Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

venerdì 15 marzo 2019

In attesa del prossimo inasprimento fiscale




Mi sembra interessante l’articolo d’apertura del dottor Vincenzo Summa, direttore della rivista Altroconsumo Finanza numero 1309 del 12 marzo 2019.
Nulla di particolarmente nuovo, comunque. Alcune nazioni europeee hanno una normativa fiscale più favorevole di altre e in questo modo attirano legalmente i profitti di aziende auropee. Ciò significa che, a causa dell’esportazione di capitali in paesi dove si facciano condizioni più favorevoli, gli erari di Germania, Italia e Francia hanno minori introiti. Per l’Italia si parla di 6,5 miliardi di euro e peggio va per le altre potenze sopra citate.
Le aziende sono cattivone ? No, fanno il loro mestiere che è quello di presentare ai loro azionisti i conti in regola e staccare cedole più alte pena la loro svendita e il relativo fallimento d’impresa. Si potrebbe invece ipotizzare che sarebbe conveniente armonizzare i prelievi fiscali portandoli anche in Italia a livelli simili a quelli degli stati meno esosi. A parte ciò merita comunque prendere in considerazione le conclusioni del dottor Somma.
6,5 miliardi di entrate fiscali in meno nelle casse di uno Stato come quello italiano che notoriamente non riesce a combinare alcunché se non indebitarsi ulteriormente, sommate alle minori entrate causate da una crescita economica quasi inesistente, comporterà ben presto un inasprimento fiscale e questo alla faccia delle promesse del nuovo governo di non aumentare le tasse. Del resto, se lo Stato batterà cassa, è da prevedersi che inasprirà i prelievi laddove può racimolarli in fretta e senza grande fatica, ovvero IVA, case, sigarette, conti correnti, pensioni e stipendi. Sognatevi che peschino gli evasori fiscali o chissà cosa s’inventino e scendete pure dalle nuvole se pensate di poterla scapolare votando nuovi rivoluzionari o vecchie carampane.
Ah! Prima di augurarvi buonanotte preciso che Altroconsumo Finanza non è un periodico al soldo di un qualche potentato economico che dica bugie per salvare i propri interessi e fare fesso il popolo. Altroconsumo Finanza non è altro che uno dei periodici pubblicati da Altroconsumo, storica associazione di consumatori ( non finanzieri ), che ha fatto la sua fortuna sposando le battaglie dei comuni cittadini alle prese con grandi aziende e marchi che ciurlano nel manico proprio coi consumatori finali, ovvero noi che fra i contraenti siamo la controparte povera e meno attrezzata.
Tanto per tediarvi ancora un poco: ho trovato interessante un brano inviatomi da “ Il punto 12 marzo“ de “ lavoce – info. La guerra dei dazi fra la gli USA e la Cina, che ha sicuramente contribuito a imballare l’economia mondiale nel 2018 e che probabilmente continuerà a influenzarla negativamente pure quest’anno non è assolutamente campata in aria. Il Presidente degli USA Trump alzando i dazi sulle esportazioni cinesi in America vuole mettere in difficoltà l’economia cinese e costringerla, se non vuole continuare a vedere ostacolate le proprie vendite, ad aprire il proprio mercato interno alle merci statunitensi. Come a dire : “ Nini, se tu vuoi che io compri le tue carabattole devi lasciarmi entrare a casa tua a venderti un poco di roba mia “. 

domenica 10 marzo 2019

Un po’ di fisiologia del capello

Charlie lo guardava con gli occhi socchiusi, come sulla spiaggia. La linea della sua schiena ferita. La prima lieve brina dell'età sui lati della nera chioma.

Da : " LA TAMBURINA " di JOHN LE CARRE’
… …
a ) Vita, morte e miracoli del capello

Dice il Morris[1] : << .. Ciascun capello cresce da una piccola sacca cutanea detta follicolo che ha alla sua base una papilla. Ricca di vasi sanguigni, essa fornisce le materie prime che vengono convertite nelle cellule del pelo. Queste si formano di continuo sulla superficie della papilla, le nuove spingendo verso l’alto le vecchie e facendo cosi crescere il capello in lunghezza. Infine la radice del pelo ( la parte sotto la superficie della pelle ) diventa cosi lunga che dal follicolo comincia a emergere la punta del pelo. Man mano che cresce, il pelo si indurisce. La sua sezione visibile, lo stelo, aumenta in lunghezza di circa un terzo di millimetro al giorno. .. >>.
La crescita media annua dei capelli è di circa 13 centimetri ma ciò non vuol dire ch’essa non conosca accelerazioni o rallentamenti. Si allungano infatti più lentamente da vecchi, durante le malattie, in gravidanza e nella stagione fredda. E’ invece più rapida nella convalescenza, forse per compensare il periodo di rallentamento causato dal malanno, in giovane età e con il caldo.
Quando un capello cade la papilla alla base del follicolo comincia a produrne uno nuovo. Dopo circa 6 anni essa smette l’attività e per circa 3 mesi diventa dormiente. In questo lasso di tempo il capello da essa formato cade e allo scadere del trimestre, giorno più giorno meno, il processo ricomincia daccapo. Ciò significa che normalmente il 90% dei capelli cresce mentre il restante 10%, disseminato in mezzo agli altri, rimane inattivo per 3 mesi prima di cadere.
Ne consegue che in testa mediamente, abbiamo 100.000 capelli e ne perdiamo circa 100 al giorno. Data la nostra attuale  longevità poi, si ipotizza che ogni papilla dia vita a 12 capelli. Se non li tagliassimo mai raggiungerebbero i 110 centimetri di lunghezza e, a differenza degli altri mammiferi, non siamo interessati da alcuna muta.
In alcuni casi, molto rari per altro, i capelli femminili continuano a crescere invece di cadere al sesto anno. Lo testimonierebbero signore aventi una capigliatura talmente lunga da calpestarla e situazioni eccezionali di donne aventi chiome lunghe dai 4 ai 5 metri : un vero delirio.
Accanto alla radice del pelo, all’interno del follicolo, vi sono le ghiandole sebacee che secernono il sebo. Questa è una secrezione oleosa che lubrifica i capelli e li mantiene in salute. Se iperattive le ghiandole producono troppo sebo, cosa che rende i capelli unti. Se ipoattive diventano secchi. Lavarli frequentemente comporta l’eliminazione di questo prodotto e la relativa perdita della sua protezione. Non che, comunque, ci si guadagni molto a non tenerli puliti.
Raro, anche se la cosa non è priva di conseguenze negative per chi la vive, è l’ipertricotiscmo, ovvero l’aver la faccia completamente ricoperta di capelli. E’ ovvio che la vita sociale  nonché l’autostima di chi ne è affetto diventi alquanto negativa ma, mentre in passato a costoro non restava che mostrarsi al pubblico per soldi ai circhi  o alle fiere, oggi possono cercare di apparire un po’ più normali e quindi accettabili dalla comunità seguendo programmi depilatori molto severi e continui.
Si ritiene che ciascun capello abbia una resistenza alla trazione di 160 grammi e possa allungarsi del 20 – 30% prima di strapparsi. Non è un caso che vi siano stati acrobati che eseguissero esercizi stando appesi per quelli.
Una persona bionda ha, in media, 140.000 capelli perché più fini; una castana 108.000; una rossa 90.000. Le donne bionde, che tra l’altro hanno i peli pubici egualmente chiari, hanno maggiori livelli di estrogeni, sono considerate più fertili e danno la sensazione di un maggior senso di giovinezza visto che i peli dei piccoli tendono a scurirsi dopo la nascita.

b ) Capelli e razze umane

E’ probabile che man mano che l’Homo Sapiens migrò in nuove parti del mondo e quindi era costretto ad adattarsi ai diversi climi, acquisì particolari peculiarità fisiche, tra le quali uno specifico colore dei capelli e della pelle ( visto che entrambi hanno lo stesso sistema di pigmentazione ). La cosa del resto, data la successiva tendenza a stanziarsi e ad accoppiarsi fra membri dello stesso gruppo, diede vita alle razze umane, ovvero ceppi più o meno estesi d’individui con fattezze e caratteristiche differenti gli uni dagli altri. Desmond Morris[2], che parte dal presupposto che l’origine delle diverse etnie sia dovuta alle evidenti modificazioni subite dal corpo per adattarsi ai nuovi e a volte estremi ambienti che via via gl’individui andavano colonizzando, ritiene falsa l’opinione che ve ne siano di superiori e inferiori. 
Che simili pregiudizi del resto siano strampalati lo dimostra il fatto che i paesi del terzo e quarto mondo, allorquando intoppino in condizioni favorevoli, riescono a ottenere risultati socio economici brillanti.
L’opinione avversa deriva dal fatto che gli europoidi raggiunsero per primi, grazie alla concomitanza di fattori favorevolissimi, livelli demografici, produttivi e bellici di prim’ordine, tanto che finirono per assoggettare gran parte delle altre popolazioni. Da ciò ne derivò l’acquisizione di un senso di supremazia razziale che ancora oggi, nonostante il decadimento dell’Occidente, fa fatica a venire spento.
Il fatto è che, nonostante la scienza non abbia più dubbi sul livello d’intelligenza degli altri gruppi umani, le differenze a volte estreme di costumi, tradizioni e credenze e questo nonostante che le migrazioni spingano alla loro amalgamazione, non favoriscono, nè una pacifica convivenza, né un giudizio positivo su chi sia “ diverso da noi “.
Per fortuna tuttavia non sono le differenze dei capelli a incidere sulla consistenza dell’antipatia per gli stranieri, tanto più poi che la moda abbisogna di esempi sempre nuovi di tagli di abiti, accessori e acconciature e quindi spesso propone e pubblicizza stili che attingono a piene mani dai contenuti etnici. Si tratta di un’operazione di marketing estremamente efficace : basta associare agli appartenenti di comunità lontane uno spirito che possa risultare in un certo qual modo romantico e in questo modo le loro caratteristiche fisiche e abitudinarie acquisiranno una valenza estetica gradevole per un certo tipo di pubblico. E questo indipendentemente dal fatto che in realtà quelle costumanze siano parte integrante di gruppi sociali brutali o comunque con connotati negativi. 

c ) Capelli, clima e loro colore

Tornando a temi più classici le cellule dei popoli abitanti in paesi tropicali hanno molti granuli di melanina allungati e ciò li fa apparire neri. Nei climi temperati, dove l’irraggiamento solare è più limitato e la melanina è meno necessaria, le capigliature tendono al castano mentre nei climi freddi dove il sole si vede poco e quindi v’è ancor meno bisogno di melanina, il colore dei capelli che va per la maggiore è il biondo. Gli albini, tanto per non farci mancare niente, non hanno melanina e quindi i peli del loro cuoio capelluto sono addirittura bianchi.
Molte persone hanno i granuli di melanina di forma sferica invece che allungata e ciò dà ai loro capelli un colore rosso. Questo capello ha la massima diffusione nella Scozia meridionale senza che però i loro proprietari ne traggano grandi benefici.
Chi manca completamente dei granuli di melanina allungati e li ha solo sferici avrà capelli biondo dorati. Se quelli saranno modesti rispetto agli sferici avranno un colore bruno rossastro, se in numero notevole rispetto agli sferici appariranno neri ma con sfumature rossastre.
I capelli grigi in sé non significano nulla non essendo altro che un misto di capelli vecchi, che mantengono il loro colore e quelli nuovi, bianchi, che sono disseminati con gli altri. Allorché la quantità di questi ultimi aumenti, segno che i vecchi cadono più rapidamente, il nostro capo sembra tingersi di grigio.  Quando poi la sproporzione è tale da lasciar predominare solo i nuovi la nostra capigliatura diviene sempre più bianca e segnala che siamo vecchi.

d) Capelli, clima e loro forma

Che la quantità di melanina dei capelli così come quella della pelle incidano sulla nostra capacità di adattarsi al calore, cosa che come si è visto non parrebbe convalidata dai possessori delle chiome rosse, è ancor più messa in discussione dalle forme dei capelli.
Se è vero infatti che i capelli a spirale, ovvero quelli crespi ( eliotrici ), dei negroidi intrappolano nel loro interno dell’aria che funziona da isolante nei confronti del diretto irraggiamento solare, è altrettanto vero che i capelli ondulati ( cimotrici ) degli europoidi e quelli lisci ( lissotrici ) della razza mongoloide potrebbero fare altrettanto nei confronti del freddo se fossero crespi come quelli dei negroidi, cosa che purtroppo non avviene.
Secondo Desmond Morris[3] l’ipotesi più probabile che da ciò può trarsi è che i capelli lisci e lunghi delle popolazioni mongoliche, potendo scaldare il collo e le spalle di una persona, siano tipici delle zone fredde mentre i capelli ondulati o ricci degli europei, più adatti a climi miti, erano un compromesso fra questi e quelli crespi dei negroidi, che per altro, non pendendo sul collo e le spalle, evitavano che queste parti del corpo sudassero.
La differenza però le fecero le grandi migrazioni degli europei e dei popoli mongolici che li spinsero ad adattarsi discretamente bene in habitat del tutto diversi da quello loro originario e in tempi così brevi ( alcuni secoli ), da non consentire mutamenti genetici ( questi infatti abbisognano di tempi lunghissimi prima di potersi ingenerare ). Da ciò ne conseguirebbe che le varie forme di capelli costituirebbero, assieme agli altri tratti caratteristici quali la densità delle ghiandole sudoripare, la maggior presenza di grasso nelle popolazioni mongoliche tipiche dei climi freddi, ecc., evidenti indicatori dell’etnia di appartenenza. Segnali invitanti evidentemente, i membri che li riconoscono come comuni a sentirsi più facilmente parte di un certo gruppo e d’altro canto a essere accettati da questo, pur essendone estranei. 

e ) Riferimenti bibliografici
Tonino Lasconi, Il misterioso linguaggio del corpo, Leumann ( Torino ) terza ristampa 1994, Editrice ELLEDICI
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, L’animale donna,  Milano 1°  Edizione Oscar Saggi 2005, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini lasciano sempre alzata l’asse del water e le donne occupano il bagno per ore?, Milano 3° edizione BUR 2010,





[1] Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
[2] Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
 [3] Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A




lunedì 11 febbraio 2019

Segnali e comportamenti di rango




a ) Accessori e collaboratori domestici

Tanto per cominciare le scarpe solitamente sono di materiali e fattura pregiata. In genere poi sono lucidissime, tanto da far capire che chi le porta non svolge lavori manuali ed è sufficientemente ricco da perdere tempo e denaro per mantenerle linde.

Chi è davvero dominante poi tende ad essere particolarmente pulito e curato, tratto che richiede egualmente tempo e denaro ( saune, massaggi, ecc. ).

Ovviamente le auto dei benestanti sono di alta gamma. E’ quasi inutile ricordare che i modelli preferiti sono quelli al di fuori della portata dei meno abbienti o dai parvenu.

Avere a disposizione un’autista è un altro segno di potere e autorità reali, tanto è vero che i casi in cui persone altolocate decisero di spostarsi a piedi o in bicicletta per protestare contro l’inquinamento vennero ferocemente criticati dai colleghi di pari condizione. La ragione? Nonostante non si potesse certo affermare che le iniziative non fossero lodevoli, se si fossero generalizzate si sarebbe persa una importantissima occasione di mostrare la propria preminenza.

I ricchi sicuramente possiederanno diversi apparecchi telefonici, mobili e non, tutti di ultima generazione, ubicati e collegati strategicamente. Al di là di ciò comunque e, soprattutto in ufficio, il grande dirigente non ama digitare personalmente il numero in quanto trattasi di lavoro manuale che a suo avviso dev’essere svolto da personale di rango inferiore.
Di solito infatti è la propria segretaria a occuparsene. Altro particolare interessante : chi ha la posizione di maggior rilievo spesso fa in modo, quando non lo esige, che sia l’altro a chiamarlo cosicché sia costui che debba parlare con la sua segretaria e non lui.

Molto importante per i magnati è la servitù. In passato ve n’era in abbondanza ed era appannaggio anche di benestanti di grado inferiore. Oggi le persone disponibili a svolgere questo lavoro sono in numero molto minore, quindi agli occhi della gente hanno assunto un valore maggiore e chi ne ha a servizio figura come persona notevole.

Tanto più si è gerarchicamente importanti tanto meno ci si porta dietro borse portadocumenti piene di cartelle e fogli vari e questo perché si dà per scontato  che, quanto più si conta tanto più ci si debba occupare di questioni veramente importanti.
Al contrario a chi è più in basso nella scala sociale viene demandato il disbrigo delle faccende burocratiche, la tenuta e l’aggiornamento delle agende di lavoro, ecc. ovvero i compiti di routine. Chi è al vertice invece non porta assolutamente niente se non un segretario e magari un codazzo di altri collaboratori e guardie del corpo. Se fosse altrimenti infatti che preminenza assoluta avrebbe? Se dovesse portare tante borse da parere un facchino e magari dovesse pure gestirle dove troverebbe poi il tempo e l’attenzione per sviscerare i vitali problemi che ha in agenda?

Al personaggio preminente  poi è concesso mettersi comodo rispetto all’interlocutore. Da costui invece ci si aspetta che si disturbi o comunque mantenga una posizione condiscendente. Il capo quindi lo intratterrà rimanendo placidamente stravaccato su una comoda poltrona e con il sedile più alto rispetto quello dell’ospite, cosa che gli consentirà di guardarlo pure dall’alto al basso. E’ dunque normale, anche se si fa accomodare il sottoposto in un ampio e morbido sedile, che il superiore si sieda su uno più alto in modo da accentuare il disagio del subordinato.
Non è un caso che i sovrani si  facessero preparare degli scranni sopraelevati e ampi, impreziositi da stoffe, a volte da ori e pietre preziose ( troni ) che segnalavano la loro supremazia, sia mantenendo una postura rilassata, sia rimanendo più in alto degli altri.
Ovviamente a noi poveri mortali sarà difficile avere un colloquio con qualche sovrano e quindi provare sulla propria pelle quel senso di piccolezza e quindi d’inferiorità che l’ambiente sfarzoso e il trono sontuoso intendono incutere.  Senza andare tanto lontano tuttavia, qualcosa del genere ci può egualmente capitare nel mondo del lavoro quando siamo chiamati a colloquio da un qualche capo che rimane seduto su una poltrona dirigenziale dietro una grande scrivania mentre ci invita a occupare una poltroncina più bassa, quando non si tratti di una seggiola. Può capitare addirittura che, sapendo che l’interlocutore fumi, cerchi di metterlo maggiormente a disagio lasciando il portacenere a una certa distanza da costui in modo da costringerlo a intraprendere strani sforzi per poterlo raggiungere. A volte, tanto per rendere le cose ancor più difficili, il superiore può collocare la poltroncina destinata al sottoposto a una certa distanza dalla scrivania, in modo da farlo sentire ancor meno a proprio agio.
Diverso è invece il caso del capoufficio che si alzi e si segga accanto all’interlocutore, senza più farsi scudo della scrivania : in questo caso l’atteggiamento del superiore sarà senz’altro meno altezzoso e più benevolo.

b ) Comportamenti con gli altri denotanti un alto status

Solitamente chi entra senza bussare e si reca deciso fino alla scrivania dell’altro si comporta come un padrone di casa incurante della presenza degli altri. Si tratta di individui autoritari o sfacciati al punto da non considerare punto le esigenze degli altri che reputa come aventi poco più valore di un mobile. Il suo contrario è invece dato da colui che bussa e, nonostante venga invitato a entrare, si fermi a parlare sulla porta. Il suo disagio davanti a quell’ufficio e al suo occupante è massimo e ciò significa pure che probabilmente l’occupante è il suo capo. Tra questi due estremi esiste poi la posizione intermedia : colui che dopo essere stato invitato entra e si ferma a comunicare a metà stanza. Anche in questo caso il soggetto è a disagio rispetto a colui che risiede nell’ufficio, da cui se ne può concludere che quello sia il suo superiore ma ciò nonostante è giunto sino a quel punto e la cosa indica una maggior consapevolezza di sé rispetto al caso precedente.

Coloro che lascino la borsa sulla scrivania di un altro, o ci si appoggino o vi si siedano addirittura, o vi gettino sopra fascicoli di lavoro, avranno sicuramente confidenza con l’occupante che, in caso contrario, potrebbe aversela male in quanto un luogo datogli in gestione è stato trattato irrispettosamente e, dato che inconsciamente costui la recepisce come una propria appendice, ciò si riferisce pure a lui.
Non a caso un simile comportamento è tipico dei capi autoritari ed è spesso mal tollerato dai sottoposti che sentono violato il proprio spazio vitale nonché, a volte, la privacy. Sarebbe molto meglio avvisare del proprio arrivo anche solo tossendo e dando in mano a costui la documentazione che il superiore vuole che studi.

Una persona di vaglia che, come si è già detto, si sente superiore e quindi tiene a distanza chi non sia suo pari, o se non possa farlo mantenga un atteggiamento distaccato, si farà sicuramente desiderare se cercato da persone di rango inferiore e questo anche se i signori in questione avessero preso un appuntamento. Questo tra l’altro perché la persona importante, in quanto tale, sa giudicare, vivere e decidere al meglio e quindi i suoi consulti non possono che essere richiestissimi. Detto ciò è ovvio che non abbia tempo per le questioni da poco così come è scontato per noi, poveri tapini delle classi inferiori, queste attese vengono tollerate piuttosto bene. Anzi, dubiteremmo della capacità della persona desiderata se nella sua sala d’attesa non vi fossero altre persone e venissimo fatti entrare subito nel suo studio.
Non è un caso che sia ormai entrato nell’uso comune di professionisti, artigiani e quant’altro, di farsi attendere per darci a intendere che sono molto ricercati e quindi molto in gamba

Quando due animali si confrontano finisce che il più debole dei due si sdraia a terra mentre l’altro vi sale sopra. Con questo gesto vengono definiti una volta per tutte i loro rapporti gerarchici e terminano le ostilità. Fra gli uomini non accade la stessa cosa : o la tensione degenera in uno scontro fisico e allora vince il più forte e fortunato oppure, se uno dei due riconosce la supremazia dell’altro, tenderà a porsi nei suoi confronti in un modo che l’altro non lo avverta come pericoloso, ovvero facendosi tanto più piccolo e mostrando tanto maggior deferenza quanto più potente l’altro verrà avvertito  ( quindi a seconda del caso vi s’inchinerà davanti, oppure vi si genufletterà oppure vi si prostrarrà ).
Non è un caso che nel linguaggio comune ci si riferisca spesso ad aggettivi come “ elevato “ o “ altolocato “ per definire una persona fiera, sicura e vincente mentre con attributi come  “ basso “ s’intendono individui umili, gretti, subordinati. Così come non sorprenderà ricordare che chi non ha paura e vuole attirare la folla deve comunque sovrastarla per rendersi visibile mentre le divinità risiedono nei cieli. D’altronde chi riveste alti ruoli istituzionali o professionali tende a sedersi su una poltrona che gli faccia acquistare altezza rispetto agl’interlocutori.
Fare una graziosa riverenza nei confronti di un qualche personaggio aveva per le signore un significato simile al riconoscimento della propria inferiorità sociale così come il togliersi il cappello per gli uomini. Se non lo si porta, cosa ormai piuttosto comune al giorno d’oggi, ha lo stesso valore simbolico poggiare una mano al lato della fronte e poi scostarla, come se ci si scappellasse in segno di omaggio. Lo stesso vale per il saluto militare anche se soventemente, il copricapo o elmetto che sia, vuoi per ragioni legate alla sicurezza personale, vuoi a causa della rigida etichetta collegata all’uniforme, lo si lascia ben calcato in testa. 

Se in una serie di contesti la persona eminente s’interpone all’altro in tutta la propria altezza e alterigia, in altri può comportarsi in maniera completamente rilassata. E’ questo il caso di quando è in casa propria e s’intrattiene con l’interlocutore trascurando il rispetto di ogni formalità. Ciò significa che le regole di decoro e di rispetto a cui sono tenute le persone normali non valgono per quelli del suo ” calibro “. In alcune occasioni addirittura e soprattutto quando il proprio ruolo rispetto quello dell’altro sia molto elevato e l’altro si senta molto inferiore oppure speri d’ingraziarselo per ottenere qualche favore,  può comportarsi, nonostante si trovi nell’abitazione dell’altro, come se fosse nella propria.

c ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, L'occhio nudo, Milano I edizione Oscar saggi Mondadori 2002, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Fabio Pandiscia, Comunicare bene, Francavilla al Mare 2009, Edizioni Psiconline S.r.l.
Allan e Barbara Pease, Perché mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi?, Milano 5° edizione Sonzogno 2006, R:C:S: Libri S. p. A.











lunedì 4 febbraio 2019

I segnali di rango o status symbols


v  

a ) Sulla natura degli status symbols

Da che mondo è mondo i personaggi di spicco della comunità, ovvero quelli cui gli altri si riferiscono nei momenti più delicati della vita sociale o personale, sono riconoscibili dal vestiario indossato, dagli oggetti di cui si circondano e dai riti che accompagnano la propria attività. Si tratta dunque di veri e propri segnali di prestigio sociale che hanno lo scopo, sia di accentuare la presa emotiva dei preminenti sui componenti della tribù, sia da parte di questi ultimi di attribuire una maggior efficacia alla loro azione grazie anche all’energia che spesso si credeva che emanassero da quei simboli. In questo modo si crea una prima fondamentale divisione sociale del gruppo dove una parte attinge sicurezza dalla capacità organizzativa, strategica o spirituale di alcuni ( si pensi al capotribù o allo sciamano ), i quali, a loro volta, acquistano considerazione o onori che portano alla richiesta e all’ottenimento spesso forzata di privilegi quali la priorità di scelta nella spartizione del cibo, l’ottenimento dei partner più allettanti e tutta una serie di atti di deferenza.
Le modalità con le quali queste gerarchie vengono stabilite è ovviamente in relazione con il modo di porsi con la maggiore  o minore generosità ambientale e, dati i frequenti attriti con altre comunità per l’occupazione di terreno più fertile o di territori di caccia più fecondi oppure per la preferenza della razzia quale stile di vita, soventemente sono assurti al ruolo di capi i personaggi più violenti e brutali.
Dato tuttavia il graduale aumento della grandezza delle società e della loro complessità si sono andate un poco svalutando le capacità guerresche individuali a fronte della formazione, fra le pieghe delle nazioni, di una pletora di figure aventi rilevanza differenziata. Abbiamo così persone che ereditano ricchezze e prestigio dai propri genitori, cosa però che non garantisce che costoro abbiano le stesse abilità degli avi. D’altronde essi avranno una ragione in più per essere orgogliosi dei propri natali e quindi decanteranno i propri illustri antenati ai quattro venti, cosa che costituirà un ennesimo segno di elevato stato sociale.
Seguono poi i manipolatori che hanno una dannata abilità a conquistare la fiducia della gente e quindi a orientarne le decisioni a proprio vantaggio, nonché i talentuosi, ovvero quelli in grado di acquistare onori e denari grazie al proprio ingegno.

b ) I veri potenti oggi ostentano meno le loro ricchezze

Mentre la caratteristica delle società antiche era il potere assoluto dei sovrani e della nobiltà, con la conseguente  ostentazione dell'opulenza e della mancanza d’inibizione, nella moderna società occidentale vigono forme di governo più democratiche. Nel Medioevo infatti la ricchezza dello Stato si basava sull’agricoltura e in particolar modo sul numero delle famiglie da cui si poteva ricavare le tasse. Le guerre espansionistiche dunque, per ovvi motivi erano all’ordine del giorno e così pure gl’intrallazzi matrimoniali per accrescere questi cespiti. Con l’andar del tempo tuttavia la stessa reciproca tattica ha reso questo tipo di conflitti sempre più cruenti, dall’esito incerto e temporaneo e quindi, paradossalmente, meno proficui. D’altro canto oggigiorno le entrate derivanti dall’industria hanno soppiantato, per importanza, quelle provenienti dall’agricoltura e questo ha portato in auge una serie di figure sociali prima inimmaginabili. Imprenditori, tecnici, commercianti e operai si sono a poco a poco rivelati come i veri motori della ricchezza delle nazioni e le tensioni scatenate per far si che le loro esigenze venissero tenute nel debito conto hanno costretto i sovrani a ceder loro fette sostanziose di potere dando così luogo a forme di governo più rappresentative. I mass media del resto hanno completato l’opera contribuendo notevolmente a propagare valori più consoni alla nuova situazione.
Ne consegue che alle famiglie reali, anche se odiernamente non hanno più potere politico, per rispetto dei loro ruoli passati, dei meriti attribuitigli e in rapporto direttamente proporzionale alla ricchezza della nazione, sono tollerati l’uso di costumi, rituali e proprietà sfarzose che a persone ben più ricche verrebbero ferocemente criticate perché derivanti da fortune frutto dello sfruttamento della povera gente.
Chi detiene  il potere economico e politico dunque, onde sfuggire alla berlina mediatica, deve far di tutto per mostrarsi meno eccentrico, compreso lo sfoggio in maniera meno evidente del proprio benessere.
Vi riescono, sostiene Desmond Morris, ne “ L'animale uomo “, edito a Milano nel 1994 da Arnoldo Mondadori Editore S.p.A : << .. Mostrando il proprio potere indirettamente. Indossano abiti che non danno nell'oc­chio, convenzionali, praticamente indistinguibili da quelli di un impiegato di banca. Ma astuta­mente si circondano di tutti gli accessori del potere. Quando passeggiano, sono attorniati da assi­stenti e guardie del corpo. Quando viaggiano, siedono in automobili di rappresentanza apposita­mente costruite, fiancheggiate da motociclisti. Quando parlano, hanno davanti a sé non uno, ma un'intera foresta di microfoni. In altre parole, le esibizioni dello stato sociale si sono spostate dal corpo del personaggio potente al suo sistema di supporto. In questo modo egli trasmette un dupli­ce messaggio: anche se non mi do delle arie, il capo sono io; oppure, anche se sono il capo, non mi do delle arie. Il messaggio può essere letto in entrambi i sensi. .. >>.

c ) I mondani

A un gradino più basso dei Sovrani, dei Presidenti di Stato e dei potentati economico-finanziario, ovvero tra gli ereditieri di grandi patrimoni, tra i figli di papà e i personaggi mondani, vige in genere la considerazione di far parte di un mondo esclusivo per gusto, educazione, superiorità intellettuale e mezzi.
Inutile dire che chi non abbia i sopraddetti requisiti non possa assolutamente essere ammesso fra gli “ eletti “ e data la supposta superiorità dei membri di un simile gruppo v’è la tendenza a scegliere oggetti, posti e locali in qualche modo originali e a occuparli in esclusiva. Tutto ciò diviene di moda e chi rientra nella categoria dei fortunati a la page è addentro alle cose ( in-the-know ), è in!
Interessati come sono alla bella vita si tratta di soggetti senza un potere reale a parte i privilegi sociali ma a differenza dei sovrani il cosiddetto jet set evita come la peste i riti e le cerimonie formali. Perseguendo poi l’esclusivismo come stile di vita rifuggono quanto è ordinario, scontato e alla portata di tutti e quindi l’esibizione dei segnali di prestigio così come dei loro eccessi rimangono confinati in ambito privato. In tal modo assolvono la funzione d’impressionare i rivali ma nel contempo rimangono meno noti al grande pubblico e quindi sono egualmente meno criticabili.
Qualora del resto un qualcosa confacente al gusto delle persone “ in “ divenga alla portata di persone d’estrazione sociale diversa gli appartenenti al bel mondo lo abbandonano per ricercare altro che non sia ancora “ intaccato “ dalla plebaglia.
In realtà questa èlite dai gusti raffinati e libertini gode del fatto di dettare le regole della moda e del bon ton all’opinione pubblica ma non sopporta il contatto con persone che non siano alla loro altezza e soprattutto, a dimostrazione della propria sopraffina finezza, vogliono mostrare che non desiderano essere al centro dell’attenzione ma che vivono seguendo esclusivamente la loro alta levatura, incuranti dell’effetto che hanno sugli altri. Del resto è proprio questa finta noncuranza spacciata come facente parte della propria natura a renderli più intriganti. Un conto infatti è dare l’impressione di vivere come si è veramente, guidati unicamente dal savoir faire che danno alta educazione e cultura, tutt’altra cosa è invece vivere come si pensa facciano le persone in.

d ) Gl’imitatori

A livelli più bassi ferve ovviamente l’invidia che si può esprimere con feroci critiche e, in situazioni particolarmente virulente, con la volontà di abbattere i privilegi. Normalmente tuttavia vi sono stratificazioni sociali anche all’interno
delle classi più povere e quindi anche in questo caso gl’individui meglio piazzati economicamente o socialmente cercheranno di dimostrare d’essere al di sopra della media esibendo il possedimento di oggetti, apparecchi, vestiario, ecc. che siano più ricchi. Non avendo però risorse sufficienti si devono accontentare di copie di beni pregiati. E’ quindi probabile che invece di circondarsi di cose semplici ma di fattura artigianale o comunque in linea con l’arte popolare locale preferiscano beni che imitino quelli in voga fra i più abbienti. Preferiscono dunque il falso costoso dimostrando così una completa mancanza di gusto, ovvero proprio quello che vorrebbero far capire di avere.
A quanto pare è solo nel campo della moda maschile che il divario fra il vestiario dei ricchi e quello degli imitatori è meno marcato. Questioni di praticità legate al ruolo e alla mentalità dell’uomo infatti limitano la varietà dei capi offerti per tutti i giorni e questi spesso traggono spunto dagli sport, dalla caccia e dalla pesca, ovvero dalle attività predilette dai maschi. Questo tipo di abbigliamento, per ovvie ragioni, è più semplice e dunque alla portata di individui meno benestanti anche se comunque i più abbienti acquisteranno quelli impreziositi dall’alta qualità della stoffa, delle rifiniture e dei particolari ( a esempio : i bottoni d’oro ).
Tipici sono i casi ricordati da Desmond Morris (  L'animale uomo,  Milano 1994, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
) : ovvero l’uso della bombetta che in origine era il casco del cavaliere e l’utilizzo della giacca sportiva presa a prestito da quella da caccia. Più originale e nel contempo grottesco è stata l’adozione del maglione di lana, capo ch’era tipico dei pescatori francesi e che piacque ai benestanti più originali per far vedere ch’erano stati in Riviera. Caso simile è quello dell’abbigliamento tipico delle più svariate  discipline sportive, che spesso i privilegiati indossano per far vedere di praticarle. Nel caso poi che le case di moda mettano in commercio modelli più economici e quindi alla portata di persone ben più modeste, allora i potenti ne cercheranno di più esotici ed esclusivi.
Caso a sé poi è quello dell’arrampicatore sociale che cerca disperatamente di essere alla pari coi maggiorenti per trarre profitto dalle importanti relazioni sociali  tessute, ovvero l’esserne definitivamente accettato e ottenere incarichi lucrosi..

e ) L’eccentricità dei divi

In un’epoca come la nostra dove chi svolge ruoli chiave tende a ostentare meno sfarzosamente la propria preminenza i grandi divi hanno spesso raggiunto un livello di sciatteria mai visto. Sebbene possa sembrare strano visto l’enorme seguito che essi hanno, la cosa in realtà non è dovuta ad alcunché di particolarmente illogico. Il fatto che i fans grazie ai media ne conoscano le fattezze visive ( foto, film, passaggi televisivi, ecc. ), fa si che quelli non necessitino di mostrare segni di distinzione particolari per essere considerati come si conviene.
In parole povere ciò significa che l’opinione pubblica, che  ne riconosce i volti e le fisionomie grazie allo spazio visivo dato loro dai media, li gradisce grazie ai ruoli interpretati e questo al punto che non ha più importanza come loro si presentano nella vita quotidiana. Anzi, la trasandatezza che spesso li accompagna deve venir letta come l’esser così sicuri della propria importanza e dell’ascendente sul pubblico dal cercare arrogantemente di raggiungere e superare i limiti imposti dal decoro.

f ) Il genio non sente il bisogno di ostentare

Caso a parte è quello dei geni e degli artisti, solitamente piuttosto disinteressati ai segnali di status. Il fatto è che tutta l’attività di costoro è volta alla creazione di opere il cui valore a volte può permanere per secoli, cosa che garantirà loro una duratura considerazione. L’impegno produttivo dunque, data la consapevolezza dell’ importanza  che potrebbe avere il lavoro finito, può divenire così intenso da assorbire tutta l’attenzione e le forze del talentuoso e questo al punto da non volerle disperdere in attività meno rilevanti. Da qui la mancanza d’interesse per l’esibizione di simboli connessi al proprio stato.
Diverso è il fine e l’attività dei potenti : essa è tutta basata sul momento contingente e per la precisione sulla possibilità di mantenere o aumentare il proprio influsso a scapito della concorrenza. E’ logico che in questo caso l’esibizione di status symbols coincida con la segnalazione del proprio livello di potenza e benessere, nonché con le ambizioni perseguite. Dalla qualità di queste trarranno dunque la soddisfazione di far rosicare i rivali meno fortunati e anche se quelli meglio piazzati li snobberanno sapranno però della presenza di individui o famiglie aventi una certa qual valenza con cui magari potrebbe valer la pena allearsi o comunque stare all’erta.
E’ dunque anche più difficile, essendo volte alla logica terra terra della supremazia materiale, che queste strategie contengano in sé elementi tali da lasciare un alcunché di duraturo e originale nel ricordo dei posteri.

g ) Donne, bambini e profittatori 

Anche se le cose sono radicalmente cambiate nella società occidentale e le donne acquisiscono spesso ruoli sociali importanti che prima erano prerogativa maschile, nella maggior parte dei casi gli uomini fanno ancora fatica a vedere in esse pericolosi rivali. Il fisico più minuto, gli occhi grandi, la minore prestanza nella lotta, nella caccia, la possibile corresponsione affettiva e il loro ruolo di procreatrici, fa si che il maschio si senta protettivo e bendisposto nei loro confronti. Non parliamo poi se si tratta di avere a che fare con bambini. La loro immaturità fisica e intellettuale non può certo spingere a intravvedere in essi pericolosi concorrenti e quindi a costoro vengono consentite reazioni che non verrebbero tollerate da un adulto, anzi! Semmai rinverdisono i sopiti istinti paterni volti appunto a difenderli dai pericoli e a formarli.
Data la posizione sociale raggiunta in società poi è logico che gl’individui preminenti siano alquanto presuntuosi e amino spesso circondarsi di adulatori che, a seconda della perizia adoperata, possono sperare d’ingraziarseli e quindi di ottenere vantaggi che consentano loro di migliorare la propria posizione sociale. Speranze simili nutre chi cerca di essere divertente “ a tempo pieno “. Non avendo infatti particolari altre attrattive che gli consentano di conquistarsi il rispetto altrui costui fa sorridere il prossimo in modo che questi cerchi la sua compagnia. Del resto non avendo grande autostima spesso irride se stesso non meno che gli altri. Lo stesso vale per il chiacchierone che in questo modo cerca di attrarre una quantità di attenzione che diversamente non riuscirebbe ad avere e l’attaccabrighe, che grazie alle liti e con un poco di fortuna può ritagliarsi uno spazio maggiore rispetto ai comuni cittadini.

h ) I non privilegiati

E’ ovvio che chi non faccia parte della schiera dei “ potenti “ accusi la cosa come frustrante : non è infatti molto piacevole venir considerati dei sottoposti, soprattutto se si è persone molto ambiziose.
Oddio! Se la comunità è molto piccola allora vigerà comunque un ambiente più aperto, che non fa grossissime differenze tra i capi e i sottoposti e il disagio patito dai subordinati sarà inferiore. In una grande e complessa società tuttavia le cose cambiano e il divario economico, politico e sociale esistente tra i preminenti e gli altri è notevole e si tende a farlo osservare con severità. Sarà proprio nelle pieghe di questi gruppi che nasceranno le più grandi invidie e ribellioni.
Alcuni, pochi per la verità, cercheranno di far fortuna altrove, più spesso si cerca di sfuggire la noia e la frustrazione e  rilassarsi dall’intenso ritmo imposto dalla vita urbana, con sostanze stupefacenti, e questo a danno della propria salute.
Altri modi di evasione da una realtà comunque non gratificante li si attuano leggendo libri, guardando la TV, i film, viaggiando, facendo sport, seguendo hobby, giochi, frequentando feste, cerimonie, giocando d’azzardo, ecc.

i ) Riferimenti bibliografici

Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, L'animale uomo,  Milano 1994, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A


martedì 8 gennaio 2019

Il rialzo dello spread non fa bene alle banche italiane




Visto che l’Epifania “ tutte le feste se le porta via “ dobbiamo riabituarci a divenire preda di pensieri meno allegri. Uno di questi è dato dallo spread, che altro non è se non la variazione della differenza tra il rendimento di un titolo di Stato decennale italiano e il rendimento del suo "gemello" tedesco. I suoi alti e bassi così come si sono venuti a configurare hanno comportato un calo del valore dei BTP in circolazione. Le nostre banche, che ne hanno quasi 400 miliardi in cassaforte e che li hanno comprati quando il loro prezzo era molto più alto registrano dunque una perdita secca elevata in fatto di valore patrimoniale e redditività.
Seppur tralasciamo il discorso che in questo modo lo Stato s’indebiterà ancor di più in quanto a fronte di un prestito di tot euro pagherà tot più x d’interessi, non possiamo ricordare di osservare che, come detto in Altroconsumo Finanza n. 1299 del primo gennaio 2019 : << .. Il rialzo dei rendimenti rende le banche meno solide .. >>.
La Banca d’Italia infatti : << .. in un rapporto pubblicato in queste settimane, la nostra Banca centrale ha calcolato che un aumento dell'1% dei rendimenti dei BTp farebbe calare, in media, l'indice Ceti di uno 0,5% (0,4% per le banche più grandi, addirittura 0,9% per le più piccole, ma il legame tra dimensioni e rischio non è sempre univoco, ne è un esempio Mps). .. >>.
Non solo : << .. Ad aggravare la situazione c'è il fatto che, negli ultimi mesi, le banche italiane sono tornate ad acquistare più BTp di quelli rimborsati: se a febbraio ne avevano in bilancio per 345 miliardi, ad agosto l'importo è risalito a 372 miliardi. È, almeno in parte, un effetto della "fuga" degli investitori esteri: questi ultimi hanno oggi solo il 24% del nostro debito pubblico (non era così basso da anni) e le banche di casa nostra hanno dovuto mettersi una mano sul cuore, e l'altra sul portafoglio, per stabilizzare il mercato con i loro acquisti. Morale, il rapporto tra titoli di Stato e patrimonio, che era in calo da anni, è risalito al 93% ( .. ). .. >>.
A peggiorare la situazione delle banche è il loro possesso, a giugno 2018, di almeno 225 miliardi di euro di crediti irrecuperabili. Sempre lo stesso numero di Altroconsumo Finanza sopra citato ricorda che gli istituti di Credito hanno compiuto notevoli sforzi per disfarsene, tant’è vero che nel 2015 questi erano 350 miliardi, tuttavia non è che 225 miliardi di euro siano proprio quisquilie.
Il fatto è, prosegue a dire l’autore dell’articolo, che  : << .. Questa pulizia di bilancio non è stata affatto indolore: in buona parte, la diminuzione dei crediti "marci" è stata ottenuta vendendo in blocco pacchetti da miliardi di crediti, magari a prezzo da saldo pur di liberarsene e rispettare così le normative di vigilanza. E questo ha significato enormi perdite per le banche, che in molti casi hanno dovuto ripianarle con aumenti di capitale, cioè chiedendo altri soldi agli azionisti. .. >>.
A quanto pare : << .. L'ammontare dei crediti marci resta enorme: il 10,2% del totale dei prestiti concessi, mentre in Europa questa percentuale è in media del 4%. Solo in Paesi come Cipro e Grecia questa percentuale è più alta della nostra (intorno al 30%), ma visti i guai di queste due economie, non è certo un confronto lusinghiero .. >>.
Abbiamo banche dunque con sofferenze tali da porle agli ultimi posti in Europa come solidità e se questo può fare un baffo a chi pensi che sono cattive e ingorde, eccetera, è anche bene ricordare quanto strillavano i correntisti e i detentori di titoli e azioni quando qualcuna di queste  è fallita. Qualcuno si è suicidato, qualcun altro è divenuto, non per suo desiderio, barbone e così via mentre i nostri politici promettevano interventi a loro favore.
Pensiamo un poco che casino monterebbe in Italia se i primi 3 o 4 Gruppi bancari fallissero e qualche milione di italiani rimanesse di punto in bianco senza un euro e senza la possibilità di ottenere crediti.
Ecco perché i Governi solitamente “ aiutano “ le banche in difficoltà : questo è senza dubbio il male minore rispetto al loro fallimento e alla crisi sociale che causerebbero.