collo e la cosa, se l’interlocutore è un uomo, dev’essere considerata come indicativo di una grande disponibilità sessuale nei suoi confronti. Il collo della donna infatti, più lungo e sottile di quello del maschio, rimarca una caratteristica prettamente femminile ed è quindi eccitante per un uomo. Non solo! Come nel mondo animale si tratta di una parte del corpo alquanto delicata  e se lo si espone alla vista di un altro significa che se ne ha fiducia e lo si gradisce al punto di dimostrarsi arrendevoli.
In alcuni casi tuttavia il gesto diviene così automatico, come meccanica è la o sorpresa e felicità di chi lo fa, da perdere la valenza di voler impressionare positivamente l’altro o l’altra “. In questo caso si tratta di persone vanitose e narcisiste che ritengono d’essere fascinose a prescindere e quindi comunque meritevoli dell’ammirazione altrui.
b ) Legarsi i capelli Se la donna con la quale si parla però, all’improvviso lega i capelli, non è più interessata a noi. Se avesse continuato a esserlo avrebbe cercato di mettere in mostra una parte di sé attraente. Ritirandoli per raccoglierli e poi legarli fa l’esatto contrario.
c ) Manipolare una ciocca di capelli Il rigirarsi una ciocca di capelli tra le dita non ha un significato univoco. Se la donna è impegnata in una conversazione e mentre lo fa sorride guardando l’interlocutore indica che è interessata a costui al punto da offrirgli allo sguardo una parte di sé che da sempre è oggetto d’ammirazione. Se fa così quando è da sola è comunque  probabile che lo sguardo e la sua attenzione siano spersi in qualche pensiero o ricordo piacevole.
A volte però, se si vede che tira i capelli più che giocarci e fissa ciò che sta facendo senza fare attenzione a ciò che dice chi è con lei, segnala uno stato di tensione. E’ possibile che le avances dell’uomo, anche se desiderabile, l’abbiano imbarazzata perché troppo esplicite o che il discorso contenga critiche più o meno velate oppure sia scivolato su questioni che in qualche modo abbiano a che fare con frustrazioni irrisolte.
Nel caso in cui  il gesto sia riscontrabile quando la donna è da sola, oltre a tirare quei poveri ella guarderà in basso e da esso non trapelerà positività ma angoscia o comunque preoccupazione.
Il comportamento in questione pare che sia legato alla rassicurante abitudine infantile di toccare o stringere i capelli materni, quando il farlo, sia che ci si addormentasse o meno, era volto a mantenere il più a lungo possibile il legame  con la persona più importante della nostra vita. In età adulta, quando è sciolto il cordone ombelicale che ci teneva uniti alla famiglia, quella piacevole usanza, anche se non può più venire ripristinata per sedare l’agitazione causata da situazioni stressanti, viene in un qualche modo riprovata per mezzo di un sostituto : i propri capelli invece di quelli materni. Di sicuro non è la stessa cosa poiché la persona non ritroverà certo l’originaria sensazione rilassante ma d’altronde non ha molta altra scelta.
Per gli studiosi del settore poi il sollevare un capello indica frustrazione.
 d ) Se la donna butta i capelli all’indietro  Il gettare i capelli all’indietro comporta un brusco movimento del capo che termina con il sollevamento del mento. Nonostante possa anche essere un modo per focalizzare l’attenzione altrui sui suoi bei capelli, cosa che per un maschio risulta piuttosto attraente, è considerato un segnale di chiusura. Così facendo infatti ella ritrae il volto da avance o comunque da una presenza sgradita sottolineando orgogliosamente la propria decisione. Viene dunque spesso usato come un rifiuto mascherato e, nel caso ella non si senta molto in forma  o giudichi la situazione non particolarmente allarmante, il gesto viene fatto più lentamente e può essere accompagnato da un’alzata di spalle o da espressioni del tipo: “ Va be’ ”, “ Non importa ” ecc. In questo caso può prendere il significato di “ buttarsi qualcosa alle spalle ” e magari preludere il proprio allontanamento. In una situazione più competitiva può significare un vero e proprio gesto di sfida.
Il portarsi ripetutamente i capelli all’indietro invece, che soventemente, se viene fatto istintivamente e senza guardare in faccia l’interlocutore, riempie generalmente momenti d’imbarazzo, riduce lo stato di tensione in atto e frena pure l’impulso alla fuga che quella crea.
In altri casi, o meglio se lo si fa quando si parla, può essere un modo per prendere tempo e riflettere sulla risposta da dare.
e ) Passare la mano dalla fronte sino alla parte posteriore del capo oppure sulla sommità della testa  Il gesto rimanda alle carezze affettuose fatte dei genitori prima del loro congedo dai figli, E’ ovvio che il piccino che veniva spinto via da essi, pur con tutti i riguardi possibili, si sentiva rassicurato circa quanto poteva  aspettarlo, nonché certo dell’appoggio degli avi. Il fatto è però che mentre da piccolo la loro vicinanza costituiva una presenza reale, da adulto il senso di tranquillizzazione che ne può trarre è solo illusorio. Ciò premesso rimane ancora da dire che è facile che venga effettuato durante circostanze sconfortanti oppure in seguito a uno scampato pericolo o a una minaccia risultata non vera. In questi due ultimi casi è da aggiungere ch’è solitamente accompagnato da segnali di sollievo.
f ) Stringere i capelli sulla parte alta della testa Stringersi vigorosamente i capelli sulla parte alta della testa è una reazione istintiva a un fatto stressante che ha origine con la stretta dei capelli da parte dei genitori. All’epoca della nostra infanzia essa costituiva un monito o era una punizione per essersi comportati in una maniera considerata indecente. Ora che si è diventati grandi mantiene lo  stesso significato solo che siamo noi stessi a infliggercela. Il fatto poi suggerisce che l’evento sia frustrante al punto da scatenare una risposta che rimanda all’autorità genitoriale che era, sì, punitiva ma anche gratificante in quanto soddisfaceva i nostri bisogni di conforto e di protezione. 
g ) Lasciarsi toccare i capelli  Lasciamo toccare i capelli a estranei solo se costoro godono della nostra fiducia. Il perché si faccia così è facile da comprendere : la testa è una parte vitale del nostro corpo ed è facile da offendere. Un colpo ben dato agli occhi, alla nuca, al naso o al pomo d’adamo non sono solo dolorosissimi ma possono pure risultare letali. Ne concediamo dunque il “ tocco “ a innamorati, genitori e parrucchieri e riguardo agli avi non sempre lo si fa senza provare ansia poiché non è detto che ciò che si è fatto li abbia bendisposti. Idem per gli amici in quanto spesso i loro “ colpetti “, nonostante la decantata bonarietà, possono essere derisori o indicatori che chi li ha dati si sente superiore.
Ovviamente le cose coi genitori sono ben diverse. Data la loro funzione l’accettazione del ruolo di subordinati è data come cosa “ naturale “ sino alla pubertà e spesso lascia il posto a un elevato senso di fiducia e affetto nei loro confronti, soprattutto se le loro indicazioni e il loro amore sono stati netti.
In tenera età dunque, è facile che costoro ci guidino con le mani sul capo, oppure ci diano colpetti benevoli, ce l’accarezzino, ve le posino, diano buffettti affettuosi e, a volte ma soprattuto nei tempi andati, qualche scappellotto.
Diversamente vanno le cose fra innamorati dove l’esplorazione tattile del corpo del partner e lo scambio di carezze e baci distribuito un poco ovunque è parte integrante dell’interesse  e della passione suscitata dall’altro.
h ) Strapparsi i capelli  Strapparsi i capelli è un antico segno di cordoglio e disperazione. Pare che in alcuni casi limite le donne se ne strappassero dei ciuffi e li posassero sul corpo del caro estinto.
Sembra invece che i bambini spagnoli che accettino di stringere un patto fra di loro si strappino ( o si strappassero un tempo ), un unico capello, poi vi soffino sopra pronunciando queste parole : << .. Pelillos a la mar .. >>.

i ) Le donne si toccano di più i capelli E’ assodato che le donne toccano e manipolano di più i capelli degli uomini, al punto che la cosa viene interpretata come una caratteristica connotante il sesso femminile e in quanto tale identificativo dello stesso.

i ) Riferimenti bibliografici

Giovanni Chimirri, I gesti che seducono, Milano 1998, Giovanni De Vecchi Editore
Vincenzo Fanelli, Trova l'anima gemella, Milano 2010, Tecniche Nuove
Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Giuseppe Maffeis, Guida pratica – Il linguaggio del corpo, Milano 2011, Edizioni Riza S. p. A.
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1986, Arnoldo Mondadori Editore.
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Marco Pacori, I messaggi segreti del corpo, Milano 2012, Giunti Editore S.p.A.
Marco Pacori, Come interpretare i messaggi del corpo, Milano 2002, DVE ITALIA S.p.A





[1] Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A

sabato 28 aprile 2018

L’anulare, il dito del cuore






a ) Un dito su cui v’è poco da dire  



L’anulare è il quarto dito a partire dal pollice, quello in cui si tiene l’anello di fidanzamento e poi la fede nuziale ( in certi posti lo si mette nel destro in altri nel sinistro ). Non è noto perché questi importanti gioielli simbolici si mettano li e non altrove. Esso per altro ha una mobilità limitata e quando ci si sforza di sollevarlo e poi di abbassarlo abitualmente trascina con sè il mignolo. Magari è proprio perché praticamente fisso che è invalso l’uso d’inanellarlo : su altre dita i preziosi cerchietti avrebbero potuto essere d’intralcio.

Ricordiamo, data la sua fissità che con esso non si possono compiere gesti autonomi se non toccarlo nervosamente, oppure rigirare o sfilare gli anelli o  indicarlo con l’indice per informare che si è “ impegnati “.



b ) Riferimenti bibliografici



Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.

Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri

Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A

lunedì 2 aprile 2018

I BTP sono ancora da considerarsi un investimento sicuro?



Capisco molto poco di finanza ed è proprio per questo motivo che mi sono abbonato ad Altroconsumo Finanza. Si tratta di un settimanale dove le questioni economiche sono trattate in modo comprensibile anche per i non addetti ai lavori anche se confesso di avere parecchie difficoltà a comprenderne appieno il significato. Quel poco che capisco tuttavia non mi tranquillizza per niente.
Del resto non si tratta delle questioni di Borsa, che come sappiamo sono operazioni alquanto rischiose ma dei Titoli di Stato italiani da sempre consideratati altamente sicuri e in tempi non troppo lontani anche lautamente remunerativi. Talmente sicuri che secondo Altroconsumo Finanza, nella rubrica “ detto tra noi “ del numero 1258 del 20/2/18 : << .. Gli istituti di credito nostrani ne hanno in portafoglio una montagna da 344 miliardi (dato di novembre 2017, l'ultimo disponibile). È l’80% del loro patrimonio .. >>, e se lo Stato non potesse onorare i propri debiti le banche crollerebbero con lui.
<< .. Non a caso, le banche stanno cominciando a correre ai ripari, da un lato aumentando il capitale, dall'altro riducendo l'esposizione ai BTp. A febbraio 2015 l'ammontare di titoli pubblici italiani in mano alle banche era di 434 miliardi, pari al loro intero patrimonio. Ma anche dopo il calo degli ultimi anni, siamo lontani dai livelli del 2011, quando le banche avevano titoli di Stato italiani per 219 miliardi, circa la metà del loro patrimonio. .. >>.
Non è un caso che : << ..Molti Paesi europei, Germania in testa, stiano premendo per mettere dei paletti alla quantità di titoli di Stato che le banche possono avere in portafoglio. Nei prossimi mesi si tornerà a discuterne e se la proposta tedesca dovesse passare le possibili svolte sono due: o le banche aumentano di nuovo il capitale, cosa difficile da far digerire al mercato dopo aver già battuto cassa negli ultimi anni, o vendono BTP, facendone calare i prezzi. In entrambi i casi, il prezzo dei titoli bancari ne soffrirebbe .. >>.
Tutto questo perché, dato l’ammontare del debito pubblico italiano, il rischio che lo Stato “ fallisca “ non è più così remoto come insegnano le recenti vicende della Grecia.
In quel caso infatti  ( 2012 ) : << ..  Atene ha "forzosamente" scambiato i vecchi titoli di Stato con dei nuovi titoli, provocando forti perdite. A favorire questo scambio "obbligato" è stato anche il fatto che i vecchi bond greci prevedevano le CAC, clausole che permettono all'emittente di modificare le condizioni del prestito senza dover ottenere l'unanimità dei consensi dei creditori. Bene, anzi male: dal 2013 le CAC sono state introdotte anche nei titoli di Stato italiani. Solo una clausola teorica? Forse. .. >>. Ma se lo Stato non ce la facesse a rimborsare i soldi avuti in prestito, cosa possibilissima dato il livello d’indebitamento, potrebbe obbligare gl’investitori a cedere i preziosi BTP ad alto rendimento e a scadenze brevi con altri di nessunissimo valore e a scadenze impossibili, fatto che rovinerebbe i possessori di Titoli di Stato e le banche in primis.
Da qualche anno questo pericolo è stato scongiurato in quanto la BCE non ha fatto che acquistare tutti i titoli in scadenza, facendone salire il prezzo e azzerandone il tasso d’interesse offerto, cosa che per le casse italiane ha significato iniezioni di liquido abbondanti e a costo zero. Ma come si è già detto in altro articolo, le intenzioni della BCE sono di terminare entro qualche tempo la fase di acquisto, cosa che indurrebbe i privati a comperare titoli  resi appetitosi da tassi d’interesse alti ( con gran dispiacere dello Stato italiano ), a un prezzo basso.
D’altro canto siamo in clima elettorale e i leader politici in lizza fanno a gara per promettere migliorie che andranno a incidere sulla spesa pubblica e quindi sul debito dello Stato. Non solo! Da questa nuova tornata elettorale è prevedibile  un’ennesima fase di stallo dove le varie fazioni non otterranno la maggioranza assoluta e dove risulterà difficile formare coalizioni stabili ed efficienti. Nulla vieta di pensare che uno scenario del genere non scateni una nuova vendita incontrollata di Titoli di Stato fatta per realizzarne il valore in denaro prima che la possibile crisi statale non li faccia diventare carta straccia. 
.. E buonanotte al secchio! ..

lunedì 19 marzo 2018

Sui gesti che hanno per oggetto i polsi


  
a ) Quando la donna mostra i polsi all’uomo

Le braccia e le mani femminili sono alquanto delicate rispetto a quelle di un uomo e non è un caso che quando un’appartenente alla genia delle donne voglia opporre resistenza a un maschiaccio aggressivo cerchi appunto di allontanarlo opponendogli braccia e mani mentre questi la stronca bloccandogliele o facendo di peggio. E’ dunque probabile che tra i comportamenti istintivi che le donne hanno ereditato quando hanno a che fare con un maschio non gradito o sconosciuto, oltre a starvi distante, vi sia pure quello di tenere il più possibile le mani accanto a sé per non offrire una facile presa.
Quando invece l’uomo è ben accetto la donna tende ad avere un comportamento tanto più rilassato e “ aperto “ quanto più la persona ch’ella ha davanti è giudicata gradevole e questo, nel migliore dei casi, sino a sconfinare in veri e propri segnali affascinanti.
Mostrare i polsi, sebbene si tratti di un gesto istintivo, è già considerato come appartenente a quest’ultima categoria in quanto trattasi dell’ostentazione di una parte fisica delicata e ben differente rispetto alla corrispondente maschile. La torsione stessa della mano poi, fatta in modo da mostrare la sua parte interna dimostra egualmente una maggiore flessuosità; eleganza che manca nel maschio i cui arti sono più tozzi perché atti a prese di forza. Tutto ciò, sottolineando la femminilità dell’interlocutrice ovvero ch’ella è piacevolmente diversa e atta a ben altra funzione rispetto agli uomini (  ruolo sfociante in quello più fondamentale per il genere umano ovvero la maternità e la crescita dei figli ), accentua l’attrazione del maschietto verso l’appartenente “ all’altra la metà del cielo “.
Esporre dunque il polso, vuoi per regger la sigaretta, vuoi per accarezzarsi i capelli è quindi interpretabile come un segno di disponibilità nei confronti di uno specifico uomo.

b ) Altri gesti aventi per oggetto i polsi

In Italia i polsi incrociati uno sopra l’altro vengono esibiti per sottolineare che  qualcuno è stato arrestato o che comunque nel suo passato ha avuto o si sarebbe meritato di avere che fare con la giustizia. Viene anche mostrato quando scherzosamente ci si vuole dichiarare prigionieri o schiavi dell’interlocutore.
Nel Sud Italia  pare sia in uso o per lo meno che lo fosse, incrociare le mani agganciandole ai mignoli e muovendole obliquamente, i polsi bene in vista. Secondo Morris ( Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A ), il gesto alluderebbe al movimento alquanto imprevedibile del granchio e se effettuato mentre si parla di qualcuno si vuole definirlo “ sfuggente “, sleale e quindi poco attendibile.
Sembra invece che in Olanda sia in auge il tenere il braccio vicino al lato del corpo, con la mano più spostata verso l’esterno e rotante a livello del polso, a imitazione  di un borsaiolo che sottragga valori da una borsa. Il messaggio in questo caso è inequivocabile : o c’è stato un furto o qualcuno è un ladro.
In Medio Oriente si usa invece afferrare il polso con l’altra mano e alzarlo e abbassarlo ritmicamente per far intendere il desiderio sessuale suscitato dalla vista di una certa donna, oppure l’aver fatto l’amore con lei oppure la di lei propensione a non lasciare perdersi alcuna erezione maschile.
Joe Navarro (Joe Navarro, Non mi freghi!, Venezia 2010, Sonzogno di Marsilio Editori S.p.A. ), reputa sia una cosa normale che alcuni, presentandosi, tocchino con l’indice la parte interna del polso, così come debba pure reputarsi adeguata la reazione di disagio che la cosa susciti in chi venga “ colpito “ in questa maniera.

c ) Riferimenti bibliografici

Giovanni Chimirri, I gesti che seducono, Milano I998, Giovanni De Vecchi Editore
Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Giuseppe Maffeis, Guida pratica – Il linguaggio del corpo, Milano 2011, Edizioni Riza S. p. A
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Joe Navarro, Non mi freghi!, Venezia 2010, Sonzogno di Marsilio Editori S.p.A
Marco Pacori, Come interpretare i messaggi del corpo, Milano 2002, DVE ITALIA S.p.A

venerdì 2 marzo 2018

Il rischio default dell’Italia e sue conseguenze sulle scelte di BCE e Banca d’Italia




E’ sempre un piacere leggere i lavori di Vincenzo Imperatore e anche questo : intitolato “ Sacco bancario “ , ed edito da Chiarelettere srl, non delude. Il dottor Imperatore è stato un alto dirigente che, deluso dai vertici bancari volti a massimizzare il profitto sulla pelle dei correntisti ha detto basta e si è licenziato. Ovvio quindi che nei suoi libri punti il dito sulle strategie degli istituti di Credito, volte a “ spolpare “, senz’alcun ritegno o remora, il cliente.
Ma vediamo ora l’argomento del presente articolo.
A partire dal 2018 le banche dovranno superare un nuovo esame richiesto dalla Banca Centrale Europea. Questo è stato voluto dal Co­mitato di Basilea 3 per la vigilanza bancaria e aiuterà i tecnici a capire quant'è la liquidità di una banca a disposizione dei risparmiatori che volessero la restitu­zione delle somme depositate, Ciò porta a determinare insomma  quanto è alto il rischio di fallimento della banca e qual è la soglia di pericolo.
In cosa consta l’indicatore? Sopra : << .. La linea, al nume­ratore, abbiamo la somma dei risparmi che i cittadini hanno depositato in banca con l'obiettivo di ritirarli dopo un periodo di tempo superiore a un anno. Sotto, al denominatore, c'è in­vece la somma minima di soldi che la banca deve, per legge, «mettere da parte» e tenere a disposizione di questi stessi citta­dini, nel caso in cui, in presenza di eventi traumatici, rivo­gliano indietro e prima della scadenza, i loro risparmi. Ecco, l'importante è che la cifra sopra sia superiore a quella sotto.
Un dettaglio decisivo: questo «salvadanaio» di cautela (de­nominatore) è calcolato tenendo presente che la banca quei risparmi li ha prestati ad altri cittadini che potrebbero non re­stituirli più, per effetto della crisi economica o a causa di altre circostanze. .. >>[1].
Il fatto è che in questo lungo periodo di vacche magre le banche hanno preso a concedere prestiti e mutui di durata superiore al 18 mesi perché discretamente remunerati mentre raccolgono fondi dai risparmiatori pagando interessi più bassi in quanto impiegati in operazioni di durata inferiore ai 18 mesi.
Ciò significa che se per qualsivoglia ragione i clienti della banca temessero un crac delle banche e quindi rivolessero in massa i loro soldi depositati queste avrebbero i loro bei grattacapi per mancanza di liquidità ( esse infatti impegnano denaro a lungo termine ).
Nel momento in cui le banche dovessero rispettare le regole previste dal Comitato di Basilea verrebbe fortemente minata la redditività degli Istituti di Credito in quanto, onde poter in qualsiasi momento indennizzare i clienti, dovrebbero azzerare gl’impieghi di denaro a medio e lungo termine. Per il mondo bancario italiano sarebbe il disastro e non è un caso che la BCE e la Banca d’Italia abbiano mitigato i criteri severissimi definiti dal Co­mitato di Basilea 3 stabilendo che in caso di crac possa considerarsi somma atta a risarcire i cittadini il 90% dei depositi aventi scadenze inferiori a un anno.
Certo, anche queste somme fanno massa e aiutano a mantenere l’indice positivo ma in realtà non servono a nulla poiché non costituiscono una riserva stabile appositamente stabilita per far fronte a eventuali rimborsi di massa a clienti preoccupati del fallimento della banca o del sistema. Si tratta solo di denaro utilizzato in un arco temporale brevissimo e in quanto tale non conteggiabile come riserva.
BCE e Banca d’Italia tuttavia e come già accennato, non possono fare diversamente anche perché le “ pance “ delle banche ( oltre ai crediti “ marci “ ) sono pieni di Titoli di Stato a lungo termine e se queste li vendessero per ricavare denaro sonante da riservare a coprire le richieste in caso di default, oltre ad azzerare praticamente la redditività delle banche lascerebbero lo Stato in braghe di tela, ovvero con miliardi di debito e nessun finanziatore.
 


[1] Vincenzo Imperatore, Sacco bancario, Milano 2017, Chiarelettere Editore srl