Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

martedì 15 agosto 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : ottavo paragrafo

E’ avaro, quindi è incapace di dare ed è indifferente nei confronti della ricchezza


<< .. Se la rabbia esprime il desiderio in modo prepotente .. >>, spiega Naranjo[1], l’avarizia : << .. Lo manifesta solo attraverso la capacità di trattenersi. E’ un trattenersi contrassegnato dalla paura, dietro cui si nasconde la fantasia che lasciarsi andare significherebbe uno svuotamento catastrofico. .. >>. Essendosi infatti : << .. Rassegnato a non ottenere amore e a non stringere rapporti con gli altri .. >>, il 5 : << .. Si aggrappa a se stesso in maniera compensatoria .. >>, e spesso ( ma non necessariamente ), al : << .. Possesso delle cose. .. >>.
Ciò significa anche che ha una : << .. Sensazione di minaccia molto più generalizzata alla propria vita interiore e anche un’economia del minimo sforzo e del massimo risparmio di risorse. .. >>. Qui : << .. L’isolamento e l’autocontrollo non sono diversi da quelli che caratterizzano la rabbia tuttavia sono accompagnati da una sorta di pietrificazione .. >>, ovvero : << .. Un aggrapparsi al presente senza concedere niente al futuro che si apre davanti. .. >>.
L’avarizia poi : << .. Il più delle volte è inconscia mentre a livello cosciente essi avvertono come proibito ogni gesto di possesso e di definizione dei confini. .. >>. L’avaro poi, più : << ..  Che criticare il mondo esterno coltiva il perfezionismo dentro di sé. .. >>, cosa questa che lo spinge, afferma la Palmer[2], a dare importanza al denaro solo per la : << .. Privacy .. >>, e : << .. L'indi­pendenza che ne derivano .. >>, nonché per il : << .. Tempo libero per studiare e seguire gli interessi personali. .. >>.
Il 5 benestante, prosegue l’autrice, è parco come quello povero. Entrambi infatti : << .. Provano un senso di penuria, un senso di vuoto come se niente fosse di reale nutrimento e si potesse fare a meno di tutto. .. >>. Solo che il 5 : << .. Con pochi libri preziosi e una brandina non è consapevole del rifiuto a mettere le proprie energie al servizio degli altri o di impegnarsi per guadagnare qualcosa in più. .. >>.
Sebbene il 5 sopprima i bisogni e quindi non necessiti di cose, è avaro perché il suo distacco : << .. Si fonda sull'avversione alla possibilità di percepire i propri desideri e non su un reale senso di pienezza. .. >>. Gli appetiti disattesi dunque continuano a “ chiedere la loro parte “ e i 5 ne mitigano la pressione tenendo con forza ciò che hanno. Costoro infatti non hanno deciso di fare a meno delle cose in quanto stufi della loro sovrabbondanza ma perché temono che lasciandosi andare : << .. Perdano il poco che hanno .. >>, e quindi l’indipendenza.
<< .. Il bisogno di non farsi coinvolgere, di non associarsi e di non veni­re costretto può convincere i Cinque della loro superiorità perché posso­no fare a meno ma certo non può dargli la soddisfazione di ottenere ciò che si desidera. Il vero distacco richiede il contatto con tutta la sfera emotiva, consentendo a qualunque impressione di emergere nella consa­pevolezza prima di lasciarla andare. .. >>.
Visto quindi che è come se la sua autonomia : << .. Dipendesse dalla capacità di dirsi “ posso farne a meno “ .. >>, il desiderare una cosa intensifica : << .. La sua penuria interiore. .. >>.
Secondo Naranjo[3] : << .. L’evitare di dare nel futuro .. >>, non evita al 5 solo d’impoverirsi ma rappresenta pure : << .. Un misto di avarizia e di ipersensibilità alla sensazione d’essere sommersi. .. >>. Ciò consente : << .. Di essere completamente liberi, non vincolati non ostacolati .. >>, e quindi soddisfa l’intenso : << .. Bisogno di autonomia del 5 .. >>. Indipendenza che si difende anche premunendosi per il futuro : << .. Contro la possibilità di rimanere privi del necessario .. >>, e che fa si che quella del 5 non sia solo gretta avarizia.
Secondo la Palmer[4] i 5, che avendo  rinunciato all’amore del prossimo vogliono essere indipendenti e che se sono in difficoltà riducono i bisogni, non sono : << .. Attratti dalle ricchezze o dalle cose materiali .. >>. Tesaurizzano la ricchezza dunque : << .. Per l’indipendenza che può dare, continuando a mantenere per altro il loro modesto tenore di vita. Se appartengono a classi povere non metteranno il loro lavoro al servizio di altri per accumulare denaro. Tutto il tempo e gli sforzi sa­ranno dedicati allo studio e a coltivare gli interessi privati. .. >>.





[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[3] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[4] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio

mercoledì 2 agosto 2017

Finanza italiana

v  L’Italia fallirà?

Dal primo gennaio 2018 la BCE ( Banca Centrale Europea ), sempre che non vi siano cambiamenti di programma, ridurrà di 10 miliardi al mese l’acquisto di Titoli di Stato europei ( oggi il tetto massimo è di 60 miliardi al mese ), e questo sino a maggio 2018 quando smetterà del tutto di acquistarne. Ciò fatto rialzerà il costo del denaro. A quel punto l’Italia, che tra l’altro si troverà con un debito pubblico aumentato ( circa 2400 miliardi di euro ), dovrà rimborsare i Titoli di Stato in scadenza emettendone di nuovi e a saggi d’interesse appetitosi. In questo modo il debito salirà, gl’investitori arricceranno il naso poiché il pericolo che l’Italia fallisca diverrà sempre più consistente e il Governo non avrà altro scampo se non quello di ridurre il debito tagliando il bilancio e aumentando le tasse. E’ tuttavia difficile che riesca in breve tempo a rientrare nei parametri di deficit stabiliti dai trattati europei e a quel punto rischierà il default come l’Argentina e la Grecia.
Nonostante dunque il Governo e i media cerchino di non spaventare la gente dando informazioni rassicuranti circa lo “ stato di salute “ della Nazione questa è tutt’altro che buona ed è quindi probabile che in un prossimo futuro si debba tirare la cinghia in tutti i modi possibili, vuoi in quanto il Governo aumenti le tasse e diminuisca la spesa pubblica come già accennato sopra, vuoi perché riduca il debito contratto con BTP, CCT E BOT decretando per legge la cessazione del pagamento degli interessi degli stessi.
Non solo, onde salvarsi in qualche maniera potrebbe anche allungare le scadenze dei titoli già in circolazione in modo tale da essere costretto a rimborsarli il più tardi possibile. Lo potrebbe fare costringendo i proprietari di Titoli di Stato fruttuosi a convertirli con altri emessi ad hoc che abbiano scadenze più lunghe e saggi d’interesse praticamente nulli come hanno fatto l’Argentina nel 2005 e la Grecia nel 2012.
Se sarà così molti piccoli risparmiatori, che da anni confidano nella rendita garantita da vecchi e buoni BTp saranno praticamente rovinati.
Come mettersi ai ripari? Altroconsumo Finanza numero 1231 del 18 luglio 2017 e numero 1232 del 25 luglio 2017 , da cui ho tratto le presenti informazioni, parlano di vendere al più presto i Titoli di Stato onde evitare di doverlo fare più tardi quando il loro prezzo diminuirà magari del 40-50%, e acquistare obbligazioni di emittenti pubblici  ( BEI ) che abbiano un migliore rating, ovvero la cui solvenza sia considerata sicura. Storicamente Obbligazioni del genere danno interessi molto bassi ma almeno è possibile considerare il capitale al sicuro.
Ma basterà una simile mossa? O saremo rovinati lo stesso magari  dal crollo delle banche che sono piene di Titoli di Stato oppure dalla conseguente impennata del costo della vita? Sarà forse meglio seguire i consigli dei vecchi che consigliavano di nascondere i soldi nel materasso o sarà egualmente inutile? O forse sarà meglio emigrare in qualche posto più sicuro ( ma quale? ), o spararsi un colpo in bocca?
Troppo pessimista? E’ probabile .. ma non si sa mai!





domenica 23 luglio 2017

Sull'uso delle scarpe

v  Uomini e scarpe


.. Spazzolò le scarpe sino a farle apparire come se avessero una lampadina incorporata.

Da : " II CANE DI TERRACOTTA " di ANDREA CAMILLERI

a ) Le scarpe come accessorio meno notato rispetto agli abiti

Le persone sottolineano l’opinione di sé che vogliono che gli altri abbiano anche attraverso il vestiario. Ciò significa che l’ambizioso tenderà a indossare capi di lusso, il giovane quelli di “ tendenza “, lo sportivo oggetti comodi, ecc. Le scarpe tuttavia, sfuggono in parta a questa logica, sia perché danno meno nell’occhio visto che rivestono una parte del corpo alquanto periferica, sia in quanto l’acquisto dipende più dalla comodità che dalle fogge in voga.
Camminare a lungo infatti con un paio di scarpe inadatte può essere alquanto deleterio, sia per i dolori o le vesciche che possono causare, sia per il freddo o il bagnato o il sudore trasmesso al piede. Ne consegue dunque che soventemente la loro scelta dipende più da motivi pratici che da ciò che desidera apparire e dunque ch’esse siano più rivelatorie delle tendenze o dei problemi dei loro proprietari.
Preferire scarpe costose infatti non vuole affatto dire che si possa disporre di calzature che siano al top della portabilità. Sicuramente per farle saranno state adoperate materie prime di pregio e si sarà stati attenti alle rifiniture ma la cosa finisce qui in quanto da che mondo è mondo il lusso non è quasi mai sinonimo di comodità. Una persona che spenda tanto per un tale articolo di solito è benestante o vuole apparirlo e questo in quanto un soggetto di modeste condizioni preferirà normalmente acquistare un vestito più bello e dunque adatto a fargli fare una migliore figura. Non avrebbe senso infatti indossare panni di infima qualità, che esporrebbero a un immediato giudizio negativo e calzare invece mocassini di gran pregio che comunque non migliorerebbero l’opinione che il prossimo si è fatto circa il suo aspetto.

b ) Cosa denota la scelta di modelli diversi

L’acquisto di scarpe alla moda indica la sottomissione al modello in voga piuttosto che la soddisfazione di criteri di comodità, gusto personale o convenienza. E’ il caso del tipo che vuole mostrare di essere al passo coi tempi senza però avere le idee chiare su ciò che significhi veramente.
Chi tenga sempre pulite le proprie scarpe è una persona attenta ai minimi particolari. Di solito ci si cura più degli abiti e, quindi, chi nonostante sappia che le scarpe sfuggano all’attenzione del prossimo le tenga alla perfezione è possibile che in genere vada al nocciolo delle questioni piuttosto che fermarsi all’apparenza.
Portare scarpe vecchie e sfondate può denotare difficoltà economiche oppure il preferire le vecchie abitudini piuttosto che il misurarsi con situazioni  nuove e impegnative. Vi può essere infatti più che un nesso tra il preferire le vecchie calzature, dove ormai la pelle ha perduto la propria rigidità per adattarsi al piede e ai suoi movimenti e l’attaccamento tenace ad abitudini familiari e consolidate. Il portare calzature del genere in occasione di cerimonie importanti poi denota come la presenza di un tale invitato sia così “ forzata “ da spingerlo a rinunciare il meno possibile ai suoi più comodi accessori e a fargli desiderare il ritorno al più presto al proprio tran tran.
Le scarpe sottili e flessuose sono comode e atte a persone raffinate ed eleganti. Sono comunque delicate e vanno trattate con cura.
Le scarpe robuste con suola spessa sono soventemente adatte a chi svolge lavori pesanti e in ambienti all’aperto. Spesso infatti hanno punte rinforzate e altri accorgimenti antinfortunistici. Un tale tipo di scarpe grossolane anche se non destinate a lavoratori manuali viene scelto da persone  piuttosto pratiche o comunque semplici, che amano  avere oggetti duraturi.
Le scarpe con i tacchi a spillo sono un articolo prettamente femminile che fanno sembrare le gambe più lunghe e il piede più flessuoso. Ma lasciamo la parola a Marco Pacori (Marco Pacori, Il linguaggio del corpo in amore, Milano 2011, Sperling & Kupfer Editori S.p.A. ), che indubbiamente sa descrivere la questione meglio di me : << .. Il tacco dà un aspetto più flessuo­so al piede e slancia i polpacci, mettendone in risalto il tono mu­scolare (che richiama l'aumento del tono muscolare che si verifica nell'eccitazione sessuale). Spes­so, poi, la punta stretta favorisce l'impressione che il piede sia piccolo.
Non è tutto. La scarpa con il tacco alto altera il baricentro, accentuan­do l'angolatura dei fianchi e spingendo il fondoschiena verso l'esterno; questo sbilanciamento rende necessaria una compensazione che viene attuata portando la cassa toracica in avanti, con l'effetto di rendere il seno più evidente. Peraltro il tacco fa «ondeggiare» il corpo, mettendo in risalto la linea dei fianchi.
Un tipico abbigliamento femminile, con scarpe alte, corsetti e bu­stini (che periodicamente tornano di moda), ha lo scopo «occulto» di accentuare ed esaltare forme e movenze del corpo. Per esempio, un abito stretto in vita genera l'idea di un buon rapporto vita-fianchi, carat­teristica legata a sua volta a un alto grado di fertilità .. >>.

c ) Scarpe e tacchi consumati

Capita raramente di poter vedere le suole delle scarpe del prossimo. Ciò accade soprattutto ai ciabattini, mestiere per altro ormai in disuso. Poterle osservare, tuttavia, potrebbe dare indicazioni interessanti sul modo di camminare dei loro padroni.
Se è il tacco la parte delle scarpe che il soggetto consuma maggiormente significa che quando cammina non porta innanzi il peso del corpo. La gamba dunque è slanciata in avanti rispetto al resto della persona e la prima parte che tocca il suolo è appunto il tacco. E’ tipico di persone annoiate o riflessive e che in quanto tali hanno una camminata lenta. Cosa che del resto si riflette pure sul loro modo di affrontare i problemi della vita : costoro infatti valutano le vicende analizzando attentamente i pro e i contro e solo quando si convincono che il gioco vale la candela decidono di cambiare. Secondo Anna Guglielmi ( vedi bibliografia ), questo tipo di abitudine potrebbe affaticare i reni e la zona lombare che risultano pressati dal peso del tronco del corpo.
Se è la punta a essere consumata l’individuo sposta molto in avanti il corpo e simultaneamente la gamba. Lo slancio che ne consegue dunque fa si che la prima parte della suola che tocchi il terreno sia appunto la punta. Dopo di che proietta nuovamente in avanti l’altro piede e la relativa parte del corpo in modo che non sia necessario che il tallone tocchi terra. Ne deriva una camminata saltellante che denota la volontà di mostrarsi dinamico e sicuro di sé. L’ostentazione che sfoggia tuttavia indica che la cosa è studiata per far colpo piuttosto che una disposizione naturale. Sono le punte del piede infatti a reggere il corpo in movimento e la cosa, se protratta a lungo, è defatigante oltreché non salutare.
Una camminata equilibrata infatti prevede che il piede poggi sul tacco in armonia con l’avanzare del baricentro del corpo e che poi il movimento di questo porti il resto del piede a toccare gradualmente il terreno sino a giungere alla punta delle dita. La suola del tacco in questo caso risulta consumata allo stesso modo, il movimento è flessuoso e in più potente grazie anche all’aiuto dato dalla contrazione muscolare derivante dall’impatto sul suolo e la successiva  estensione dei muscoli interessati che contribuisce a scaricare lo sforzo del piede sulla sua parte successiva.
Diverso è il camminare in punta di piedi onde evitare di poggiare il tacco del piede a terra. Facendolo infatti batterebbe sul terreno anche il peso del corpo creando rumori che si ritiene possano far notare la propria presenza anche se occultata.
Suole consumate sul bordo interno indicano valgismo, ovvero la conformazione delle gambe del soggetto a x. Anna Guglielmi al riguardo afferma che una simile persone è : << .. Schiva, timida e forse frustrata sessualmente. Per la posizione squilibrata del corpo soffre di dolori al collo e alle spalle. .. >>.
Suole consumate all'esterno denotano un individuo con gambe accentuatamente arcuate. Sempre Anna Guglielmi spiega che : << .. La persona può avere le gambe un po’ arcuate ed es­sere sovrappeso; avere uno sviluppato senso pratico, ma la tendenza ad essere piuttosto paurosa, ostile e collerica. Lo squilibrio dell’appoggio sui piedi può causarle dolori cronici alle spalle.

d ) Gesti che abbiano per oggetto le scarpe

In gran parte dell’Oriente mostrare la suola delle scarpe, cosa che capita piuttosto normalmente quando si è seduti e s’incrociano le gambe, o si appoggiano i piedi sulla sedia o sul tavolo,  è considerato un insulto talmente grave da aver causato risse dove vi è addirittura scappato il morto. La suola delle scarpe infatti è la parte visibile considerata più infima e sporca del nostro corpo e, a quanto pare, mostrarla in certe parti del mondo indica una grave mancanza di rispetto. Come se si ritenesse che l’interlocutore fosse tutt’al più degno di guardare quella parte del nostro corpo.
In realtà anche in Occidente non è sempre gradito che l’interlocutore le faccia vedere ma le reazioni sono molto più contenute.
Togliersi le scarpe in un luogo di culto è una forma di rispetto verso la divinità, alla quale ci si sottomette levandoci, proprio come facevano gli schiavi davanti ai loro padroni, uno degli accessori  che maggiormente denotava le persone di rango elevato ( a noi occidentali oggi può parere strano ma una volta avere un paio di scarpe era un privilegio che solo poche persone potevano permettersi ).
Battere i tacchi con decisione, accompagnando il gesto con un piccolo inchino, è un saluto militare alquanto sofisticato dove il sottoposto, oltre a sottolineare la sua completa disposizione al comando dell’ufficiale, vi aggiunge anche un rapido piegamento del corpo e della testa. E’ ancora piuttosto comune nei paesi germanici dove le gerarchie civili e militari sono state a lungo riservate ai nobili che avevano il diritto di pretendere dai borghesi segnali di maggiore deferenza.
Toccarsi velocemente le scarpe mentre si parla con altri, come per pulirle da qualcosa, serve a rafforzare l’immagine di persona ordinata, precisa e onesta. Dato infatti che le calzature ricoprono una parte del corpo lontana dagli occhi, il mostrare ad altri che se ne ha comunque cura serve a rafforzare l’impressione, voluto o istintivo che sia il gesto, di persona appunto a modo. Pacori ( vedi bibliografia ), parla di atto difensivo volto a convincere il prossimo della propria precisione. In realtà credo che il ventaglio delle possibili spiegazioni sia più ampio : potrebbe indicare, sia una persona che si accorge di avere la scarpa sporca e non vuole apparire sciatto, oppure denotare un individuo con disturbo della personalità ossessiva-compulsiva che verifica che sia tutto perfetto.

e ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri.
Desmond Morris, I gesti nel mondo, Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore.
Marco Pacori, Il linguaggio del corpo in amore, Milano 2011, Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
Marco Pacori, I messaggi segreti del corpo, Milano 2012, Giunti Editore S.p.A.



giovedì 6 luglio 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : settimo paragrafo

Passivo-aggressivo, è impavido e solitario.


Il 5 è un passivo-aggressivo[1] perché, pur non combattendo apertamente le richieste invise, evita di soddisfarle. Un comportamento del genere tuttavia, che non prelude a una brillante risoluzione del problema in quanto il nostro tipo teme uno scontro aperto, fa si che, sia la propria l’autostima, sia l’opinione che ha del prossimo non sia molto alta. Come l’1 ossessivo dunque, manifesta una forte ambivalenza solo che questi la combatte autodisciplinandosi a essere ordinato, preciso, scrupoloso e competitivo, in modo da sentirsi Ok in un mondo che non lo è mentre il 5, che non riesce a fare come quello, né a organizzarsi diversamente,  non  sfugge l’interiore convivenza di pulsioni opposte. Rimane così preda dell’irresolutezza e manifesta comportamenti contraddittori, a volte bizzarri e imprevedibili.
Secondo Naranjo[2] il 5 manca : << .. Di capacità pratiche .. >>, e ha : << .. Ripugnanza per ogni specie di pubblicità. .. >>. Si : << .. Lascia tormentare e sfruttare nel modo più indegno purché lo si lasci seguire in pace il corso delle sue idee .. >>, ed è : << .. Cattivo docente giacché nell’esercizio della sua attività didattica pensa alla materia d’insegnamento invece di limitarsi a esporla. .. >>.
Avendo poi bloccato i sentimenti suscitati da un qualsiasi oggetto, colpisce per : << .. La sua tranquillità o passività o anche per un razionale dominio di sé .. >>. Data una simile premessa ne deriva pure la mancanza : << .. Di qualsiasi effusione e l’oggetto, se ne è cosciente, ha costantemente l’impressione di essere tenuto in poco conto. .. >>.
Può inoltre : << .. Facilmente porre a un altro il problema generale del perché si esista e quale sia la ragion d’essere degli oggetti .. >>, dato che secondo lui : << .. Tutto ciò che è essenziale accade senza di noi. .. >>.
Il 5 non ha paure perché la : << .. Perdita di consapevolezza dei sentimenti e anche un’interferenza con l’insorgere del sentimento .. >>[3], conducono all’insensibilità.
Sempre secondo Naranjo[4] i 5 vivono : << .. Un'atmosfera di occultamento. Non si svelano direttamente e sono le persone più nascoste di tutte.
Anche i Sei hanno paura ma non sono altrettanto nascosti. Non nascon­dendosi sono più in contatto con le loro paure; mentre, nascondendosi, i Cinque non lo sono. I Cinque non hanno paura perché evitano le situazioni che la risveglierebbero. Naturalmente possono dire : " Non ce la faccio a parlare a mio padre ", " Non oso parlare al mio capo ", " Non me la sento di chiedere un aumen­to ", " Non ho il coraggio! ". Ma questo non è sentire la paura, è una fantasia su ciò che potrebbe fare paura. Spesso questo carattere anticipa la paura. Spinti .. >>, però : << .. Da altri a fare qualcosa, si rendono conto che non hanno paura. Per­tanto, quando non evitano le cose, capiscono di non essere intimoriti come immaginavano. Può trattarsi di un'angoscia inconscia.
Non sentire e non agire ma essere osservatori della vita, conduce natu­ralmente alla sensazione di non stare vivendo e ciò può stimolare un desi­derio di esperienze. Dal conflitto tra la paura e il desiderio di esperienze nasce la sete di conoscenze e il desiderio di vivere senza entrare nella vita. .. >>
Secondo la Palmer[5] i : << .. Cinque si sentono vivi quando sono soli. Spesso .. >>, dunque : << .. Devono allontanarsi dagli altri per ricaricare le batterie e lasciar emergere i sentimenti che hanno sospeso mentre erano in compagnia. .. >>. La cosa fa si che amino : << .. Stare in compagnia dei propri pensieri e, a meno che la privacy non diventi isolamento, raramente sono annoiati  per non avere nulla da fare. .. >>.
Visto poi che : << .. Non cercano l’approvazione degli altri, vogliono l’indipendenza economica .. >>, ed : << .. Esigono la libertà di andare e venire a piacere .. >>, possono vivere in piena autonomia : << .. Rimanendo in casa in felice compagnia dei propri progetti e fantasie. .. >>. Solo che : << .. L’amore della privacy diventa solitudine se il Cinque si isola e non esce più da se stesso. .. >>. E’ in questo frangente che, se : << .. Nasce un desiderio di contatto, si accorge della difficoltà di andare verso gli altri e di quanto spesso rimane a osservare la vita che trascorre. .. >>.
Essendo comunque umani, spiega Naranjo[6], e : << .. Avendo bisogno di relazioni, concentrano tutto in una o due amicizie. Da ciò nasce una grande necessità di ave­re fiducia, il bisogno di fidarsi con grande intensità di questi pochi eletti. .. >>.




[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] L’autore qui si rifà a quanto scritto da Carl Gustav Jung in Tipi psicologici, Opere, vol. 6, edito a Torino nel 1979 da Boringhieri
[3] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[4] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore
[5] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[6] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore

sabato 17 giugno 2017

Barba e mascolinità

a ) La barba : indice di maturità sessuale

Negli uomini la barba comincia a crescere con la pubertà e la sua “ esuberanza “ è direttamente proporzionale alla produzione nel soggetto di testosterone. Nelle femmine solitamente si forma una peluria distinguibile solo da vicino ma nei maschi è tutt’altra musica. Mentre i Pease ( vedi bibliografia ), ricordano che l’uomo è l’unico  primate a cui in faccia crescano peli più lunghi che nel resto del corpo, Desmond Morris ( vedi bibliografia ), col suo amore quasi maniacale per i dettagli riferisce che nell’uomo essa cresce di circa mezzo millimetro al giorno, ovvero quasi 30 centimetri ogni 2 anni. Ricorda poi che il record mondiale di lunghezza per una barba supera i 5,30 metri mentre l’apertura massima registrata per i baffi è di 2,6 metri.
Nessun altro animale può vantare un simile primato e ciò significa, visto che gli uomini primitivi avevano un’aspettativa di vita pari a circa 20 anni e tenuto conto che le difficili condizioni di vita nonché di nutrizione dovevano avere effetti negativi sul suo “ rigoglio “, dovevano comunque trascinare un agglomerato di peli lungo oltre un metro, ovvero un qualcosa che sovente era più alto di loro e che se non avessero in qualche modo accorciato avrebbe finito per farli inciampare o per incastrarsi fra i cespugli o i rami più bassi degli alberi.
Una simile appendice inoltre, sommata ai capelli che anche allora probabilmente raggiungevano estensioni pari a quasi un metro, doveva caratterizzarci come animali alquanto bizzarri anche se sicuramente imponenti e quindi autorevoli. Fatto questo che, a titolo consolatorio, più era pronunciato più poteva contribuire a salvarci la pelle e a farci guadagnare l’ammirazione femminile.
Sembra del resto ormai relegata in cantina l’ipotesi che la barba servisse ai maschi quale sorta di sciarpa naturale a protezione della gola. Vero è che, in quanto cacciatori, erano più esposti delle femmine alle intemperie ma anche in questo caso una bella pelliccia avrebbe risolto definitivamente il problema, tant’è vero che, cita Morris, gli eschimesi, che sono gli uomini meglio attrezzati per sopportare il freddo, hanno cuscinetti di grasso e pochi peli al posto di una barba rigogliosa.
E’ più probabile invece ch’essa in sé non sia che uno dei corollari dell’avvenuta maturità sessuale. Alle femmine s’ingrossano fianchi, monte di venere, seni e deretano, ai maschi si sviluppano muscoli, pene e barba.
Ne consegue dunque che una giovane che  veda un soggetto le cui guance e il mento stiano per essere sopraffatte dai peli può supporre che l’individuo sia pronto per la copula.

b ) La barba quale segno di mascolinità

La faccia d’altronde è la sede di numerose ghiandole odorifere i cui effluvi, che sono graditi dalle donne, sono trattenuti più a lungo da chi ha una barba fluente. Non è un caso che durante l’adolescenza i giovani più attraenti perché interessati da una più grande attività ormonale che ne accentua i tratti virili, conoscano pure una iperproduzione delle ghiandole sebacee e soffrano delle eruzioni acneiche più gravi.
La visibilità della barba poi, che appare più fitta dei capelli e i cui peli sono di diametro maggiore, accentua il tratto aggressivo della mascella sporgente e questo, visto che i maschi hanno le mascelle già di per sé più massicce e il mento più sporgente delle femmine, dà loro un aspetto più imperioso anche quando sono distesi.
Nessun’altra specie animale può vantare un mento così esposto in avanti quando il soggetto è in collera e ritratto quando remissivo. Se una femmina avesse simili caratteri, e a volte succede, la considereremmo pericolosa  mentre le donne tenderebbero a giudicare i maschi meno dotati in questo senso come dei rammolliti. Questo nonostante che nessuno studio provi che le mascelle prominenti indichino che l’individuo sia un “ duro “. Si tratta di un nostro modo di reagire inconscio alla vista di atavici segnali associati alla bellicosità.

c ) La barba segno di status, potenza e saggezza

Il ruolo della barba tuttavia non si esaurisce qui. Molti milioni di anni fa, quando non avevamo l’ausilio della tecnologia,  il soggetto più forte e abile aveva la meglio. Era dunque più longevo e la barba aveva tutto il tempo di allungarsi. Era ovvio che costui, avendo tali caratteristiche, divenisse il leader del suo gruppo ed essendo il soggetto più forte poteva probabilmente avere tutte le femmine che voleva visto che altrimenti i rivali sarebbero stati uccisi o messi al bando. Del resto dal punto di vista femminile la cosa non costituiva una umiliazione : la fortunata che fosse riuscita a legarlo a sé avrebbe potuto sperare di godere di una protezione e di uno status invidiabili, condizione che giustamente lo faceva ritenere il partito ideale.
Date simili premesse non ci si deve sorprendere se ai tempi dei tempi la barba era considerata il simbolo virile di forza maschia. Morris ( vedi bibliografia ), ricorda che perderla era considerata una disgrazia e di solito i vinti, i prigionieri e gli schiavi venivano puniti appunto con la rasatura. Gli uomini giuravano sulla loro barba ch’era considerata sacra e  persino Dio era raffigurato con la sua bella e lunga lana. I Faraoni facevano lo stesso anche se le loro erano finte e così pure la regina egiziana Hatshepsut ne ostentava una quale segno della sua potenza. Antiche Dee erano raffigurate barbute in modo da attribuire loro maggiore importanza e lo fu anche una delle prime Martiri Cristiane. A poco a poco però le signore dal viso peloso finirono sempre più spesso come attrazioni nei circhi e quando l’interesse del pubblico per i mostri umani declinò, dovettero normalizzare il proprio aspetto per essere accettate socialmente e trovare altre fonti di guadagno. Non gli restò quindi che eliminare i peli in eccesso.
D’altronde pare che la pelle delle altre parti del loro corpo fosse liscia e bella come quella delle donne normali e che, secondo Morris, il fenomeno genetico che produce il pelo facciale sia altamente specifico.
Comunque sia, per mostrare l’alto status e la saggezza mascolina i sovrani delle antiche civiltà come la Persia, i Sumeri, l’Assiria e la Babilonia dedicavano molto tempo alla sua cura, giungendo persino a spruzzarla di polvere d’oro e a decorarla con fili d’oro.

d ) Le ragioni del radersi

Parrebbe strano dopo tutto ciò che si è detto riguardo la sua qualità di attributo maschile, parlare di tagliarla ma questo uso col tempo ha avuto il sopravvento, soprattutto in Occidente. Sicuramente la si sfoltiva e rimpiccioliva da sempre, altrimenti avrebbe costituito un intralcio durante le normali vicende di caccia o di guerra ma è risaputo che sacerdoti o devoti avevano preso a tagliarla per offrirla a Dio quale segno di umiltà e sottomissione.
In un momento successivo, quando le comunità stanziali cominciarono a  ingrandirsi fino a costituire dei veri e propri agglomerati urbani si ebbe la possibilità di avere un maggior numero di armati, che del resto necessitavano di un comportamento uniforme e capacità di disporsi in maniera coordinata. In questo quadro di razionalizzazione operato al fine di aumentare l’efficienza dell’esercito non sfuggì neppure la cura dell’aspetto e quindi anche il taglio della barba, che sembra sia stato fatto applicare su larga scala in Grecia, Roma e da Alessandro Magno. 
La barba lunga infatti poteva essere sfruttata dal nemico per neutralizzare più facilmente l’avversario. Senza contare che in essa s’annidavano parassiti fastidiosi, quando non debilitanti, che potevano facilmente migrare in quelle dei vicini e infestare così interi reparti. A sentir sempre il buon vecchio Morris pare addirittura che i romani si sbarbassero per distinguersi dai barbari, ch’erano barbuti.
Un’altra ragione che con l’evolversi della società potrebbe forse aver contribuito all’espansione della sbarbatura può andare ricercato nel parallelo con i primati che, pulendosi reciprocamente il pelo, rafforzano i legami con gli altri membri della comunità. Non è un caso che prima dell’avvento dei rasoi di sicurezza e poi di quelli elettrici il clima piacevole che s’instaurava tra barbieri e clienti abbia sicuramente migliorato l’umore delle giornate di molti e che questi quindi, non aspettassero che di rinnovare al più presto l’operazione.
Parallelamente a questa esperienza, probabilmente tipica di una età più avanzata dove l’evoluzione tecnica e sociale aveva portato alla crescita sempre più marcata di frange sociali più variegate, ricche  e sensibili alle gioie della vita, lo sbarbarsi venne preferito anche per altre ragioni.
Accanto agli uomini tutti di un pezzo infatti, dediti alla guerra e alla caccia e che mostravano orgogliosi  la barba lunga in quanto indicava la loro carica mascolina, ricchi commercianti, artigiani e a poco a poco cultori politici e delle arti liberali dovettero preferire radersi come segno distintivo di un nuovo genere di elite, più raffinata, igienista e quindi anche più curata nel corpo.
Accadeva così che, come l’aumentata vita sociale in molti casi portava a considerare “ bon ton “ il fatto che le donne neutralizzassero i propri forti odori sessuali, un certo tipo di maschietti convennero che fosse di buon gusto il non avere davanti al viso una fitta peluria sporca di cibo e di altro. Così facendo poi diventavano nettamente visibili i segnali trasmessi dalla bocca e le pur sottili sfumature d’espressione facciale, che nel genere umano sono più numerose che in qualsiasi altra specie animale. Oltre che a farli parere maggiormente comunicativi del resto, cosa nettamente più importante in un contesto sociale più complesso e quindi successivo a quello dove erano considerate le sole virtù guerresche, i contatti intimi con un uomo privo di peli facciali tipo carezze e baci davano a entrambi i partner sensazioni  più piacevoli.
La rasatura poi implicava che la persona godesse di buone risorse e di un certo status dato che aveva tempo e denaro da dedicare alla cura del proprio corpo. In alcuni casi poteva trattarsi addirittura di un tratto distintivo della tribù  rispetto a quelle rivali che mantenevano invece tradizioni più “ pelose “.
Senza contare che lo sbarbarsi significa bloccare, come sostiene Morris ( vedi bibliografia )  i propri : << .. Segnali mascolini di minacciosa autoaffermazione. .. >>. Il volto raso infatti ricorda maggiormente il volto di un bambino e stimola negli altri maschi sentimenti  paterni piuttosto che aggressivi. Potrebbe quindi essere preferito da personalità schive o sottomesse che, istintivamente, vogliano indicare ai leader che non hanno a che fare con potenziali rivali ma con rispettosi servitori.
In società più democratiche e quindi più vicine a noi ciò potrebbe significare che chi si rasa voglia annacquare l’impulso a primeggiare a vantaggio della cooperazione.
Anna Guglielmi d’altro canto ( vedi bibliografia ), fornisce spunti per una diversa considerazione. Secondo il suo punto di vista infatti persone introverse e insicure potrebbero lasciarsi crescere la barba proprio in quanto essa può, sino a un certo punto, nascondere espressioni emotive che minino l’immagine positiva che l’individuo voglia darsi.

e ) La barba e le mode

Si è sin qua detto che la barba, quale segno di virilità maschile è sempre stata tenuta in gran considerazione e i soggetti più barbuti spesso erano a capo della comunità. Accanto al suo culto tuttavia e indipendentemente dal fatto che schiavi, prigionieri e servitori fossero obbligati a sbarbarsi, si sviluppò a poco a poco il  gusto per il volto rasato. In parte ciò fu dovuto dal propagarsi nella società civile di abitudini maturate in ambito militare, in parte in ambienti sociali più raffinati, ricchi ed edonisti e comunque non in concorrenza con il potere civile e militare.
A volte il propendere o meno per un mento glabro fu dettato dal seguire la preferenza dei sovrani, o comunque da figure carismatiche. In altri casi gruppi antagonisti, con la eccezione dei maschi aggressivi o trascurati, preferirono farsi crescere lunghe barbe laddove prevaleva il gusto di rasarsi oppure tagliarle se la moda vigente considerava  “in “ il portarle.
Nei militari la barba era curata e appuntita, esprimendo per l’appunto le personalità organizzate e dominanti dei loro proprietari. Quella di hippies, pittori e poeti, personaggi che solitamente si caratterizzavano come ribelli e anticonformisti, era incolta e ispida e rifletteva il loro diniego delle regole e dei costumi dominanti.
In Gran Bretagna, durante il periodo elisabettiano, chi portava la barba dovette pagare una tassa considerevole, cosa che ovviamente ne limitò la diffusione alle sole classi abbienti, quale simbolo di status elevato. In altri contesti  gli uomini barbuti furono oggetto di ostracismo sociale. In società o in classi dove il ruolo maschile era ed è dominante la barba è un ornamento naturale molto apprezzato.
Fatto sta comunque che rasarsi fa apparire più giovani, puliti, socievoli e comunicativi.
Proprio perché l’assenza di peluria è uno dei tratti specifici della donna è ovvio ch’ella faccia di tutto per mantenere la propria pelle liscia. Non è un caso che l’industria offra e pubblicizzi decine e decine di prodotti atti ad aiutarla a mantenerla levigata.
Del resto, spiega Tonino Lasconi ( vedi bibliografia ), l’avere un derma meno follicoloso la rende più morbida e sensibile al tatto. Ciò in parte spiega perché  esse amino tenersi per mano, camminare a braccetto, baciarsi per salu­tarsi e siano più sensibili al caldo e al freddo.
Secondo i Pease ( vedi bibliografia ), gli uomini con tratti effeminati cercano spesso di apparire più virili ostentando una barba di due o tre giorni. Sempre a sentir loro chi è stressato o ammalato produce meno testosterone e dunque, se in quel caso volesse sembrare più sexy dovrebbe radersi meno frequentemente. Colui che invece, rasatosi al mattino, presenti a mezzogiorno già l’ombra della barba, dà invece l’impressione di essere un bel mandrillone.
Una considerazione a parte merita la barba a punta chiamata pizzetto, che aumenta le dimensioni del mento dando la sensazione che chi la porta sia ordinato e in gamba. I Pease però, al riguardo fanno presente ch’esso è in qualche modo connesso con il culto di Satana e pertanto chi lo porta  possa non essere ben visto in certi ambienti.
Affermano poi che è molto difficile che gli uomini cambino il modo di portare capelli e barba. A differenza delle donne infatti i maschi ( per lo meno le generazioni più vecchie ), risultano spesso così poco sensibili alle novità delle moda da continuare ad acconciarsi come piaceva loro in giovine età, ossia quando gli premeva d’inserirsi positivamente in società e spiccare parimenti davanti al gentil sesso. Avvenuto ciò la loro attenzione va poi a rivolgersi laddove sono più predisposti, ossia nell’affermazione sul lavoro, nello sport e più in generale nella risoluzione dei problemi.

d ) Gesti aventi per oggetto la barba e valutazioni circa la sua consistenza

Capita di vedere qualcuno passare la mano lentamente e più volte sulla guancia, come per accarezzarsi la barba. Lo fa solitamente chi deve prendere una decisione o sta seguendo una sua idea complicata. Indica dunque che sta riflettendo e che al momento non sa che partito prendere.
Toccarsela in un momento di agitazione può significare che si controlla se si è in ordine. Parrebbe ridicolo farlo ma si tratta di uno di quei casi che Morris ( vedi bibliografia ), definisce attività dislocate, ovvero : << .. Movimenti irrilevanti che si effettuano nei momenti di frustrazione o di conflitto interiore. .. >>.
Si accarezza la barba, vera o immaginaria che sia e in maniera affettata, magari anche sbuffando, chi vuole far capire all’interlocutore o agli amici che quanto si va dicendo ( o a volte ciò che si sta facendo ) è noiosissimo. Il buon Morris attribuisce questa gestualità agli austriaci ma in realtà mi pare alquanto più estesa geograficamente, essendo nota a esempio pure qui da noi.
In Arabia Saudita il muovere a destra e a sinistra le dita di una mano sotto il mento, come per scuotere la barba suggerisce che colui cui ci si riferisce l’abbia lunga e quindi sia un vecchio.
In Francia chi compie un movimento circolare sulla guancia con l'indice destro pare intenda far capire che l’interlocutore lo vuole ingannare.
Sempre in Francia uomini barbuti che in caso di alterco con un altro passino il dorso della mano sotto il mento e poi la spingano in fuori con un movimento ad arco verso l’avversario, come se volessero lanciargli addosso il proprio tripudio di pelo, pare intendano insultare l’altro piuttosto pesantemente. Visto ch’essa infatti è un simbolo di virilità, con questo gesto che Morris ( vedi bibliografia ), denomina : “ la barbe “ è come se in maniera stilizzata intendessero tirargli addosso o, forse, addirittura colpirlo con il proprio membro.
Boh! Paese che vai usanze che trovi ( sempre che siano ancora seguite )!
Interessante, anche se questa sua conclusione deriva da studi fisiognomici piuttosto che da risultati di ricerche scientifiche, è la seguente considerazione di Anna Guglielmi ( vedi bibliografia ).
A suo dire infatti  barba e baffi folti indicano che la persona è più por­tata per l’attività fisica, che è robusta e pratica. Se invece è più rada la persona tende maggior­mente all’attività mentale, è più delicata e apprezza le cose belle.

f ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A
Tonino Lasconi, Il misterioso linguaggio del corpo, Leumann ( Torino ) terza ristampa 1994, Editrice ELLEDICI
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini lasciano sempre alzata l’asse del water e le donne occupano il bagno per ore?, Milano 3° edizione BUR 2010, BUR
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini .. Perché le donne … La bibbia del vivere in due, Milano 2006, RCS Libri S. p. A.




martedì 6 giugno 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : sesto paragrafo

E’ ipersensibile, cerebrale e depresso


Secondo Naranjo[1] l’eccessiva docilità, che il 5 vive come : << .. Senso di debolezza, vulnerabilità e anche sensibilità al mondo delle persone e delle cose .. >>, e da cui si difende con la : << .. Torpidezza emotiva .. >>, indica una sua sottostante: << .. Ipersensibilità. .. >>. Questa, sebbene vada ascritta ( assieme : << .. All’orientamento cognitivo, all’isolamento dagli altri e all’introversione .. >> ), al : << .. Retroterra cerebrotonico .. >>, del 5, può essere : << .. Interpretata in parte come l’esito dell’esperienza di un dolore psicologico di cui solo per metà egli è consapevole : il dolore della colpa, il dolore di una solitudine non riconosciuta, il dolore del vuoto. .. >>.
Ciò fa si, proprio perché la sofferenza e la sensazione di non valere abbassano : << .. La soglia del dolore che questo individuo può sopportare .. >>, che il 5 : << .. Gentile, tenero e inoffensivo nella misura in cui non percepisce gli altri con uno scollamento autistico .. >>, manifesti : << .. Una gamma di comportamenti .. >>, che vanno : << .. Dalla scarsa tolleranza al dolore fino alla paura del rifiuto. .. >>.
Altrove Naranjo[2] spiega che : << .. I tipi appartenenti alla parte inferiore dell'enneagramma, il Quattro e il Cinque, sono quelli in cui è maggiore la sofferenza mentre in termini gene­rali i tipi che occupano la parte superiore soffrono di meno. I Nove hanno, psicologicamente parlando, la pelle spessa. La loro è una psicologia elefan­tina, una psicologia pachidermica. Hanno imparato a portare i loro pesi e ad andare avanti senza lamentarsi. E’ un sentimento diverso da quello dei Cinque che si rassegnano ma, pur non facendo esplicite richieste, provano una profonda insoddisfazione. .. >>.
Secondo Naranjo[3] il 5 è cerebrotonico, cosa che implica : << .. Un’inibizione mediata, a livello cerebrale, delle altre due funzioni primarie : la somatotonia e la viscerotonia. Essa implica inoltre, o porta, a un atteggiamento di attenzione consapevole, e quindi alla sostituzione dell'ideazione simbolica con una reazione imme­diata e manifesta allo stimolo. A quest’ultimo fenomeno si accompagnano le “ tragedie cerebrali “, o esitazione, disorientamento e confusione, che sembrano i sottoprodotti di un’iperstimolazione, senza dubbio conseguenza di un investimento “ esterocettivo “ squilibrato. .. >>.
Tutto ciò fa si che il 5 sia connotato da : << .. 1 ) postura e movimento trattenuti, rigidità;  2 ) reazioni fisiologiche eccessive; 3 ) reazioni manifestamente veloci; 4 ) amore per l'intimità; 5 ) intensità mentale eccessiva, estrema vigilanza, apprensione; 6 ) riservatezza di sentimenti, emotività trattenuta; 7 ) mobilità degli occhi e del volto molto controllata; 8 ) sociofobia; 9 ) comportamento sociale inibito; 10 ) resistenza alle consuetudini e scarsa capacità di seguire una procedura fissa; 11 ) agorafobia; 12 ) atteggiamenti imprevedibili; 13 ) trattiene il tono della voce e si trattiene dal far rumore; 14 ) ipersensibilità al dolore; 15 ) sonno scarso, affaticamento cronico; 16 ) concentrazione e aspetto giovanili; 17 ) dissociazione mentale verticale, introversione; 18 ) resistenza all'alcol e ai sedativi; 19 ) bisogno di solitudine quando è angosciato; 20 ) orientamento verso le ultime fasi della vita. .. >>.
Nogosek[4] scrive : << .. Quando mi trovo in una situazione nuova la mia preoccupazione principale è come adeguarmici. Per farlo, ho bisogno di conoscerla nel suo insieme e nell’interazione dei suoi singoli elementi. Tendo a mettermi nei panni delle altre persone per capire la loro posizione. La mia attenzione si concentra sulla posizione che gli altri occupano nel contesto generale e non su come si relazionano con me. Così facendo cerco di mantenere il controllo. Senza aver bisogno di suggerimenti altrui, mi affido alla mia percezione e alla mia capacità di riflessione per comprendere la situazione nel suo insieme. Se penso di andar bene, allora concludo che vado bene. Dopo ogni esperienza ripenso a come mi sono comportato con gli altri e decido come comportarmi la prossima volta che mi troverò nella stessa situazione.
( .. ) Il mio problema consiste però nell’avere trascurato il mio centro dell’istinto, la mia funzione istintiva. Ciò è evidente soprattutto nello sport, dove le reazioni istintive sono fondamentali. Il mio uso del centro del pensiero nelle attività sportive mi porta infatti ad avere reazioni lente e riflessive invece che spontanee; ciò mi ha reso ad esempio impacciato ogni qual volta ho cercato di giocare a pallone con gli altri. .. >>.
Naranjo[5] spiega che si potrebbe : << .. Usare il termine ' depressione ' per descrivere la povera vita emotiva dei Cinque ma è una depressione asciutta, non umida. Non pian­gono facilmente e sono apatici. In loro il pianto è un evento eccezionale ma la depressione è costante, unitamente a una scarsa energia e a un'atmo­sfera interiore desertica.
Ogni tipo ha il suo inferno ma l'inferno del Cinque è più simile a un limbo in cui non accade niente. Se il Quattro è teatrale, il Cinque è apatico. Ciò nonostante i suoi rapporti affettivi possono essere molto intensi, per­ché il Cinque è distante da tutti salvo che da se stesso. .. >>.




[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore
[3] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio. L’autore qui riprende tratti del tipo cerebrotonico descritti da W. Sheldon in : The Varieties of Temperament, pubblicato a New York nel 1942 da Harper and Brothers
[4] Robert  J. Nogosek, Verso una nuova vita, Cinisello Balsamo 1997, San Paolo Edizioni
[5] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore