Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

giovedì 3 gennaio 2019

Caratteristiche delle persone di rango





Uno status symbol, in senso lato, è qualunque cosa che possa essere legato allo stile di vita di una persona importante. Si può quindi trattare di un titolo, di una carica politica o un incarico professionale oppure del possesso di beni di un certo qual valore. Si tratta solitamente di oggetti che, facendo parte del corredo di un individuo di potere e indicando la posizione conquistata, hanno poco a che fare con la sua finezza spirituale, che, notoriamente, non serve quasi mai a scalare le vette del potere. In Occidente del resto è considerato desiderabile e quindi un indicatore del proprio rango, l’avere un aspetto giovanile e una certa qual vigoria e questo spiega la fortuna di palestre, centri benessere e soprattutto di centri di chirurgia estetica.
Un certo qual “ savoir faire “ inoltre non guasta; si tratta di un’abilità che in una famiglia da tempo agiata si acquista, sia con studi esclusivi, sia sapendo affrontare con stile spostamenti o situazioni mondane complicate.

Come accennato altrove, status e moda vanno a braccetto e la cosa è abbastanza ovvia : una persona che abbia potere e prestigio non può non venire remunerata profumatamente e fatta oggetto di particolari attenzioni e la cosa non potrà non riflettersi nella ricchezza e bellezza dei manufatti a sua disposizione.
Rispetto al passato tuttavia, vi è una maggiore stratificazione sociale, ossia un numero consistente di persone che ha acquistato un ruolo che gli garantisca un certo agio. Per capirci meglio : non ci sono più nobili, clero, contadini e servi ma commercianti, dirigenti, impiegati, giornalisti, eccetera i quali hanno una certa preparazione culturale e discrete entrate che li fanno ambire ad avere beni di un certo livello.
Alle aziende, ovviamente, incentivare il consumo di beni di più alta gamma offrendoli a un numero maggiore di clienti serve ad aumentare i profitti mentre per i nuovi clienti si tratta del raggiungimento di un sogno ma, quanto più rapidamente questo accade, tanto più gl’individui di potere si sentono invasi dalla massa e cercano oggetti esclusivi.
Da qui il pressoché continuo lancio sul mercato di gamme di prodotti esteticamente ricercati e con prestazioni  via via maggiori che poco hanno a che fare coi bisogni reali della gente.
In altri settori ciò significherebbe il fallimento di quelle aziende ma all’industria del lusso tutto è permesso e questo proprio perché  i suoi clienti sono al di sopra di qualunque logica legata al rapporto prezzo e qualità.

L’enorme diversità di educazione, frequentazioni, possibilità e cultura fa si che gli abbienti non si trovino a loro agio con persone di ceto inferiore, spesso giudicati zotici, goffi, ignoranti e lecchini. Se dunque i rapporti fra questi diversi gruppi non sono idilliaci tanto vale rimarcare la propria superiorità erigendo un muro tra sé e loro. Non è un caso che nell’intimità delle loro sontuose dimore si sentano a loro pieno agio, liberi dall’obbligo di dispensare cortesie verso i meno agiati con la speranza di parere moderni e democratici. 
Pare poi che i vecchi ricchi siano più generosi con la servitù e questo per accaparrarsi i migliori servizi e che disprezzino più i nuovi ricchi che il volgo. Solitamente poi sono bene educati e, avendo consolidato la propria situazione socio-economica da tempo, hanno maturato convinzioni che ormai fanno parte inscindibilmente della loro persona e che difficilmente abbandoneranno. Non apprezzano dunque le novità e questo li rende differenti dai nuovi ricchi la cui posizione è meno stabilizzata e quindi nutrono la speranza di trarre profitto dalle nuove situazioni.

La persona più importante così come l’animale preminente, forte degli scontri vinti che l’hanno incoronato tale, ha acquisito una sicurezza e un’autorità così grande che gli fa venir meno la voglia di agitarsi e farsi in quattro per mostrare al prossimo il proprio valore. Il maschio dominante dunque rispetto agli altri è più immobile e parla meno perché, essendo già stata riconosciuta la sua valentia in precedenti conflitti, non deve dimostrare più nulla al prossimo.
Ciò non significa che in situazioni ufficiali i nostri magnati o i politici rimangano sempre tranquilli come pasque. Frequenti infatti sono gli scarichi di tensione come il sistemarsi ( o tormentarsi ) i gemelli, la cravatta, l’orologio, la giacca, la borsetta o il vestito. Questi tra l’altro sono gesti che comportano il circondarsi in un qualche modo con un braccio ovvero formare una barriera che, sebbene non possa isolarli da nessun contatto reale dà però la sensazione di una qualche forma di protezione.
E’ da ricordare tuttavia che oggigiorno, dove la supremazia non è più conseguenza della vittoria di una lunga sfilza di duelli ma anche frutto di una maggior preparazione culturale, le persone di una certa influenza hanno un linguaggio più ricco e quindi è meno necessario accompagnare le frasi con gesti per cercare di rendere più comprensibile quanto detto. Non solo, quanto più si è anziani e questo a prescindere dalla importanza attribuitagli dalla comunità, tanto minore è il tono muscolare, cosa che incide sulla espressività.
Senza contare poi che in Gran Bretagna e in Oriente v’è la concezione che un tratto peculiare delle classi dirigenti sia l’autocontrollo delle proprie emozioni. Da qui la derisione del volgo e in particolare delle popolazioni italiane e francesi troppo loquaci, ansiose, bisognose di appoggio e terribili gesticolatori. Ne consegue l’educazione all’impassibilità quale atteggiamento appropriato per una persona di nobile schiatta.

Le persone potenti cercano di occupare uno spazio note­volmente superiore agli altri e questo perché sono ben consapevoli che la cosa conferisce loro maggior prestigio. Dunque se si vede una persona seduta e abbracciare gli schienali delle seggiole vicine si ha a che fare, tendenzialmente, con un capo.


a ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, L'animale uomo,  Milano 1994, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, Lo zoo umano,  Milano 1°  Edizione Oscar Saggi 2005, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A




domenica 16 dicembre 2018

Ai fautori dell’uscita dalla UE


 

Secondo Altroconsumo Finanza numero 1296 dell’11 dicembre 2018, l'emendamento del conservatore inglese Dominic Grieve, votato dal Parlamento prevede che, a decidere sulla Brexit se non passa l'accordo trovato dalla May, sia questi e non il governo.
A questa sofferta disposizione la Camera inglese sarebbe pervenuta in seguito al parere espresso della corte di giustizia europea secondo il quale entro fine marzo la Gran Bretagna è libera (se vuole) di revocare unilateralmente la Brexit.
In caso dunque di bocciatura della proposta della May riguardo l’accordo con l'Europa, il Parlamento inglese potrebbe o uscirne senza, oppure tentare una tardiva marcia indietro.
Se però : << .. Prevalesse un'uscita dall'Europa senza approvare alcun accordo con essa, la Gran Bretagna rischia la crisi peggiore degli ultimi 70 anni. Lo ha messo nero su bianco (vedi AF 1.295) la Banca d'Inghilterra, che dice chiaramente che la ricchezza del Paese potrebbe crollare, nella peggiore delle ipotesi, di ben il 10,5%, e che la sterlina potrebbe arrivare a deprezzarsi sull'euro fino al 25%!. .. >>.
Che dire!
Solo un paio d’anni fa si salutava la vittoria dei fautori dell’uscita inglese dalla UE come l’aver premiato una linea politica coraggiosa e lungimirante verso un’Europa Unita che avrebbe condotto il vecchio leone britannico alla rovina. A molti pareva un esempio che noi italiani avremmo dovuto in qualche modo seguire, sempre che avessimo avuto i “ coglioni “.
Eppure oggi non sembra che come allora caroselli d’invasati dipinti e sventolanti striscioni inneggino ancora la secessione inglese .. Dove sono finiti tutti quelli ch’erano entusiasti della cosa?  Hanno paura a uscire di casa?
La verità è che questioni del genere non vanno prese alla leggera e affidate all’umore di una  popolazione esagitata dai più bravi imbonitori del momento e che alla fine ne premierà gli sforzi concedendo loro il proprio voto.
Non si tratta di cambiare un auto o un elettrodomestico basandosi sul consiglio interessato di questo o quel venditore. In questo caso infatti tutt’al più potremo portare a casa un prodotto  inadatto che al massimo lasceremo marcire in cantina. Nei casi riguardanti decisioni di carattere nazionale o, peggio, internazionali, farsi prendere al laccio da questo o quel personaggio può significare solo andare incontro a disastri spaventosi.


domenica 9 dicembre 2018

Circa il Governo dei migliori .




La Repubblica Italiana nacque, sia dal disastro sociale e umano causato dalla Guerra voluta dal Partito Fascista e avallata dalla Monarchia, sia dal suo ricadere nella sfera d’influenza degli Alleati. Mi spiego meglio. La sconfitta militare inflitta dagli alleati, la fuga all’estero dei regnanti nonché l’occupazione nazista dell’Italia e l’insipienza del governo della Repubblica Sociale di Salò fecero ovviamente identificare, agli occhi della popolazione italiana, questi tre soggetti come i responsabili della tragedia cui era toccata loro e quindi indirizzarli verso formazioni politiche alternative. Le tensioni internazionali tra Est e Ovest poi, che negli anni ’50 del secolo scorso portarono alla “ Guerra Fredda “, influenzarono pesantemente l’andamento della politica nazionale. Si rifletterono infatti in un forte contrasto tra i partiti della sinistra nettamente filo URSS e le formazioni più moderate che, favorevoli all’Occidente, cercavano di assecondarne le direttive.
Ne seguì una sorta di lotta “ all’ultima sangue “ che coinvolse tutto il territorio nazionale e che contemporaneamente si rifletté, dapprima, in quella formidabile arena che fu la “ Costituente “ e poi nella logica Governo – Parlamento che ne seguì.
La Costituzione Italiana infatti, che nei fondamenti rispetta i dettami di quelle delle nazioni occidentali, tolse smalto al Potere Esecutivo a fronte dei due rami del Parlamento e la cosa, al di là della decantata vittoria della democrazia, rifletté in realtà il compromesso che raggiunsero i gruppi politici dell’epoca.
La cosa non è poi così difficile da capire come sembra. L’Italia vantava in effetti la più forte coalizione di sinistra delle nazioni occidentali; la cui punta di diamante era costituita dal PCI che, legato com’era a filo doppio con l’URSS, non poteva che ambire a disarticolare l’esecutivo a vantaggio di un potere legislativo su cui poteva avere un’influenza ben maggiore. La DC e le altre organizzazioni, se vollero concludere la partita e dare una Costituzione al paese, dovettero cedere su questo terreno sperando di riuscire comunque a controllare la situazione ( si pensi al grandissimo bacino elettorale su cui poteva contare la DC nella cattolicissima Italia ). Solo che i decenni successivi si rivelarono meno favorevoli a loro di quanto sperassero.
Ne fu grandemente responsabile “ La Ricostruzione “ e poi “ il miracolo economico “ in quanto una platea sempre maggiore di famiglie conobbero un miglioramento economico che permise ai figli, sia  un’aumentata scolarizzazione, sia il sostegno degli avi affinché potessero avere un destino migliore.
Le nuove leve d’altro canto, partendo già così favorite ci misero poco a decidere che non volevano una vita sacrificata come quella dei propri genitori e cominciarono quindi a caldeggiare miglioramenti salariali, diritti civili,  riforme politiche e sociali. Avendo dunque una forte componente antisistema premiarono i gruppi politici sinistresi, extraparlamentari e non e seppur non tutti i giovani fossero così radicali, anche i più moderati contribuirono non poco a innovare i partiti tradizionalisti. La lotta politica a un certo punto, si fece addirittura incandescente ma entrambe le parti alla fine degli anni 70 persero lo slancio.
Il “ miracolo economico “ infatti era alla fine : le lotte sindacali avevano portato ad avvicinare i salari italiani a quelli occidentali rendendo quindi i prodotti dell’industria a bassa tecnologia più costosi e quindi meno interessanti per i clienti. Il conseguente rallentamento produttivo e la recrudescenza della concorrenza internazionale determinarono la chiusura  di stabilimenti e l’incremento della disoccupazione  e la cosa portò a intensificare l’intervento statale, sia come investimenti pubblici che in spese correnti.
La politica dunque dovette adeguarsi alla nuova situazione e alla lunga vennero premiati elettoralmente i partiti che seppero spendere meglio i soldi pubblici massimizzandone il ritorno in finanziamenti e consenso elettorale. Fu il periodo che portò all’inchiesta “ Mani Pulite “, contraddistinto dall’utilizzo a tutto spiano delle “ mazzette “, delle assunzioni e degl’investimenti pilotati. Fu il PSI di Craxi che in questo gioco fece la parte del leone ma così come la DC e il PCI non resse ai successivi scossoni internazionali. Anche perché i Paesi dell’Est cedettero la spugna.
A onta di tutti i piani quinquennali e di tutti i successi nazionali sbandierati infatti, l’economia statale dell’URSS e degli stati satelliti non fu in grado di reggere i livelli occidentali e quindi ad aumentare proporzionalmente il benessere della popolazione. Il sistema quindi crollò accettando la logica del profitto e ciò portò alla fine della “ Guerra fredda “. Il fatto che la Russia non costituisse più il nemico numero uno e non avesse più bisogno di partiti comunisti nazionali che sostenessero la sua politica internazionale lasciò orfano il PCI che vide così venir meno la sua stessa ragione d’essere, ovvero dare ai lavoratori la speranza di un futuro migliore sotto l’egida della falce e martello sovietica. Della cosa tuttavia non poterono giovarsene neppure  la DC e il PSI, squassati come furono dagli scandali emersi con l’inchiesta “ mani pulite “.
Del resto, dato che l’ex blocco sovietico non costituiva più un grosso problema internazionale, ai paesi della NATO non serviva più appoggiare politicamente ed economicamente i partiti filo occidentali italiani così come era accaduto in passato e questi, lasciati al loro destino e alle note vicende giudiziarie, si sfasciarono.
Nacquero nuove formazioni, i dirigenti più compromessi delle prime furono estromessi e cominciarono a tenere banco persone che sino ad allora erano state in secondo piano ma il peggio fu che, nonostante fosse finito il periodo delle grandi tensioni ideali e  politiche, i dirigenti politici non seppero sostituirle con altre che fossero altrettanto allettanti. Il centro sinistra quindi, il cui nucleo dirigenziale era ancora infarcito di ideologia statalista, non fece altro, per almeno un quindicennio, che riproporre una politica fatta d’inasprimento fiscale volta a finanziare una spesa pubblica perequativa. Il centro destra ad accusare tutti di comunismo e prefiggersi un potere esecutivo più forte e liberista, ovvero a sposare la linea “ Occidentale “ in voga al momento.
Gli elettori al giro premiarono una volta gli uni  e gli altri ma l’insoddisfazione crescente verso l’operato politico in generale fece si che le loro preferenze cambiassero destinatario a ogni tornata elettorale.
Del resto la crescita impetuosa dei paesi emergenti, dove la manodopera ha prezzi irrisori e i costi sociali sono pari a zero fa si che i prodotti occidentali e italiani in particolare siano a mal partito. Ciò significa aziende che chiudono, delocalizzano, stilano contratti con condizioni salariali più sfavorevoli, cresca una disoccupazione che non possa essere facilmente assorbita dal “ pubblico “ già pesantemente indebitato e vengano diminuiti gli ammortizzatori sociali.
Senza contare l’immigrazione senza freni, lo stato di continue tensioni interne che caratterizzano i paesi nordafricani e mediorientali e la radicalizzazione antioccidentale dei loro abitanti.
Se è vero che quando un paese sta economicamente bene la sua popolazione è stabile e facilmente controllabile dalla politica, nel caso in cui i cittadini si dibattano tra una crescente povertà gli uomini pubblici non hanno grande scelta : o ripristinano lo stato di benessere perduto o sono destinati a fallire.
Visto d’altro canto che recuperare  il reddito perduto è quasi impossibile o per lo meno lo sarà per molto tempo è normale che il paese viva uno stato di conflittualità perenne che elettoralmente si esprime nel premiare chi prometta benefici immediati e consistenti. Da qui la fortuna e conseguente rapida caduta dei leader delle varie coalizioni andate al Governo allorquando non siano riusciti a dare quanto ripromesso.
In un simile contesto comunque uno dei nodi centrali rimane il potere legislativo e politico detenuto dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Non è un caso che siano le elezioni di questi due organismi a catalizzare lo sforzo politico dei partiti di accaparramento delle preferenze e questo perché non essendo prescritte che minime differenze di requisiti per poter diventarne papabili, i loro eletti rappresentano in percentuale il gradimento raggiunto dai partiti che li hanno candidati. Ciò premesso ne consegue che da un punto di vista fattivo costoro cercheranno di far affermare i punti salienti del programma della coalizione di appartenenza.
Il fatto è, tuttavia, che il vincolo ideologico che li spinge ad affermare determinati posizioni non è detto che coincida con il bene del Paese. Cosa che mi pare assodata osservando l’operato politico degli ultimi cinquant’anni.
Direi dunque che vi sia un problema di qualità degli atti legislativi prodotti dalle due Camere e questo consegue al fatto che gli eletti non sono i “ migliori “ ma solo coloro su cui si sono riversate le preferenze dei votanti della circoscrizione elettorale.
Ricordo che in seguito a una passata inchiesta giornalistica che metteva in luce l’assenteismo di senatori e deputati costoro risposero diventando virtuosi quanto a presenza, voto di provvedimenti e presentazione di progetti di legge. Solo che anche facendo così non è che si sia combinato gran che.
Giulio Tremonti ne “ Lo stato criminogeno “ edito dagli Editori Laterza nel 1997, spiega che siamo sommersi dalle carte. Vi sono leggi che regolano qualsiasi cosa, accavallandosi spesso le une alle altre in un caos dove è difficile discernere il da farsi dal vietato. Non è certo questo il modo attraverso il quale risolveremo le nostre difficoltà. Il problema non è la quantità dei provvedimenti attuati ma la loro ponderatezza e questa non è possibile se proviene da persone interessate solo a favorire la propria fazione. Abbiamo bisogno invece di persone sagge che riflettano sul rapporto vantaggi/ danni collaterali che ciascun atto può dare luogo e finiscano per adottare quello più proficuo.
In un simile contesto che purtroppo ritengo sia più “ Fantapolitico “ che reale, dove il consenso per una diversa azione sia di una mole tale da riuscire a modificare senza problemi la Costituzione, preconizzerei un Senato della Repubblica dove possano essere eletti solo uomini eminenti della cultura, della scienza, delle arti, dell’economia, delle finanze e del diritto nonché il top dei manager pubblici e privati ( a esempio il Direttore di Poste Italiane, dell’INPS, di Banca d’Italia, dei Carabinieri, delle Forze Armate, eccetera ), che per via del proprio alto reddito non abbiano bisogno di particolari altri emolumenti che non siano il godere del prestigio di far parte delle più elevate Istituzioni e poter contribuire al buon andamento della vita nazionale. A contraltare di questa Camera piuttosto “ seriosa “ e sicuramente poco innovativa potremo affiancarvi l’altra formata dagli eletti delle più disparate associazioni di categoria in numero direttamente proporzionale al peso percentuale che questi hanno rispetto alla popolazione attiva. Via libera dunque ai sindacalisti nominati dalle organizzazioni nazionali, ai giornalisti, agli altri liberi professionisti, ai rappresentanti del commercio, dell’artigianato, dell’industria, e cosi via. Entrambe le Camere avrebbero il compito di proporre iniziative di legge che verrebbero inviate all’altra Camera che le restituirebbe con i suggerimenti o la bocciatura del caso. Cosa di cui la Camera proponente terrà conto nella successiva redazione, in modo da equilibrare i possibili “ voli pindarici “ di ognuna. 
Si avrebbero così una Camera dei Deputati e un Senato i cui membri eccellenti ricalcherebbero grosso modo la composizione sociale della Nazione, conoscerebbero molto bene i problemi e le potenzialità della categoria d’origine e i provvedimenti verrebbero valutati secondo l’importanza che essi potrebbero avere per la Nazione e nel rispetto dell’opinione dei rappresentanti delle più disparate categorie operanti nel territorio.
.. Che dire! .. E’ solo un abbozzo teorico .. ma confesso che l’idea mi piace! ..







sabato 1 dicembre 2018

L'astensionismo è il vero vincitore delle elezioni




A ogni tornata elettorale sentiamo i leader dei partiti vincenti sproloquiare sul fatto che la maggioranza dei favori del voto popolare dà loro il diritto al governo ed è un tradimento non soddisfare la sua volontà.
Lungi da me dissentire dalla tesi in questione solo che vorrei fare una precisazione : ben venga che un partito o una coalizione raccolga il 35-40% delle preferenze degli elettori, ma l’altro 60-65% dove lo mettiamo? Senza contare che il 35-40% non è reale ma calcolato sui votanti.
Ebbene : in Italia v’è circa un 40-45% di elettori che si astengono. Ciò significa che chi ha premiato la formazione che ha prevalso in realtà non è il 40-45% della popolazione ma questa meno gli astenuti.
In soldoni : sarebbe bene che i politici fossero meno tracotanti e più seri perché questa consistente frazione di cittadini, lungi dall’essere di serie B, non è solo costituita da malati terminali o “ desaparacidos “ irresponsabili ma da persone che  sanno bene quel che non vogliono, ovvero l’ennesimo carico di arrivisti che gridano ai quattro venti di avere tutte le possibili risposte in mano ma che poi non cavano un ragno dal buco. Sono dunque costoro che costituiscono il vero scoglio che i partiti devono evitare se vogliono avere vita lunga e il bello è che si tratta di una maggioranza silenziosa, non facilmente coinvolgibile da talk show guidati, né tanto meno abbindolare con dei bei articoli sui giornali o sterili conferenze.
Il fatto perciò che tutti i leader degli ultimi Governi abbiano posto l’accento su promesse di assunzioni record o di 80 euro in busta paga o facilitazioni pensionistiche o contributi ai disoccupati altro non è che un esca per accaparrarsi il voto di alcune frazioni popolari, non del popolo. Il popolo infatti, che poi comprende la totalità dei cittadini, ha migliaia di sfaccettature che non possono essere limate a eguaglianza di quelle degli altri grazie a qualche provvidenza. La cosa non è così facile come sembra perché sennò non avremmo più problemi da anni.
Arrogarsi quindi la pretesa di rappresentare le giuste istanze popolari è una “ sparata “ che ha un grande effetto sulla gente ma che non può che rimanere tale.
.. Forse questo non sarà altro che un esercizio di filosofia ma la storia dell’uomo è costituita da un progressivo e continuo contenimento della risposta istintuale a vantaggio di reazioni programmate. Valgano pochi esempi per tutti : nessun animale si veste, scalda il cibo o costruisce case così elaborate. Abbiamo dunque imparato che, spesso, prima di agire d’impulso è meglio ponderare .. e se questo è il nostro destino tanto vale riflettere un poco di più e seguire il “ branco “ un poco di meno! 

martedì 6 novembre 2018

In attesa dei prossimi eventi politico-finanziari




Altroconsumo Finanza numero 1290 si sofferma ancora una volta sulla nuova manovra finanziaria. Questa settimana il Governatore della BCE Draghi ha ribadito che se lo spread italiano aumenterà i relativi Titoli di Stato diminuiranno di valore e ciò potrebbe avere grosse ripercussioni sul bilancio delle banche in quanto, nonostante i conti a posto, vedrebbero notevolmente diminuito il proprio valore contabile. La soluzione auspicata è quella della prudenza, dell’abbassare i toni e ridurre lo spread.
Del resto non appena la BCE terminerà a dicembre il piano di acquisti di titoli di Stato all’Italia, per finanziare il probabile deficit in aumento non resterà che rivolgersi dapprima e con esiti dubbi al mercato internazionale e poi alla BCE stessa. L’istituto però non ha il potere di finanziare il debito pubblico insofferenza dei singoli Stati. Può solo attivare lo scudo anti-spread che prevede che lo Stato in sofferenza, , prima di vedere i soldoni, sottoscriva un piano di riforme con l’Europa. Il che equivarrebbe al commissariamento dell’Italia.

Ne vale la pena?  …

giovedì 1 novembre 2018

Dubbi




Secondo OTTO FENICHEL, ( dal TRATTATO DI PSICOANALISI, edito a Roma nel 1951 dalla Casa Editrice Astrolabio ), i conflitti istintuali dei coatti, spostati sul campo intellettuale prendono i connotati del ruminare e dei dubbi.

Per MILTON H. ERICKSON ( dai SEMINARI, Volume terzo. La comunicazione mente-corpo in ipnosi, edito a Roma dalla Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore ) dubitare amplia la capacità ricettiva.
Quando il paziente crede non lo comprendiate bisogna offrirgli qualche esempio in cui si mostra un atteggiamento divertito per la situazione ( a esempio : <<  E’ un bel mal di testa quando si sente una mosca zampettare sul tappeto! >>. ). In questo modo il paziente pensa che quelle sensazioni le ha anche lui o per lo meno cerca di ricordare se le ha provate. Rimane così nel dubbio  e sarà ricettivo alle idee. Dell’interlocutore.

ANDREA CAMILLERI  ne : “ L’ETA’ DEL DUBBIO “ scrive :
<< .. Non c’è dubbio che a forza di non avere dubbi ti vieni a trovare senza nessun dubbio nella merda.
Allora è meglio forse farti venire qualche dubbio. .. >>.