Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

mercoledì 20 settembre 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : nono paragrafo

E’ insensibile ai bisogni altrui, rinvia l’azione e prova un forte senso di vuoto


Secondo Naranjo[1] il trattenere nel senso più generico del termine comporta, oltre all’avarizia vera e propria del 5 : << .. Caratteristiche quali la mancanza di generosità in fatto di denaro, la mancanza di energia e di tempo e anche una certa malvagità con la sua implicazione d’insensibilità ai bisogni altrui .. >>.
Tipico del “ trattenersi “ è anche : << .. Un aggrapparsi ai contenuti della mente, come a voler elaborare o spremere fino all’ultima goccia il senso delle cose : una caratteristica che si traduce in un  tipico muoversi a sbalzi della funzione mentale, una forma sottile di rigidità che milita contro l’apertura dell’individuo agli stimoli dell’ambiente e a quanto emerge di volta in volta. .. >>.
Del resto è proprio perché il 5 si “ trattiene “ e quindi non ha, né energie, né è generoso, che : << .. Esprime la sua preferenza all’autosufficienza che fa affidamento sulle proprie risorse .. >>. Scelta che è :  << .. Conseguenza di una visione pessimistica .. >>, della vita dove egli dispera : << .. Di ricevere cure e protezione e di avere la forza di chiedere o prendere ciò di cui si ha bisogno .. >> ).
Secondo Naranjo[2] è tipico del 5  rinviare l’azione e questo in quanto :
a ) << .. L’azione richiede un entusiasmo .. >>, che il 5 non ha visto che reprime l’insorgere dei sentimenti;
b ) << .. Agire significa mostrare in qualche modo il proprio sé al mondo .. >>, e questo è inconcepibile per l’avaro, che vuole invece tenerlo nascosto ( tant’è vero che : << .. Inibirà anche la propria attività e, anziché sviluppare una gestualità e un’iniziativa spontanee, strutturerà un controllo eccessivo .. >> );
c )  << .. Il desiderio di fare si abbassa .. >>, quando il desiderio di entrare in rapporto con gli altri è scarso .. >>;
d ) visto : << .. Che il tipo Cinque percepisce i bisogni .. >>, propri e : << .. Altrui come vincolanti .. >>, evita l’azione ( chiusura passivo-aggressiva ), in quanto desidera : << .. Sabotare le richieste proprie e degli altri. .. >>.
L’autore parla dell’esistenza  di una negatività nel 5 che si manifesta quando : << .. Qualsiasi cosa l’individuo scelga di fare per un desiderio autentico, una volta assunta la forma di  progetto,  rischia di diventare un “ dovrei “, da cui traspare la perdita di motivazione dovuta a una ribellione interna. .. >>.
Rohr ed Ebert[3], dicono che : << .. L'esperienza primaria di molti cinque è stata una sorta di vuoto. .. >>. Alcuni, proseguono gli autori,  hanno : << .. “ Saputo “ fin da quando si trovavano nel ventre materno .. >>, di non essere desiderati. Ci sono 5 invece : << .. Che hanno avuto dei genitori psichicamente o fisicamente invadenti o che so­no cresciuti in ambienti molto ristretti. Il loro mondo inte­riore era l'unico luogo libero nel quale si potevano muovere indisturbati. Alcuni hanno vissuto ciò che apparentemente è il contrario : hanno ricevuto poca tenerezza e accoglienza da piccoli. Così le loro stesse capacità di esprimere sentimenti o di manifestarli fisicamente sono rimaste poco sviluppate. Sentono in sé un vuoto abissale. La mancanza di sicurezza, la sensazione di essere senza patria e la solitudine possono condurre il tipo cinque a rintanarsi in se stesso come un ani­male che in pericolo di vita si finge morto.
Da qui il raccogliere ciò : << .. Che possono nella speranza di riempire il vuoto interiore. ( .. ) La passione collezionistica del cinque si dirige spesso su pensieri, idee, sapere, silenzio e spazio. Ma ci sono anche dei cinque la cui mania di possesso si è realizzata e che pos­sono accatastare le cose più curiose : libri, francobolli, tappi di bottiglia, vecchi giornali, resti di stoffa, tappi di tubetti di dentifricio, confezioni del latte. .. >>.
Secondo Naranjo[4] l’esperienza del 5 : << .. E’ impoverita .. >>, a causa del : << .. Senso di sterilità, di svuotamento e di assenza di significato .. >>, che accompagna l’evitamento : << .. Di rapporti, di sentimenti e di fare. .. >>. Da ciò il suo compensare : << .. L’impoverimento del sentimento e della vita attiva ricorrendo alla vita intellettuale. .. >>, ( << .. “ Insufficienza ontica “ .. >> ).
Il sentirsi svuotato, affermano Beesing, Nogosek e O’Leary[5], stimola il 5 a cercare di capire tutto : << .. Prescindendo dal fatto che venga o no tra­smesso agli altri. .. >>. Dunque : << .. Accumulano e conservano gelosamente le loro fonti di conoscenza. .. >>; cosa che per altro, affermano i Chabreuil[6],  lo rende pure un buon ascoltatore perché : << .. Pensa di non conoscere a fondo il tema che viene affrontato e teme di fare la figura dell'ignorante ( che per lui è sinonimo di imbecille ) .. >>.





[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[3] Richard Rohr e Andreas Ebert, Scoprire l’Enneagramma, Cinisello Balsamo 1993, San Paolo Edizioni
[4] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[5] Maria Beesing – Robert J. Nogosek - Patrick H. O’ Leary, L’Enneagramma, Cinisello Balsamo 1996, San Paolo Edizioni
[6] Fabien e Patricia Chabreuil, L’Enneagramma, Como 1997, RED edizioni

sabato 2 settembre 2017

Propositi .. buoni


Per una vita positiva



Auspico che lo studio e la riflessione forniscano la bussola per guidare l’azione verso un comportamento saggio : ovvero volto alla consapevolezza di se stessi, delle necessità degli altri e delle cose del mondo.

So tuttavia che ciò non basta per avere una buona valutazione di ciò che ci circonda e accade e dunque sia costante la ricerca della forza e della salute, senza le quali nessun proponimento può tradursi in pratica.

Siano perciò di aiuto in questo “ viaggio “, sia per rinforzare il fisico, sia per aumentare l’autocontrollo,  anche il lavoro manuale e lo yoga.

E’ solo così che si acquisirà la tenacia, ovvero l’altro grande ingrediente che assieme  allo studio, alla forza e alla salute consentirà di affinare le virtù che si desidera raggiungere, sempre che si abbia le idee chiare di cosa s’intende per esse e siano la vera meta del nostro cuore.

Nel mio caso appunto è sempre stata la saggezza a colpirmi, forse proprio perché mi sentivo alla mercé del mondo e anche adesso che sono passati molti anni da allora e non sono più un ragazzino timido e spaventato, credo non vi sia cosa più grande che vivere da uomo le proprie paure e sforzarsi di superarle, nella piena consapevolezza che questo è il limite e al tempo stesso la forza che ci governa.

E se sono queste le leggi che ci muovono non c’è scopo più grande e positivo che cercare di fare meglio : meglio di ieri, meglio di oggi e meglio di domani, senza pretendere di cambiare solo quando anche il vicino l’avrà capita, perché ognuno è fatto a modo suo e se aspettiamo che gli altri si sveglino non faremo mai nulla.

Il mondo invero è fatto da una miriade di cose diverse e qui sta la sua bellezza e la sua durezza. Non puoi chiedere a una pianta o a un leone che facciano a modo tuo. Devi solo ammetterlo e conoscerli meglio che puoi per poterci convivere assieme il più fruttuosamente possibile.

Con il prossimo non è poi tanto diverso : devi conoscere te stesso per avere una pietra di paragone che ti consenta di poter valutare ciò che ti circonda e aiutarti a capire sempre meglio chi è con te, rispettandolo perché anche chi ti è accanto soffre, odia e ama e come te ha speranze di un futuro migliore. Al tempo stesso però devi sapertene difendere quando sia ostile e cerchi di eliminarti. Tutto sta a capire quando è giusto compatirlo o quando costituisca un pericolo.

Non ha senso infatti inimicarti il prossimo perché hai sbagliato a giudicarlo. Così facendo non farai altro che precluderti un prezioso amico che ti aiuterà quand’è il momento e ti rassicurerà quando sarà il caso. Del resto devi rassegnarti alla forza solo quando non se ne può fare a meno e questo perché da che mondo è mondo i conflitti bruciano risorse e abbrutiscono le persone. Il che significa guai per tutti.

Anche questa è saggezza, spicciola ma sempre saggezza. Eppoi perché spicciola! La vita in fondo non è che questo : un insieme finito e ripetitivo di piccoli atti quotidiani.

                                                                                               

                                                                                  Passalacqua Danilo






martedì 15 agosto 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : ottavo paragrafo

E’ avaro, quindi è incapace di dare ed è indifferente nei confronti della ricchezza


<< .. Se la rabbia esprime il desiderio in modo prepotente .. >>, spiega Naranjo[1], l’avarizia : << .. Lo manifesta solo attraverso la capacità di trattenersi. E’ un trattenersi contrassegnato dalla paura, dietro cui si nasconde la fantasia che lasciarsi andare significherebbe uno svuotamento catastrofico. .. >>. Essendosi infatti : << .. Rassegnato a non ottenere amore e a non stringere rapporti con gli altri .. >>, il 5 : << .. Si aggrappa a se stesso in maniera compensatoria .. >>, e spesso ( ma non necessariamente ), al : << .. Possesso delle cose. .. >>.
Ciò significa anche che ha una : << .. Sensazione di minaccia molto più generalizzata alla propria vita interiore e anche un’economia del minimo sforzo e del massimo risparmio di risorse. .. >>. Qui : << .. L’isolamento e l’autocontrollo non sono diversi da quelli che caratterizzano la rabbia tuttavia sono accompagnati da una sorta di pietrificazione .. >>, ovvero : << .. Un aggrapparsi al presente senza concedere niente al futuro che si apre davanti. .. >>.
L’avarizia poi : << .. Il più delle volte è inconscia mentre a livello cosciente essi avvertono come proibito ogni gesto di possesso e di definizione dei confini. .. >>. L’avaro poi, più : << ..  Che criticare il mondo esterno coltiva il perfezionismo dentro di sé. .. >>, cosa questa che lo spinge, afferma la Palmer[2], a dare importanza al denaro solo per la : << .. Privacy .. >>, e : << .. L'indi­pendenza che ne derivano .. >>, nonché per il : << .. Tempo libero per studiare e seguire gli interessi personali. .. >>.
Il 5 benestante, prosegue l’autrice, è parco come quello povero. Entrambi infatti : << .. Provano un senso di penuria, un senso di vuoto come se niente fosse di reale nutrimento e si potesse fare a meno di tutto. .. >>. Solo che il 5 : << .. Con pochi libri preziosi e una brandina non è consapevole del rifiuto a mettere le proprie energie al servizio degli altri o di impegnarsi per guadagnare qualcosa in più. .. >>.
Sebbene il 5 sopprima i bisogni e quindi non necessiti di cose, è avaro perché il suo distacco : << .. Si fonda sull'avversione alla possibilità di percepire i propri desideri e non su un reale senso di pienezza. .. >>. Gli appetiti disattesi dunque continuano a “ chiedere la loro parte “ e i 5 ne mitigano la pressione tenendo con forza ciò che hanno. Costoro infatti non hanno deciso di fare a meno delle cose in quanto stufi della loro sovrabbondanza ma perché temono che lasciandosi andare : << .. Perdano il poco che hanno .. >>, e quindi l’indipendenza.
<< .. Il bisogno di non farsi coinvolgere, di non associarsi e di non veni­re costretto può convincere i Cinque della loro superiorità perché posso­no fare a meno ma certo non può dargli la soddisfazione di ottenere ciò che si desidera. Il vero distacco richiede il contatto con tutta la sfera emotiva, consentendo a qualunque impressione di emergere nella consa­pevolezza prima di lasciarla andare. .. >>.
Visto quindi che è come se la sua autonomia : << .. Dipendesse dalla capacità di dirsi “ posso farne a meno “ .. >>, il desiderare una cosa intensifica : << .. La sua penuria interiore. .. >>.
Secondo Naranjo[3] : << .. L’evitare di dare nel futuro .. >>, non evita al 5 solo d’impoverirsi ma rappresenta pure : << .. Un misto di avarizia e di ipersensibilità alla sensazione d’essere sommersi. .. >>. Ciò consente : << .. Di essere completamente liberi, non vincolati non ostacolati .. >>, e quindi soddisfa l’intenso : << .. Bisogno di autonomia del 5 .. >>. Indipendenza che si difende anche premunendosi per il futuro : << .. Contro la possibilità di rimanere privi del necessario .. >>, e che fa si che quella del 5 non sia solo gretta avarizia.
Secondo la Palmer[4] i 5, che avendo  rinunciato all’amore del prossimo vogliono essere indipendenti e che se sono in difficoltà riducono i bisogni, non sono : << .. Attratti dalle ricchezze o dalle cose materiali .. >>. Tesaurizzano la ricchezza dunque : << .. Per l’indipendenza che può dare, continuando a mantenere per altro il loro modesto tenore di vita. Se appartengono a classi povere non metteranno il loro lavoro al servizio di altri per accumulare denaro. Tutto il tempo e gli sforzi sa­ranno dedicati allo studio e a coltivare gli interessi privati. .. >>.





[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[3] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[4] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio

mercoledì 2 agosto 2017

Finanza italiana

v  L’Italia fallirà?

Dal primo gennaio 2018 la BCE ( Banca Centrale Europea ), sempre che non vi siano cambiamenti di programma, ridurrà di 10 miliardi al mese l’acquisto di Titoli di Stato europei ( oggi il tetto massimo è di 60 miliardi al mese ), e questo sino a maggio 2018 quando smetterà del tutto di acquistarne. Ciò fatto rialzerà il costo del denaro. A quel punto l’Italia, che tra l’altro si troverà con un debito pubblico aumentato ( circa 2400 miliardi di euro ), dovrà rimborsare i Titoli di Stato in scadenza emettendone di nuovi e a saggi d’interesse appetitosi. In questo modo il debito salirà, gl’investitori arricceranno il naso poiché il pericolo che l’Italia fallisca diverrà sempre più consistente e il Governo non avrà altro scampo se non quello di ridurre il debito tagliando il bilancio e aumentando le tasse. E’ tuttavia difficile che riesca in breve tempo a rientrare nei parametri di deficit stabiliti dai trattati europei e a quel punto rischierà il default come l’Argentina e la Grecia.
Nonostante dunque il Governo e i media cerchino di non spaventare la gente dando informazioni rassicuranti circa lo “ stato di salute “ della Nazione questa è tutt’altro che buona ed è quindi probabile che in un prossimo futuro si debba tirare la cinghia in tutti i modi possibili, vuoi in quanto il Governo aumenti le tasse e diminuisca la spesa pubblica come già accennato sopra, vuoi perché riduca il debito contratto con BTP, CCT E BOT decretando per legge la cessazione del pagamento degli interessi degli stessi.
Non solo, onde salvarsi in qualche maniera potrebbe anche allungare le scadenze dei titoli già in circolazione in modo tale da essere costretto a rimborsarli il più tardi possibile. Lo potrebbe fare costringendo i proprietari di Titoli di Stato fruttuosi a convertirli con altri emessi ad hoc che abbiano scadenze più lunghe e saggi d’interesse praticamente nulli come hanno fatto l’Argentina nel 2005 e la Grecia nel 2012.
Se sarà così molti piccoli risparmiatori, che da anni confidano nella rendita garantita da vecchi e buoni BTp saranno praticamente rovinati.
Come mettersi ai ripari? Altroconsumo Finanza numero 1231 del 18 luglio 2017 e numero 1232 del 25 luglio 2017 , da cui ho tratto le presenti informazioni, parlano di vendere al più presto i Titoli di Stato onde evitare di doverlo fare più tardi quando il loro prezzo diminuirà magari del 40-50%, e acquistare obbligazioni di emittenti pubblici  ( BEI ) che abbiano un migliore rating, ovvero la cui solvenza sia considerata sicura. Storicamente Obbligazioni del genere danno interessi molto bassi ma almeno è possibile considerare il capitale al sicuro.
Ma basterà una simile mossa? O saremo rovinati lo stesso magari  dal crollo delle banche che sono piene di Titoli di Stato oppure dalla conseguente impennata del costo della vita? Sarà forse meglio seguire i consigli dei vecchi che consigliavano di nascondere i soldi nel materasso o sarà egualmente inutile? O forse sarà meglio emigrare in qualche posto più sicuro ( ma quale? ), o spararsi un colpo in bocca?
Troppo pessimista? E’ probabile .. ma non si sa mai!





domenica 23 luglio 2017

Sull'uso delle scarpe

v  Uomini e scarpe


.. Spazzolò le scarpe sino a farle apparire come se avessero una lampadina incorporata.

Da : " II CANE DI TERRACOTTA " di ANDREA CAMILLERI

a ) Le scarpe come accessorio meno notato rispetto agli abiti

Le persone sottolineano l’opinione di sé che vogliono che gli altri abbiano anche attraverso il vestiario. Ciò significa che l’ambizioso tenderà a indossare capi di lusso, il giovane quelli di “ tendenza “, lo sportivo oggetti comodi, ecc. Le scarpe tuttavia, sfuggono in parta a questa logica, sia perché danno meno nell’occhio visto che rivestono una parte del corpo alquanto periferica, sia in quanto l’acquisto dipende più dalla comodità che dalle fogge in voga.
Camminare a lungo infatti con un paio di scarpe inadatte può essere alquanto deleterio, sia per i dolori o le vesciche che possono causare, sia per il freddo o il bagnato o il sudore trasmesso al piede. Ne consegue dunque che soventemente la loro scelta dipende più da motivi pratici che da ciò che desidera apparire e dunque ch’esse siano più rivelatorie delle tendenze o dei problemi dei loro proprietari.
Preferire scarpe costose infatti non vuole affatto dire che si possa disporre di calzature che siano al top della portabilità. Sicuramente per farle saranno state adoperate materie prime di pregio e si sarà stati attenti alle rifiniture ma la cosa finisce qui in quanto da che mondo è mondo il lusso non è quasi mai sinonimo di comodità. Una persona che spenda tanto per un tale articolo di solito è benestante o vuole apparirlo e questo in quanto un soggetto di modeste condizioni preferirà normalmente acquistare un vestito più bello e dunque adatto a fargli fare una migliore figura. Non avrebbe senso infatti indossare panni di infima qualità, che esporrebbero a un immediato giudizio negativo e calzare invece mocassini di gran pregio che comunque non migliorerebbero l’opinione che il prossimo si è fatto circa il suo aspetto.

b ) Cosa denota la scelta di modelli diversi

L’acquisto di scarpe alla moda indica la sottomissione al modello in voga piuttosto che la soddisfazione di criteri di comodità, gusto personale o convenienza. E’ il caso del tipo che vuole mostrare di essere al passo coi tempi senza però avere le idee chiare su ciò che significhi veramente.
Chi tenga sempre pulite le proprie scarpe è una persona attenta ai minimi particolari. Di solito ci si cura più degli abiti e, quindi, chi nonostante sappia che le scarpe sfuggano all’attenzione del prossimo le tenga alla perfezione è possibile che in genere vada al nocciolo delle questioni piuttosto che fermarsi all’apparenza.
Portare scarpe vecchie e sfondate può denotare difficoltà economiche oppure il preferire le vecchie abitudini piuttosto che il misurarsi con situazioni  nuove e impegnative. Vi può essere infatti più che un nesso tra il preferire le vecchie calzature, dove ormai la pelle ha perduto la propria rigidità per adattarsi al piede e ai suoi movimenti e l’attaccamento tenace ad abitudini familiari e consolidate. Il portare calzature del genere in occasione di cerimonie importanti poi denota come la presenza di un tale invitato sia così “ forzata “ da spingerlo a rinunciare il meno possibile ai suoi più comodi accessori e a fargli desiderare il ritorno al più presto al proprio tran tran.
Le scarpe sottili e flessuose sono comode e atte a persone raffinate ed eleganti. Sono comunque delicate e vanno trattate con cura.
Le scarpe robuste con suola spessa sono soventemente adatte a chi svolge lavori pesanti e in ambienti all’aperto. Spesso infatti hanno punte rinforzate e altri accorgimenti antinfortunistici. Un tale tipo di scarpe grossolane anche se non destinate a lavoratori manuali viene scelto da persone  piuttosto pratiche o comunque semplici, che amano  avere oggetti duraturi.
Le scarpe con i tacchi a spillo sono un articolo prettamente femminile che fanno sembrare le gambe più lunghe e il piede più flessuoso. Ma lasciamo la parola a Marco Pacori (Marco Pacori, Il linguaggio del corpo in amore, Milano 2011, Sperling & Kupfer Editori S.p.A. ), che indubbiamente sa descrivere la questione meglio di me : << .. Il tacco dà un aspetto più flessuo­so al piede e slancia i polpacci, mettendone in risalto il tono mu­scolare (che richiama l'aumento del tono muscolare che si verifica nell'eccitazione sessuale). Spes­so, poi, la punta stretta favorisce l'impressione che il piede sia piccolo.
Non è tutto. La scarpa con il tacco alto altera il baricentro, accentuan­do l'angolatura dei fianchi e spingendo il fondoschiena verso l'esterno; questo sbilanciamento rende necessaria una compensazione che viene attuata portando la cassa toracica in avanti, con l'effetto di rendere il seno più evidente. Peraltro il tacco fa «ondeggiare» il corpo, mettendo in risalto la linea dei fianchi.
Un tipico abbigliamento femminile, con scarpe alte, corsetti e bu­stini (che periodicamente tornano di moda), ha lo scopo «occulto» di accentuare ed esaltare forme e movenze del corpo. Per esempio, un abito stretto in vita genera l'idea di un buon rapporto vita-fianchi, carat­teristica legata a sua volta a un alto grado di fertilità .. >>.

c ) Scarpe e tacchi consumati

Capita raramente di poter vedere le suole delle scarpe del prossimo. Ciò accade soprattutto ai ciabattini, mestiere per altro ormai in disuso. Poterle osservare, tuttavia, potrebbe dare indicazioni interessanti sul modo di camminare dei loro padroni.
Se è il tacco la parte delle scarpe che il soggetto consuma maggiormente significa che quando cammina non porta innanzi il peso del corpo. La gamba dunque è slanciata in avanti rispetto al resto della persona e la prima parte che tocca il suolo è appunto il tacco. E’ tipico di persone annoiate o riflessive e che in quanto tali hanno una camminata lenta. Cosa che del resto si riflette pure sul loro modo di affrontare i problemi della vita : costoro infatti valutano le vicende analizzando attentamente i pro e i contro e solo quando si convincono che il gioco vale la candela decidono di cambiare. Secondo Anna Guglielmi ( vedi bibliografia ), questo tipo di abitudine potrebbe affaticare i reni e la zona lombare che risultano pressati dal peso del tronco del corpo.
Se è la punta a essere consumata l’individuo sposta molto in avanti il corpo e simultaneamente la gamba. Lo slancio che ne consegue dunque fa si che la prima parte della suola che tocchi il terreno sia appunto la punta. Dopo di che proietta nuovamente in avanti l’altro piede e la relativa parte del corpo in modo che non sia necessario che il tallone tocchi terra. Ne deriva una camminata saltellante che denota la volontà di mostrarsi dinamico e sicuro di sé. L’ostentazione che sfoggia tuttavia indica che la cosa è studiata per far colpo piuttosto che una disposizione naturale. Sono le punte del piede infatti a reggere il corpo in movimento e la cosa, se protratta a lungo, è defatigante oltreché non salutare.
Una camminata equilibrata infatti prevede che il piede poggi sul tacco in armonia con l’avanzare del baricentro del corpo e che poi il movimento di questo porti il resto del piede a toccare gradualmente il terreno sino a giungere alla punta delle dita. La suola del tacco in questo caso risulta consumata allo stesso modo, il movimento è flessuoso e in più potente grazie anche all’aiuto dato dalla contrazione muscolare derivante dall’impatto sul suolo e la successiva  estensione dei muscoli interessati che contribuisce a scaricare lo sforzo del piede sulla sua parte successiva.
Diverso è il camminare in punta di piedi onde evitare di poggiare il tacco del piede a terra. Facendolo infatti batterebbe sul terreno anche il peso del corpo creando rumori che si ritiene possano far notare la propria presenza anche se occultata.
Suole consumate sul bordo interno indicano valgismo, ovvero la conformazione delle gambe del soggetto a x. Anna Guglielmi al riguardo afferma che una simile persone è : << .. Schiva, timida e forse frustrata sessualmente. Per la posizione squilibrata del corpo soffre di dolori al collo e alle spalle. .. >>.
Suole consumate all'esterno denotano un individuo con gambe accentuatamente arcuate. Sempre Anna Guglielmi spiega che : << .. La persona può avere le gambe un po’ arcuate ed es­sere sovrappeso; avere uno sviluppato senso pratico, ma la tendenza ad essere piuttosto paurosa, ostile e collerica. Lo squilibrio dell’appoggio sui piedi può causarle dolori cronici alle spalle.

d ) Gesti che abbiano per oggetto le scarpe

In gran parte dell’Oriente mostrare la suola delle scarpe, cosa che capita piuttosto normalmente quando si è seduti e s’incrociano le gambe, o si appoggiano i piedi sulla sedia o sul tavolo,  è considerato un insulto talmente grave da aver causato risse dove vi è addirittura scappato il morto. La suola delle scarpe infatti è la parte visibile considerata più infima e sporca del nostro corpo e, a quanto pare, mostrarla in certe parti del mondo indica una grave mancanza di rispetto. Come se si ritenesse che l’interlocutore fosse tutt’al più degno di guardare quella parte del nostro corpo.
In realtà anche in Occidente non è sempre gradito che l’interlocutore le faccia vedere ma le reazioni sono molto più contenute.
Togliersi le scarpe in un luogo di culto è una forma di rispetto verso la divinità, alla quale ci si sottomette levandoci, proprio come facevano gli schiavi davanti ai loro padroni, uno degli accessori  che maggiormente denotava le persone di rango elevato ( a noi occidentali oggi può parere strano ma una volta avere un paio di scarpe era un privilegio che solo poche persone potevano permettersi ).
Battere i tacchi con decisione, accompagnando il gesto con un piccolo inchino, è un saluto militare alquanto sofisticato dove il sottoposto, oltre a sottolineare la sua completa disposizione al comando dell’ufficiale, vi aggiunge anche un rapido piegamento del corpo e della testa. E’ ancora piuttosto comune nei paesi germanici dove le gerarchie civili e militari sono state a lungo riservate ai nobili che avevano il diritto di pretendere dai borghesi segnali di maggiore deferenza.
Toccarsi velocemente le scarpe mentre si parla con altri, come per pulirle da qualcosa, serve a rafforzare l’immagine di persona ordinata, precisa e onesta. Dato infatti che le calzature ricoprono una parte del corpo lontana dagli occhi, il mostrare ad altri che se ne ha comunque cura serve a rafforzare l’impressione, voluto o istintivo che sia il gesto, di persona appunto a modo. Pacori ( vedi bibliografia ), parla di atto difensivo volto a convincere il prossimo della propria precisione. In realtà credo che il ventaglio delle possibili spiegazioni sia più ampio : potrebbe indicare, sia una persona che si accorge di avere la scarpa sporca e non vuole apparire sciatto, oppure denotare un individuo con disturbo della personalità ossessiva-compulsiva che verifica che sia tutto perfetto.

e ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri.
Desmond Morris, I gesti nel mondo, Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore.
Marco Pacori, Il linguaggio del corpo in amore, Milano 2011, Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
Marco Pacori, I messaggi segreti del corpo, Milano 2012, Giunti Editore S.p.A.



giovedì 6 luglio 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : settimo paragrafo

Passivo-aggressivo, è impavido e solitario.


Il 5 è un passivo-aggressivo[1] perché, pur non combattendo apertamente le richieste invise, evita di soddisfarle. Un comportamento del genere tuttavia, che non prelude a una brillante risoluzione del problema in quanto il nostro tipo teme uno scontro aperto, fa si che, sia la propria l’autostima, sia l’opinione che ha del prossimo non sia molto alta. Come l’1 ossessivo dunque, manifesta una forte ambivalenza solo che questi la combatte autodisciplinandosi a essere ordinato, preciso, scrupoloso e competitivo, in modo da sentirsi Ok in un mondo che non lo è mentre il 5, che non riesce a fare come quello, né a organizzarsi diversamente,  non  sfugge l’interiore convivenza di pulsioni opposte. Rimane così preda dell’irresolutezza e manifesta comportamenti contraddittori, a volte bizzarri e imprevedibili.
Secondo Naranjo[2] il 5 manca : << .. Di capacità pratiche .. >>, e ha : << .. Ripugnanza per ogni specie di pubblicità. .. >>. Si : << .. Lascia tormentare e sfruttare nel modo più indegno purché lo si lasci seguire in pace il corso delle sue idee .. >>, ed è : << .. Cattivo docente giacché nell’esercizio della sua attività didattica pensa alla materia d’insegnamento invece di limitarsi a esporla. .. >>.
Avendo poi bloccato i sentimenti suscitati da un qualsiasi oggetto, colpisce per : << .. La sua tranquillità o passività o anche per un razionale dominio di sé .. >>. Data una simile premessa ne deriva pure la mancanza : << .. Di qualsiasi effusione e l’oggetto, se ne è cosciente, ha costantemente l’impressione di essere tenuto in poco conto. .. >>.
Può inoltre : << .. Facilmente porre a un altro il problema generale del perché si esista e quale sia la ragion d’essere degli oggetti .. >>, dato che secondo lui : << .. Tutto ciò che è essenziale accade senza di noi. .. >>.
Il 5 non ha paure perché la : << .. Perdita di consapevolezza dei sentimenti e anche un’interferenza con l’insorgere del sentimento .. >>[3], conducono all’insensibilità.
Sempre secondo Naranjo[4] i 5 vivono : << .. Un'atmosfera di occultamento. Non si svelano direttamente e sono le persone più nascoste di tutte.
Anche i Sei hanno paura ma non sono altrettanto nascosti. Non nascon­dendosi sono più in contatto con le loro paure; mentre, nascondendosi, i Cinque non lo sono. I Cinque non hanno paura perché evitano le situazioni che la risveglierebbero. Naturalmente possono dire : " Non ce la faccio a parlare a mio padre ", " Non oso parlare al mio capo ", " Non me la sento di chiedere un aumen­to ", " Non ho il coraggio! ". Ma questo non è sentire la paura, è una fantasia su ciò che potrebbe fare paura. Spesso questo carattere anticipa la paura. Spinti .. >>, però : << .. Da altri a fare qualcosa, si rendono conto che non hanno paura. Per­tanto, quando non evitano le cose, capiscono di non essere intimoriti come immaginavano. Può trattarsi di un'angoscia inconscia.
Non sentire e non agire ma essere osservatori della vita, conduce natu­ralmente alla sensazione di non stare vivendo e ciò può stimolare un desi­derio di esperienze. Dal conflitto tra la paura e il desiderio di esperienze nasce la sete di conoscenze e il desiderio di vivere senza entrare nella vita. .. >>
Secondo la Palmer[5] i : << .. Cinque si sentono vivi quando sono soli. Spesso .. >>, dunque : << .. Devono allontanarsi dagli altri per ricaricare le batterie e lasciar emergere i sentimenti che hanno sospeso mentre erano in compagnia. .. >>. La cosa fa si che amino : << .. Stare in compagnia dei propri pensieri e, a meno che la privacy non diventi isolamento, raramente sono annoiati  per non avere nulla da fare. .. >>.
Visto poi che : << .. Non cercano l’approvazione degli altri, vogliono l’indipendenza economica .. >>, ed : << .. Esigono la libertà di andare e venire a piacere .. >>, possono vivere in piena autonomia : << .. Rimanendo in casa in felice compagnia dei propri progetti e fantasie. .. >>. Solo che : << .. L’amore della privacy diventa solitudine se il Cinque si isola e non esce più da se stesso. .. >>. E’ in questo frangente che, se : << .. Nasce un desiderio di contatto, si accorge della difficoltà di andare verso gli altri e di quanto spesso rimane a osservare la vita che trascorre. .. >>.
Essendo comunque umani, spiega Naranjo[6], e : << .. Avendo bisogno di relazioni, concentrano tutto in una o due amicizie. Da ciò nasce una grande necessità di ave­re fiducia, il bisogno di fidarsi con grande intensità di questi pochi eletti. .. >>.




[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] L’autore qui si rifà a quanto scritto da Carl Gustav Jung in Tipi psicologici, Opere, vol. 6, edito a Torino nel 1979 da Boringhieri
[3] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[4] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore
[5] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[6] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore