Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

martedì 4 settembre 2018

Acconciature




<< Al salone Scheffel c’era  la permanente  in  offerta speciale! >>, esclamò Karin.
<< Davvero? >>, chiese  Hedwig. << Bisogna proprio che ci vada. Sembro un Mocio Vileda! >>.

Da : “ WONDERBRA DELLE MIE BRAME “ di JIL KAHOLY

a ) Perché si curano i capelli

Alla base della necessità primordiale di voler manipolare i nostri capelli è il fatto che, se lasciati al loro destino, diverrebbero tanto lunghi da impacciarci fino all’inverosimile. Ciò spiega senz’altro le ragioni primordiali che hanno spinto alle manipolazioni degli abbondanti peli piantati nel nostro cuoio capelluto anche se non ci aiuta a capire a che cosa possa mai servire tanta abbondanza in capo. Per analogia coi comportamenti dei primati però, che passano molto tempo a ripulirsi vicendevolmente il pelo, si può comunque inferire che la cosa contribuì a cementare le relazioni amichevoli tra i membri della comunità. Lo spulciarsi reciproco, oltre che essere un modo per passare il tempo quando non si era occupati nella ricerca del cibo, creava indubbiamente un benessere fisico che esemplificava l’utilità e lo stato piacevole che si poteva ottenere intrecciando con gli altri rapporti non aggressivi ma collaborativi. Da ciò alla nascita di una figura professionale esclusivamente dedita interamente alla cura dei capelli, ovvero del barbiere, passeranno parecchi millenni ma i germi sono probabilmente da intravvedersi qui e nello sviluppo delle prime civiltà, quando le persone al potere cominciarono a servirsi di schiavi o comunque di servitù fidata e considerata abile in questo campo.
Data poi la visibilità, la ricrescita che cancella i tagli precedenti invitando così a farne altri e la facilità con cui possono venire manipolati, è facile capire come mai i capelli siano divenuti oggetto di molte attenzioni. Tanto per cominciare una pettinatura ordinata indica una persona severa e disciplinata che, essendo appunto orgogliosa di questo suo modo d’essere, lo trasfonde alle sue “ appendici “. I capelli sciolti, a meno che non siano sporchi e ispidi tipico di una persona trasandata, riportano a uno stato maggiormente naturale, più comodo e sensuale. Non è un caso che molte signore prima di andare a letto liberino, quando possibile, i propri capelli. Persone conformiste sceglieranno i tagli che vanno per la maggiore mentre a quelle meno socievoli sarà indifferente apparire gradite.
Molta attenzione poi, e soprattutto da parte delle donne la cui chioma dà maggior libertà di gestione, è rivolta a nascondere i capelli bianchi, segno di vecchiaia e quindi di minor vitalità e fertilità e lo stesso vale al cercar di conferire agli stessi una maggior foltezza, lucentezza e vaporosità. Queste caratteristiche di solito indicano che le loro proprietarie sono sane e forti e quando non è così che si cerca di mascherare in qualche modo la propria debolezza.  Per sopravvivere in condizioni difficili infatti e raggiungere una posizione decente nel proprio gruppo nonché avere una prole robusta, è necessario che entrambi i partner siano di ottima costituzione. Non è un caso che si tenda a essere istintivamente attratti da individui che sembrino godere di tali requisiti e spesso, quando non vogliamo dare ascolto all’istinto ci pensano i genitori a indirizzarci dove pensano vi sia una maggior convenienza.  
Al riguardo è bene ricordare che anche il fatto di tenere in ordine la propria chioma, segnalando l’ aver cura di sé, co­munica una buona impressione per coloro che vanno alla ricerca di amici o di buoni partner. Il dedicarsi alla propria persona infatti, è collegato a un tenore di vita più alto ( curarsi richiede tempo e anche qualche “ mezzo “ ), o comunque al desiderio di raggiungere un tale status o al voler apparire tale anche se è vero, in quest’ultimo caso, che il soggetto può avere intenzione di barare. L’essere benestante del resto infatti, come già detto, è un prerequisito di capitale importanza per la scelta  del proprio compagno, in particolar modo nei tempi andati o nelle odierne plaghe povere.
Cambiando argomento, gli uomini sono meno permeabili ai cambiamenti. Visto infatti  che, tendendo alla praticità portano prevalentemente i capelli corti, hanno meno possibilità e interesse ad acconciarli anche se, oggigiorno, diminuite le preoccupazioni legate alla sopravvivenza e questo grazie all’aumento del benessere, anche il sesso forte sta mostrando maggior attenzione alla propria estetica.

b ) Taglio corto o lungo?

La volontà di manipolare i propri capelli è molto antica. Se ne trovano già tracce in alcuni disegni rupestri dell’età della Pietra databili all’incirca 20.000 anni fa, dove compaiono chiome spartite da una riga al centro della testa e, in un caso, una treccia sulla spalla destra. In realtà si tratta di una intenzione  nata con l’uomo stesso costretto ad accorciare o per lo meno ad attorcigliare e avvolgere in spire attorno al capo quel profluvio lunghissimo di peli che gl’intralciava qualunque tipo di azione.
E’ comunque con lo sviluppo di una vita comunitaria complessa che, da un lato prende campo il desiderio di uniformare i gusti e dall’altro quello di elaborare nuove acconciature ed è nello sviluppo di dette tendenze che emergono alcune costanti. Tanto per cominciare la modifica più comune inerisce alla lunghezza dei capelli e in secondo luogo questa varia a seconda del sesso. Ciò non significa  che tutte le donne debbano portare capelli lunghi e i maschi corti, tant’ è vero che in alcune tribù era ed è vero l’opposto ( fra i masai e i dinka a esempio, le femmine hanno normalmente la testa rapata ), ma la regola è che, visto che non vi sono grandissime differenze fra le chiome degli esponenti delle due metà del cielo, è la loro estensione a fare la differenza.
In tempi antichi o comunque in comunità meno civilizzate, portare capelli lunghi per il maschio era sinonimo di forza, mascolinità e status ( agli schiavi infatti venivano tagliati ). Come già accennato precedentemente infatti, non è un caso che in giovine età, quando l’uomo è più forte e virile grazie anche alla grande produzione di ormoni maschili, la capigliatura e in generale la sua pelosità sia più folta e manchi di sbiancature. Il guerriero più abile dunque, ostentava una lunga criniera e una bella lanugine in tutto il corpo e sono molte le leggende in cui la perdita della chioma aveva condotto grandi eroi alla sconfitta e alla malattia. Così come non è un caso che le parole “ Cesare “, “ Kaiser “ e “ Zar” significassero appunto persona dai lunghi capelli.
In un simile contesto chi veniva obbligato a rasarsi viveva la cosa come una cocente umiliazione ( secondo gli psicanalisti si tratterebbe di una forma di castrazione ), e questo a meno che non si trattasse di monaci che lo facevano come atto di sottomissione alla divinità oppure, nel caso di alcuni orientali, come promessa di celibato.
San Paolo invece, nella prima epistola ai Corinzi [11:5-15] sostiene che l’uomo deve tenerli corti per la gloria di Dio mentre quelli lunghi della donna sono per la gloria dell’uomo. Se si attiene a ciò il maschio potrà pregare a capo scoperto ma la femmina che li esalta per il suo uomo dovrà orare velata. Viene così sancita a regola cristiana l’uso dei capelli corti cui i militari romani erano obbligati per questione di praticità, igiene e per distinguersi dai barbari. Non solo! In questo modo del resto viene fatta propria anche l’abitudine di una società maschilista ove la donna deve allietare le giornate del proprio compagno. San Paolo arriva addirittura a sostenere che se il maschio porta la chioma è un disonore mentre se la porta la donna è un onore in quanto le funge da velo e il fatto è che, sebbene vi siano stati alti e bassi come a esempio la moda hippies degli anni ’60, le cose sono rimaste così sino ad oggi : i capelli corti sono considerati normali per gli uomini e quelli lunghi appropriati per le donne.
Che le cose stiano così dipende indubbiamente  dal fatto che i capelli corti sono più pratici, ruvidi e ispidi e in quanto tali sono maggiormente sintonici col carattere più bellicoso dei suoi proprietari. Essendo del resto meno folti e ricchi, non costituiscono un grande richiamo per l’altra metà del cielo mentre quelli lunghi sono più fluenti, morbidi e setosi ed esaltano la femminilità. Non è un caso che per i membri delle società puritane, sessualmente inibiti, i capelli lunghi fossero troppo provocanti e quindi, non volendo andare contro la legge di Dio così come l’aveva esposta San Paolo che riteneva la chioma lunga appropriata per il sesso femminile,  esigevano che venissero nascosti sotto copricapi o raccolti in trecce.
Le signore così presero a scioglierseli quando non erano viste oppure in intimità col marito e l’atto conquistò un così forte sapore erotico che quelle che li tenevano liberi in pubblico erano considerate prostitute.
Non è un caso che una delle punizioni pubbliche più umilianti inflitte a donne di facili costumi o comunque a donne che, come nella seconda guerra mondiale, erano state accusate di aver “ fraternizzato “ con il nemico, era il venire rapate a zero e fatte sfilare in pubblico.
Differente è la questione se il taglio dei capelli o il nasconderli sotto un velo come nel caso delle suore costituisca una rinuncia volontaria della pro­pria femminilità perché votata a Dio. Anche il lutto comportava il coprire i capelli da un fazzoletto come rinuncia, almeno momentanea, della fem­minilità.
Comunque sia l’attrazione che proviamo per i capelli fluenti e lunghi è molto forte, come se la cosa fosse un poco connaturata nel nostro DNA. Non è un caso se proviamo una certa qual invidia per coloro che invece li sfoggiano e questo anche se risultano essere poco pratici.
Qualunque sia comunque il taglio in voga in un dato momento, è nella natura umana e in particolar modo nelle persone che hanno rapporti conflittuali, il volersi fregiare di look stravaganti. In linea di massima lo si fa per darsi un tocco originale che serva a distinguersi dalla massa e quindi è tipico di chi pensa di avere un certo qual valore che non gli è riconosciuto ma in contesti di maggior tensione può esprimere la volontà di opporsi allo status quo. Non è un caso che negli anni ’60 il desiderio di ribellione si palesò nei maschi anche con la preferenza per capelli lunghi pettinati come le donne, ovvero ostentando un modo di portarli che era considerato del tutto inadatto a un uomo. Com’è ben noto i cosiddetti “ capelloni “ non riuscìrono ad apportare i cambiamenti politico-sociali teorizzati mentre  lo spazio dato alla loro attività dai media smorzò gli aspetti minori del carattere antitetico del fenomeno. I capelli lunghi dei ragazzi in effetti, non erano certo il più grande pericolo sovversivo che quelli rappresentavano e a poco a poco vennero accettati se tenuti puliti e ordinati, ovvero impoverendoli del loro significato originale.
A questo punto ai ribelli dei ghetti e delle periferie non restò che inventarsi un look che fosse in linea con la propria nuova filosofia non ortodossa di vita e finì che diversi adottarono la tecnica di applicare della colla ai capelli per poi modellarli e colorarli in modi impossibili. Nacque così l’epoca punk e lo scalpore della cosa fu tale che per qualche tempo catalizzò l’attenzione dei mezzi d’informazione.  La pubblicità data a questa nuova  forma espressiva di sè fece acquistare nuovi proseliti che spesso però non erano interessati a esso quale stile di vita ma come una nuova moda.  Risultavano colpiti dunque dal mero aspetto estetico e ne rifiutavano quelli più cruenti e in tal modo, a poco a poco, lo stile “ marcio “ perse i connotati più estremi. D’altro canto droga e stravizi falcidiarono buona parte degli “ originari cultori “, mentre i sopravvissuti  dovettero “ crescere “ e venire a patti con quel “ sistema “ tanto deplorato.
Le nuove leve di disadattati dunque sono stati costretti ad adottare una “ divisa “ che fosse più calzante con il proprio modo di vedere le cose e ancor più mancante di buonsenso e di praticità ( vedi a esempio i rapper americani ),  che a sua volta non sopravvivrà a quelle ancora più insensate che verranno indossate dalle prossime “ avanguardie “.

c ) Acconciature femminili

L’estensione del benessere a una più ampia fetta di popolazione mondiale ha aumentato l’attenzione dei cittadini nei confronti del proprio look mentre i media, focalizzandosi sui divi dello spettacolo e sui personaggi del momento e inserendo le pubblicità delle case di moda, suggeriscono centinaia di maniere diverse di vestirsi e acconciarsi.
L’ultimo secolo dunque, all’infuori di quegli Stati dove vigono rigide norme religiose che impediscono alle donne di esibire la propria bellezza, è stato caratterizzato da una estrema diversificazione delle soluzioni estetiche proposte e la cosa è risultata essere indispensabile, in questa civiltà che si fonda sulla espansione insensata dei consumi, a tenere alta la spesa dei clienti.
Il lasciarli naturali dunque, anche se puliti e pettinati, non è cosa ambita nella nostra società opulenta. E’ tipica delle comunità povere o di ambienti culturali dove si preferisce un ritorno alle cose semplici della vita ma di fatto, anche nelle realtà meno ricche le donne amano comunque almeno intrecciarli, trattamento che costa poco e aiuta a passare il tempo.
Le donne che lavorano in fabbrica o in campagna hanno sempre preferito raccogliere i capelli sulla nuca in modo che le ciocche non le cadano sugli occhi o s’impiglino da qualche parte. Finito di svolgere il proprio compito poi li sciolgono. Usano fare così pure le signore che li abbiano ribelli, per farli stare in qualche maniera a posto.
Difficilmente tuttavia le clienti appena un poco più pretenziose si atterranno a questi modelli e quando finalmente arriverà il loro turno di sedere nella poltrona del salone della parrucchiera si sbizzarriranno a provare messe in piega, tinte, tagli e chi più ne ha ne metta.
Di solito la donna può desiderare, complice ovviamente la convergenza del gusto della moda in tal senso, di aumentare il volume dei propri capelli e ciò per rendersi più appariscente e sembrare più alta.
L’ultima volta che un simile look è divampato è stato negli anni ’80, in particolar modo nelle cittadine americane e negli Stati del Sud ove andava per la maggiore il detto : << Più alti i capelli, più vicini a Dio >>. Per gonfiarseli li si asciugava a testa in su, li si arricciava, li si riempiva di mousse e di lacche e fra coloro a cui piaceva portare quest’acconciatura v’era la cantante folk americana Dolly Parton. Un simile look comunque è adatto a quelle donne che hanno lineamenti grossolani poiché la massa tricotica li rende meno evidenti e quindi le fa apparire più attraenti. All’osservatore poi dà la sensazione che siano più grandi e ciò lo fa sentire un poco a disagio. Particolare questo che da più sicurezza a coloro che li portano e quindi le fa assumere un’aria più decisa ed estroversa.
Per i detrattori si tratta di una moda volgare e sfacciata mentre il suo peggior difetto è che la persona che poi la sfoggia, essendo costata fatica e denaro, per tema di rovinarla è molto rigida nei movimenti, né può lasciarsi accarezzare i capelli, o peggio, farseli spettinare a cuor leggero e così gli uomini le trovano alquanto poco erotiche, ovvero il contrario di come quelle signore desiderano apparire.
Negli ultimi tempi fra i giovani, sempre per aumentarne la massa, è divenuto abbastanza comune aggiungere ai capelli naturali delle estensioni per farli apparire molto più lunghi. E’ interessante riscontrare come la qualità di queste aggiunte e l’abilità dei parrucchieri siano tali da non consentire di distinguerli.
Oltre ad aumentarne il volume poi, è normale che le nostre donne vogliano, spesso e volentieri, ridurlo tagliando la capigliatura o raccogliendola.
Soventemente decisioni di questo tipo vengono prese in prossimità di grandi occasioni, quali matrimoni, funerali o comunque eventi molto importanti mentre nella vita di tutti i giorni si tende a preferire capelli più sciolti. Il perché in determinati momenti siano preferibili tagli più severi e controllati è presto detto. Da che mondo è mondo tanto più questi sono complessi e quindi costosi, tanto più indicano che la persona che li ha voluti realizzare è abbiente e ha un ruolo così importante da potersi permettere, sia di non svolgere, per lo meno sin tanto che dura il look scelto, nessun lavoro fisico che lo rovinerebbe, sia di non consentire che terzi si prendano confidenze che porterebbero allo stesso risultato. Si tratta dunque di persone che in questo modo comunicano uno status sentito pari o superiore a quello dei presenti.
Riguardo questi tipi di tagli è da ricordare che non è più tanto comune, dati i tempi molto permissivi, il presentarsi in pubblico con i capelli raccolti in uno chignon che venga sciolto solo quando si va a dormire o si è in intimità con il proprio uomo. Quest’acconciatura è preferita da persone severe e disciplinate che in questo modo azzerano i possibili richiami sensuali forniti dalla natura. Si tratti o meno di persone puritane è loro intenzione segnalare di non essere facilmente accessibili ai desideri maschili e d’essere disponibili al lavoro e al sacrificio. Spesso si tratta di donne autoritarie che in questo modo spostano il confronto con i colleghi d’altro sesso su un terreno puramente professionale. Sovente si ha a che fare con anziane che hanno acquisito l’abitudine a farlo in gioventù quando l’acconciatura era maggiormente in voga, oppure che l’hanno adottata in quanto, data l’età, non hanno più grandi desideri sessuali.
Non di rado vediamo donne con i capelli tagliati molto corti, come se si trattasse di ragazzini. E’ una scelta che spesso prendono donne a cui vada alquanto “ stretto “ il ruolo tradizionale a cui la destina la propria femminilità. Non è un caso che le “ maschiette “ degli anni ’20 abbiano suscitato un discreto clamore e la cosa si sia ripetuta negli anni ’70 con il Movimento Femminista, con la differenza non proprio piccola che in questo caso divenne una componente importante del look protestatario delle donne che richiedevano maggiori diritti e opportunità.
Smorzatasi la tensione in seguito al graduale recepimento da parte delle istituzioni e della società maschile delle istanze riformiste avanzate, anche il capello corto perdette gran parte del suo significato simbolico di rifiuto del confinamento del ruolo della donna a madre e sposa. Portare i capelli corti è così divenuta una mera scelta dettata da una personalità poco conformista, attiva e indipendente. Da una persona che si sente così sicura della propria valenza da voler rendersi interessante non solo per lo charme femminile ma anche per la propria verve e intelligenza.
Alcune donne si presentano completamente pelate e se non si tratta di una punizione, oppure conseguenza dello stato di schiavitù o di una volontaria subordinazione a una divinità oppure un’usanza particolare in caso di lutto, una simile scelta le rende poco interessanti agli occhi degli uomini. Non è difficile capire il perché. La mancanza di capelli elimina uno dei tratti femminili a più alta visibilità e gradimento rendendo poco attraente un simile persona. E’ poi difficile che un uomo trovi erotico avere al proprio fianco una persona che, se in aggiunta non fosse neanche formosa, parrebbe un maschio e magari neppure bello. Anche perché la mancanza della chioma, sommata a magrezza o quant’altro, può conferire un’aria macilenta o strana e indurre pregiudizi sulla sua capacità di lavorare e di avere una prole sana e forte.
Alcune culture proibiscono l’esibizione dei capelli femminili a causa dell’attrattiva sessuale che hanno sugli uomini.
Ciò vale per le suore che per diventare tali hanno fatto voto di castità e valeva per le donne cattoliche che dovevano coprirli con un velo o un foulard quando entravano in chiesa. Anche l’abitudine odierna d’indossare cappelli nelle grandi occasioni come matrimoni e funerali deriverebbe da una pratica simile.
La dove lo spirito religioso osservante è molto seguito ( come nel caso delle comunità islamiche o in quelle di ebrei ortodossi di New York anche se in questo caso le signore aggirano la limitazione indossando parrucche riproducenti i loro capelli naturali ) alle donne è vietato, a fronte di pene a volte molto pesanti, esibire in pubblico i capelli mentre lo possono fare quando sono in casa col proprio marito e non vi sono estranei.
Cosa molto simile vale per le suore anche se in realtà costoro non sono sposate a uomini ma hanno offerto la propria vita al Signore.

d ) Riguardo le bionde

Com’è risaputo le donne preferiscono tingersi di biondo e questo in quanto i capelli biondi sono molto più sottili degli altri e danno al tatto una piacevole sensazione di morbidezza, cosa che da pure l’idea che le loro fattezze femminili siano più delicate. A rinforzare del resto una simile opinione contribuisce anche il fatto che le bionde naturali hanno una peluria corporea molto più sottile e soffice delle brune e lo stesso vale per la consistenza dei peli pubici. Non che tingendoli le signore più scure divengano fini e sensuali come le altre ma essendo questi tratti più graditi ai maschi cercano di apparire più “ appetibili “.
Contribuisce pure a far propendere le signore a schiarire i capelli il fatto che i bambini siano generalmente più chiari dei genitori. L’essere bionde dunque e magari con gli occhi azzurri è spesso associato all’idea della gioventù e dell’essere bisognose di protezione come generalmente lo sono i piccini e questo agli occhi degli uomini  aumenta il loro sex appeal.
E’ quindi dalla notte dei tempi che le donne ricorrono a spalmarsi o bere intrugli micidiali con la speranza che ciò le schiarisca la chioma e molti individui in buona fede sono sicuramente diventati ricchi convincendole che i loro cataplasmi vi sarebbero riusciti. Spesso tuttavia quelle specie di pozioni le facevano star male, in alcuni casi arrivavano a farle morire e in altri le facevano perdere definitivamente i capelli.
Per molti secoli quindi il sistema più salutare per divenire bionde fu d’indossare parrucche e molto pregiate risultarono essere quelle fatte fare appositamente per le matrone romane con i capelli degli uomini nordici colonizzati.
Anche nei casi più riusciti tuttavia, sia che si usassero tinture o parrucche, era piuttosto evidente che si trattasse di un risultato artificiale e la cosa sommata al fatto che spesso si voleva diventare più chiare per essere sessualmente più allettanti fece si che le bionde artificiali perdessero quell’aura di innocenza virginale che le rendeva tanto interessanti e divenissero spesso segnale di donne “ facili “. Non è un caso a esempio che la legge romana imponesse alle prostitute di schiarirsi i capelli, solo che la norma non ottenne l’effetto di “ ghettizzarle “ in quanto appunto le matrone presero a cercare di diventare egualmente bionde e spesso lo fecero per  soddisfare in quantità maggiore  i loro appetiti sessuali.
Un simile giudizio con il passare del tempo non scemò, anzi si rinvigorì nell’opinione pubblica sino ad arrivare a considerare le finte bionde che avevano la fortuna d’essere più formose e non aver remore, d’essere delle “ bambole “ sciocche  e promiscue ma, ciò nonostante, accanto a questa visione e in netto contrasto con essa continua a venire alimentata dalla popolazione meno smaliziata e più romantica l’idea che le donne naturalmente bionde siano più delicate, graziose e irraggiungibili.
Guarda caso molte delle più grandi dive di Hollywood sono state e sono bionde e di queste parecchie erano e sono artificiali. Sicuramente una parte del loro successo è derivato dal colore dei capelli, naturale o finto che sia, nonché da pose pubblicizzate e da ruoli nei film che ne risaltavano l’aria infantile e la vulnerabilità, ovvero solleticando ciò che nell’immaginario collettivo è strettamente connesso al carattere di questo tipo di persona.

e ) Riferimenti bibliografici

Giovanni Chimirri, I gesti che seducono, Milano I998, Giovanni De Vecchi Editore
Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Tonino Lasconi, Il misterioso linguaggio del corpo, Leumann ( Torino ) terza ristampa 1994, Editrice ELLEDICI
Desmond Morris, L’animale donna, Milano 2005 1° edizione, Arnoldo Mondadori Editori SpA.
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1986, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini .. Perché le donne .. La bibbia del vivere in due,  Milano 2006, RCS Libri S. p. A.


giovedì 23 agosto 2018

Sulle parrucche




Jefferson Dobberly sedeva davanti alla finestra che si apriva nella quarta parete. I raggi del sole tagliavano in sbieco la stanza dietro la testa calva dell'avvocato. La polvere danzava nel sole e sopra la sua testa. Altri libri, ammucchiati sulla scrivania, formavano una specie di barriera tra lui e Kling. Kling era seduto di fronte all'avvocato e lo guardava. Dobberly era alto, magro, con acquosi occhi celesti. La bocca, contornata da una ragnatela di rughe, si muoveva in continuazione, quasi che lui fosse sempre sul punto di sputare e non trovasse mai il posto per farlo. Quella mattina, nel radersi, si era tagliato. Il taglio gli scendeva dalle basette fino a metà guancia. E le basette erano in pratica tutto quanto gli restava dei capelli. Pochi ciuffi di peli bianchi nella resa che precedeva il crollo definitivo. Jefferson Dobberly aveva 53 anni e ne dimostrava 70.

Da : “ QUI, 87° DISTRETTO “ di ED MC BAIN

a ) Le parrucche fino al loro apogeo

Oltre ai sistemi chirurgici e chimici ci sono modi più semplici per mascherare le calvizie : o si usa un copricapo o se si ha ancora qualche capello lo si lascia crescere e lo si riporta sulla zona glabra per coprirla oppure s’indossa una parrucca o un toupet.
Si ha traccia dell’uso di parrucche fin da almeno 5000 anni fa e si sa che ne fecero uso praticamente tutti i popoli antichi. Solo gli schiavi non ne potevano portare e nell’antico Egitto era tradizione che i faraoni e le loro famiglie si rasassero la testa e nelle occasioni cerimoniali si mettessero parrucche speciali, fatte con capelli umani, fibre vegetali, e cera d’api.
Le donne romane di alto lignaggio non si radevano il capo ma an­che loro amavano indossare fantasiosi posticci, almeno sino a quando l’abitudine di farsele fare con i capelli dei popoli conquistati soppiantò l’uso di quelli finti.  Le prostitute romane invece erano obbligate per legge a portare chiome artificiali di colore giallo, in modo che si distinguessero dalle persone per bene.
Gli uomini dell’antica Roma, come quelli di oggi, le usavano soltanto per nascondere eventuali difetti dei capelli veri e cercavano di tenere la cosa segreta.
I vescovi della Chiesa cristiana primitiva si rifiutavano di benedire i fedeli ponendo loro le mani sul capo se ciò significava toccare capelli che forse erano cresciuti sulla testa di un pagano. Ben presto poi pure le fluenti chiome femminili vennero considerate come una tentazione del demonio e nel Medioevo le donne dovettero nascondere le chiome sotto cuffie aderenti.
Le parrucche tornarono in auge nel rinascimento so­prattutto perché i cosmetici dell'epoca danneggiavano in mo­do tale la pelle e i capelli da richiedere una pesante copertura. La loro consacrazione definitiva però l’ebbero quando la Regina Elisabetta I d’Inghilterra cominciò ad adoperarle per nascondere la sua rada capigliatura e allorché Enrico III di Francia, che aveva perso i capelli in seguito a tinture con preparati nocivi, fu costretto a portare un berretto di velluto con ciocche di capelli cucite all’interno. Fu allora che le dame e i cortigiani cominciarono ad emularli e a metà del diciassettesimo secolo si potevano ammirare in tutta l’Europa grandi parrucche arricciolate.
La Chiesa cristiana venne presa in contropiede dal fenomeno e rimase profonda­mente divisa sulla questione, al punto che spesso preti “ ortodossi “ ( ovvero contrari ad aggiunte artificiali ) si accapigliarono nelle sacrestie per  strappare le parrucche dal capo dei loro colleghi più alla moda.
A un certo punto si ebbe notizia di ben 110 tipi diversi di parrucche per uomini, la più alta delle quali era la parrucca Macaroni, imbottita con crine di cavallo e alta circa mezzo metro e, com’è facile da immaginare, soltanto i nobili più ricchi potevano permettersi quelle più elaborate e grandi.
Date le loro dimensioni erano così scomode che spesso, quando si era tra amici, venivano tolte per grattarsi la testa, lavarle o semplicemente riposare. A chi le portava inoltre conveniva rasarsi o tenere i capelli cortissimi.
Del resto, in un’epoca dove la pulizia era un optional il portarla faceva sudare e quindi costringeva a toglierla per rinfrescarsi. I proprietari poi potevano cambiarle a seconda dell’umore o della circostanza e inviarle al parrucchiere senza che il proprietario dovesse muoversi di casa. Esse inoltre potevano venire usate per alterare la propria fisionomia e quindi consentire al proprietario di andarsene in giro in incognito.
Le parrucche femminili nel XVIII secolo invece giunsero a essere alte  più di 75 centimetri e furono pesantemente decorate. Fu necessario adeguare le porte di casa e l’altezza delle carrozze perché le matrone potessero entrarvi senza toglierle e furono studiati speciali supporti per il letto, in modo che le grandi dame potessero disten­dersi e riposare senza levarsele. All'Opéra di Parigi le parrucche erano permesse soltanto nei palchi; altrove, avrebbero oscurato il palcoscenico.
Una signora alla moda passava quasi mezza giornata a erigere la sua parrucca e poi la teneva anche a letto per una settimana, appoggiata a speciali sostegni. Per farle venivano utilizzati anche i capelli veri causando gravi problemi di parassiti e un grande uso di manine d’avorio per grattarsi la testa.
Solo i mariti più ricchi e blasonati potevano permettere che le proprie mogli girassero con trappole del genere e così, proprio come per gli uomini, la ricchezza della parrucca indossata era indicativa del proprio status sociale.

b ) Le parrucche dopo la Rivoluzione francese
 La Rivoluzione Francese mise fine alla moda delle parrucche, vuoi sterminando i nobili ch’erano fautori di quell’accessorio, sia imponendo costumi più semplici e in linea con il carattere popolare dei rivoltosi. Anche la conquista dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America portò a un netto rifiuto da parte dei suoi abitanti di quel tipo di trabiccoli. Tanto per cominciare infatti quelli erano un accessorio in voga fra gli odiati inglesi e come tali rifiutati dai coloni americani. In secondo luogo questi uomini rudi che avevano a che fare con un territorio stupendo ma selvaggio, non avrebbero certo potuto permettersi affari così costosi e poco pratici.
A poco a poco quindi e grazie anche allo sviluppo di ceti operai, commercianti e artigiani, presero piede gusti più semplici e le parrucche, tranne in pochi casi, non conobbero più sfarzi tanto esagerati.
Vi fu infatti un parziale ritorno in auge di parrucche “ strane “, negli anni cinquanta quando in America furono inventati i capelli sintetici. Ciò ovviamente fece crollare il costo di fabbricazione delle parrucche rendendole accessibili a tutte le tasche e furono le donne ad approfittarne. Erano del resto gli anni del boom economico e della fiducia infinita nelle possibilità di progresso e così nacque un gusto “ modernista “ che mostrava di preferire tutto ciò che era nuovo, compresi colori, forme e materiali insoliti.
Un tale orientamento interessò dunque pure le parrucche e si videro donne infilarsi in testa cose assolutamente improbabili. Gli uomini invece, che spesso soffrono la caduta dei capelli come una perdita di sex appeal, furono da subito molto più interessati dal trapianto dei capelli o comunque dal nascondere la condizione considerata umiliante.
Come tutte le mode del resto, anche questo nuovo exploit di parrucche alquanto strane scemò ed esse tuttora sopravvivono nella loro forma più “ settecentesca “ solo nell’atmosfera arcaica dei tribunali e in teatro, mentre nella vita quotidiana hanno ormai un peso marginale, volto soprattutto a mascherare calvizie o difetti vari. Del resto, visto che lo scopo per cui vengono adoperate è quello di nascondere inestetismi, è ovvio che  debbano essere tanto realistiche da non parere tali. Altro vantaggio dell’indossarla è che può essere curata e pettinata in assenza del suo proprietario, uomo o donna che sia.
Non è detto tuttavia che in un prossimo futuro non vi possa essere un ritorno di fiamma delle parrucche più vistose. Da che mondo è mondo infatti le donne propendono per accessori che le rendano più “ visibili “ agli occhi maschili, che una volta notate, ne valuteranno istintivamente l’appetibilità. E visto dunque che determinati oggetti hanno una mera funzione di “ richiamo “ dell’attenzione maschile che poi valuterà a parte le qualità femminili, nulla toglie la possibilità di un ritorno di moda di qualche altro tipo di improponibile  parrucca.

e ) Riferimenti bibliografici

Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, L’animale donna,  Milano 1°  Edizione Oscar Saggi 2005, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A


martedì 14 agosto 2018

Malfamato


Mancavano pochi minuti alle quattro del mattino di un giorno feriale e avevo mille pensieri per la testa, quando Jacobi fermò la macchina davanti al Lorenzo Hotel, una sorta di residence nel Tenderloin District di San Francisco, un quartiere talmente malfamato che persino il sole ci entra controvoglia.

Da : “ LE DONNE DEL CLUB OMICIDI “ di JAMES PATTERSON


sabato 4 agosto 2018

Alcune considerazioni sul mangiare


Non serve certo dilungarsi sul fatto che mangiare genuino e masticare a lungo facciano bene. Quel che forse è meno lampante è che seguire queste semplici norme igieniche non contribuisce solo a sanificare il proprio corpo. Infatti quando questo è in buone condizioni influisce positivamente pure sulle nostre prestazioni mentali.
Mangiare assieme implica una buona intimità. Se è forzata infatti, il nervosismo che serpeggia tra i commensali si taglia con il coltello. Secondo Tonino Lasconi ( vedi bibliografia ), indica pure possesso reciproco.
Nutrire la propria compagna suscita in lei ancestrali richiami che vanno al di là del pasto consumato. In tempi molto lontani infatti ella, ch’era impegnata ad accudire i figli, non sarebbe stata in grado di procurarsi il  cibo sufficiente per sé e la prole. Il fatto che vi provvedesse il maschio poteva rappresentare la salvezza ed è dunque ovvio immaginare il valore che costui poteva avere agli occhi della donna.
Portare a mangiare fuori la propria compagna viene da lei recepito come una manifestazione dell’attrazione che lui prova e tanto più la cosa è sfarzosa, tanto più il disturbo ch’egli si è dato viene recepito come quantificazione del suo amore. Per l’uomo invece andare al ristorante ha un valore meramente pratico : evita di rompersi l’anima a cucinare, apparecchiare, lavare i piatti, ecc. E’ bene dunque, onde non rovinare l’atmosfera romantica, che l’uomo non accenni al senso di liberazione che per lui rappresenta il mangiare fuori. Sarebbe molto meglio alimentare le fantasie femminili circa il sentimento che prova per lei.
Pazienza quindi se la partner mangia tanto. Se si è con lei è meglio tenere per sé considerazioni poco riguardose come quelle che Ed Mc Bain mette in mente  al suo protagonista in “ Tre topolini ciechi “ :
<< .. Portava lunghi orecchini d'argento e un braccialetto d'argento massiccio al polso destro. Aveva un'aria molto americana e molto asiatica. Era anche molto bella. E mangiava come un camionista. L'appetito della ragazza meravigliava Matthew.. >>.
Dato poi che per la donna il  mangiare fuori è atto a rinverdire il valore sentimentale della relazione è probabile che la cosa le stuzzichi lo scilinguagnolo di cui già di per sé è stata fornita in abbondanza. Guai quindi per l’uomo concentrarsi unicamente sul cibo e questo anche se secondo lui, come Andrea Camilleri fa dire al Commissario Montalbano ne : “  la giostra degli scambi “ :  << .. Il mangiari, come la minchia, non voli pinseri >>.
Alle donne poi piace far bella figura in società : è quindi da evitare di comportarsi come l’Ollie che Ed Mc Bain descrive in “ Grande città violenta “ :
<< .. Correva voce che Ollie fosse l’unico uomo al mondo in grado di mangiare e scoreggiare contemporaneamente. In effetti ci riusciva alternando le due operazioni : dava un morso al sandwich, inghiottiva, beveva un sorso di frullato al cioccolato dal bicchiere di carta, mollava un peto, mordeva di nuovo, masticava, scorreggiava, beveva e ogni tanto ruttava. Una macchina digestiva perpetua. .. >>.
Dovrebbe allarmarci se la ragazza seduta al nostro tavolino, peggio se ancor poco in intimità, ci guardasse come fa la ragazza  di cui Ed Mc Bain parla in : “ Bocche di fuoco “ :
<< .. La ragazza lo guarda mangiare ed è come se non avesse mai visto prima di allora un uomo affamato che mangia. Osserva ogni gesto che lui fa, guarda come avvicina l'hamburger alla bocca e lo afferra tra i denti, guarda come lo mastica e lo inghiotte. Sta facendo un documentario su come si mangia un hamburgher. .. >>.
Del resto val bene ricordare e questo soprattutto per i temperamenti un po’ prepotenti che trovano sempre difetti e lo fanno notare ai camerieri con alterigia, cosa può succedere a volte. Ce lo spiega mirabilmente Michael Connolly in “ Avvocato di difesa “ :
<< .. Per favore, allora faccia presto .. >>.
<< .. Io faccio sempre presto .. >>.
Un quarto d’ora dopo mi resi conto che le mie lamentele avevano avuto il solo effetto di farmi aspettare più di quanto sarebbe successo se avessi tenuto la bocca chiusa. Non ci voleva molto a capirlo, anche a un cliente di un ristorante succede che se rimanda in cucina la minestra servita fredda gliela riportano bollente e con l’aggiunta di un acre sapore di saliva. .. >>.
Può capitare invece di trovare cameriere alquanto linguacciute e non proprio beneducate, come nel caso descritto sempre da Michael Connolly in “ Avvocato di difesa “, che paia loro che al cliente non piaccia quello che gli si è portato oppure che non gradiscano la sua fretta :
<< .. La cameriera arrivò con il mio secondo martini, glielo presi di mano e ne buttai giù la metà. Ci chiese se pensavamo di finire le insalate ma entrambi le facemmo segno di portarle via, anche se non le avevamo sfiorate.
<< Le vostre bistecche sono pronte >>, annunciò la cameriera. << Volete che per risparmiare tempo le butti direttamente io nella spazzatura? .. >>.
Spesso le porzioni al ristorante, soprattutto in quelli chic, sono troppo piccole. Sarà successo decine di volte che, se la pietanza ci piace, ne avremmo volentieri mangiato di più. Ne sa qualcosa anche Aldo Busi e ce lo racconta in “ Altri abusi “ :
<< .. Arriva un  cameriere esibendo un vassoio con numerose fettine di diverse qualità di torta, io scelgo il vassoio con tutto. Arriva la singola porzione di torta per Taka e Salute e dieci fettine di torta per me, più una tazza di caffé americano ciascuno. Faccio così con la forchettina, finita la torteide. .. >>.
Al di là comunque dei piccoli incidenti che possono capitare, come tutti sanno mangiare bene dà una gran soddisfazione. Ce lo ricorda Andrea Camilleri ne : “ Il ladro di Merendine “ :
<< .. Poi arrivarono gli otto pezzi di nasello, porzione chiaramente per 4 pirsùne. Gridavano, i pezzi di nasello, la loro gioia per essere  stati  cucinati  come Dio comanda. A nasata, il piatto faceva sentire la sua perfezione, ottenuta con la giusta quantità di pangrattato, col delicato squilibrio tra acciuga e uovo battuto.
Portò alla bocca il primo boccone, non l'ingoiò subito. Lasciò che il gusto si diffondesse dolcemente e uniformemente su lingua e palato, che lingua e palato si rendessero pienamente conto del  dono  che veniva loro  offerto. .. >>.
Camilleri stesso dev’essere un gran ghiottone : non è un caso infatti che i suoi personaggi amino enormemente la buona cucina e indugino spesso su un buon pranzo. Ne è un altro buon esempio ciò che prova il suo Commissario Montalbano ne “ La gita a Tindari :
<< .. Raprì   il frigo  e fece un nitrito di pura felicità. La cammarera Adelina gli aveva fatto trovare  due  sauri  imperiali  con  la  cipollata,   cena  con  la  quale  avrebbe  certamente passato  la nottata  intera  a  discuterci, ma ne valeva la pena. Per quartiarsi le spalle, prima  di principiare a mangiare volle assicurarsi se in cucina c’era il  pacchetto del bicarbonato,  mano santa,   mano biniditta.
Assittato  sulla verandina, si  sbafò coscienziosamente tutto,  nel  piatto restarono  le  resche e le teste dei pesci così puliziate da parere reperti fossili. >>.
Pazienza per il suo povero stomaco che deve poi fare gli straordinari per digerire tutta quella roba. Ce lo fa presente sempre il nostro Camilleri in “ Un mese con Montalbano “ :
<< .. Montalbano tornò in ufficio alle quattro meno un quarto, tanticchia appesantito da un chilo e passa di misto di pesce alla griglia, tanto fresco che aveva ripigliato a nuotar dintra al suo stomaco. .. >>.
Per un amante della buona tavola com’è Montalbano è una vera iattura quando Livia, la sua fidanzata genovese che lo viene spesso a trovare, vuole preparargli qualcosa da mettere sotto i denti. Per quanto la ami infatti non gradisce la sua cucina e il bello è che tra lei e la donna che lo aiuta nelle faccende di casa e in più gli prepara dei pranzetti da Dio, ovvero Adelina, non corre buon sangue. Al punto che quando arriva la giovane donna la governante non si presenta e quindi il frigo rimane vuoto. Il nostro tutore della legge si vede così costretto a cercare di non far trafficare la fidanzata in cucina trovando delle scuse che non la offendano e anche in questo caso risulta avere un’abilità diabolica. Un esempio per tutti ce lo narra Camilleri in “ Un covo di vipere “ :
«Senti, dove andiamo a mangiare?».
«Ci tieni veramente a uscire? È l’ultima sera che stia­mo assieme. Tu hai appetito?».
«Be’, avendo mangiato solo un panino...».
«Vediamo cosa c’è in cucina e se c’è abbastanza po­trei prepararti qualcosina io. Che ne dici?».
«Splendida idea!» fici il commissario. «Vai, vai!».
Era tranquillo, aviva controllato mentri aspittava che lei tornava. ’Nfatti, doppo tanticchia, Livia niscì dalla cucina assà sdillusa.
«Credo proprio che dovremo andare fuori».
«Peccato!» sciamò il noto gesuita Salvo Montalbano.
Purtroppo spesso accade che non si possa godere, come dice John le Carrè in ” Un delitto di classe “ del : << .. Momento della verità, un buon pranzo! .. >>, a casa, con la calma e gli agi necessari. In questo caso non resta che far come si può avendo cura di scegliere un locale eccellente. Santo Piazzese ne “ I delitti di Via Medina-Sidonia “ ce ne offre un bell’esempio :
<< .. Prima di salire al dipartimento mi concessi una doppia razione di seppioline e calamari fritti, consumati in piedi, al banco di un panellaro, seguiti da un gelato di cioccolata e panna. Per tenere l'ulcera sul chi vive. .. >>..
A delle “ buone forchette del genere uno dei più grandi dispetti che gli possa fare è fargli trovare la cucina vuota. Cosa possa provare un simile uomo che si trovi in dette situazioni è mirabilmente descritto ancora una volta dalla penna di Andrea Camilleri ne “ Il ladro di merendine “ :
<< .. Montalbano preparò la tavola, la conzò di tutto punto e quando ebbe finito andò  in  cucina per vedere  cosa Livia avesse approntato. Niente, una desolazione artica, posate e piatti splendevano  incontaminati. .. >>.
Per la carità, c’è chi si dichiara sordo ai richiami di un buon odorino di sugo o di pietanza ma in genere la maggior parte di costoro non superano la prova del nove, ovvero la vista di una buona tavola imbandita. Lo sa bene pure Ed Mc Bain che ne “ Qui, 87° Distretto “, ci dà un saggio di come vada a finire con tipi del genere :
<< .. Guardò l'ora, andò alla scrivania dove Meyer Meyer stava battendo a macchina e disse << Andiamo, tiratardi. E' ora di colazione >>.
<< Di già? >>, disse Meyer e alzò gli occhi a guardare 1’orologio sulla parete di fronte.
<< Ah, poveri noi! >>, si lamentò. << Qui dentro si pensa soltanto a mangiare, mangiare, mangiare >>.
Però si mise la giacca, e quando furono nella piccola trattoria lì vicino, in una delle strade laterali, per poco non si mangiava anche Kling. .. >>.
Non vi può essere nulla di peggio, quando si ha a che fare con un golosone che disturbarlo quando mangia. Lo sappiamo tutti e quindi non poteva esser da meno Andrea Camilleri che in “ Un covo di vipere “ narrra questa gustosa scenetta :
<< .. Non potti evitare di mittirisi a pinsari alle circostan­ze dell’ammazzatina di Barletta e tutto ’nzemmula gli vinni ’n menti ’na cosa che aviva completamenti tra­scurata e che arriguardava il vileno che gli avivano mittuto nel cafè.
Ma per aviri ’st’informazioni doviva tilefonare a Pasquano, non c’erano santi, a costo d’arriciviri ’na ton­nellata d’insurti.
Si susì, trasì dintra, fici il nummaro di casa del dot­tori.
Gli arrispunnì ’na voci fimminina. Era la mogliere.
«Montalbano sono, signora. Vorrei parlare con suo marito».
«Lo sa che a quest’ora sta mangiando?».
La dimanna della signura era in realtà un gentili av­vertimento che si potiva tradurri accussì: si rende con­to del rischio che corre ?               
’Nfatti, per avirne fatta spirenzia pirsonali, sapiva che distrubbare a Pasquano mentre che s’attrovava a tavola era priciso ’ntifico che livari ’na gazzella dalla vucca di un lioni.
«Mi scusi se insisto, signora, ma...».
«E vabbeni» fici, rassignata, la signura.
Il tilefono doviva essiri vicino alla càmmara di man­giare, pirchì sintì distintamenti che diciva:
«C’è Montalbano al telefono».
Subito all’oricchi gli arrivò ’na speci di potenti rug­gito bistiali o meglio il barrito di un liofanti ferito. Mon­talbano era priparato a quella reazioni, masannò si sarebbi tanto scantato da riattaccari. Appresso, il barri­to si tramutò in una voci umana arraggiata:
«Digli di annare a fare in...».
E la mogliere:
«Diglielo tu».
Che Pasquano aviva pigliato ’n mano la cornetta, il commissario l’accapì dal digrignio dei denti all’autro ca­po del filo.
«Ma macari mentri uno sinni sta a la sò casa a mangia­re lei deve viniri a polverizzarigli i cabasisi ?! Ma lo sa che lei non è un essere umano ma un robot tritacoglioni?».
«Senta, dottore...».
«Lo sa qual è la mia più alta aspirazione? Farle l’au­topsia!».
«Dottore, mi scusi, ma...».
«Non la scuso! Anzi, la maledico per l’eternità! Che minchia d’una minchia vuole?».
Altri autori però, forti di esperienze fatte in luoghi più poveri, hanno creato personaggi che centellinano il cibo. Il peccato di gola infatti non può che essere esaltato in realtà benestanti, altrimenti ci si deve arrangiare. Così come fa il Massimiliano di Ignazio Silone ne “ Una manciata di more “ :
<< .. Rocco si mise a osservare l'asino, una povera bestia incredibilmente magra e polverosa, col pelame logoro come un vecchio oggetto.
<< L'asino è tuo? >>, egli domandò a Massimiliano. << Non ce l'hai mai presentato. Ti somiglia >>.
<< E' mio, ma non mio parente >>, si scusò Massimiliano.
<< Perché non gli dai da mangiare? >>, disse Rocco. << E' piuttosto magro >>.
<< Si dà da mangiare ai bambini >>, rispose Massimiliano. << A una certa età ognuno se lo deve cercare da sé >>.
Grazia Deledda in “ Naufraghi in porto “, non è da meno :
<< Ecco >>, disse poi zia Martina, << Giacobbe Dejas verrà fra poco, per parlare anche con te. Egli voleva cominciare il servizio domani, ma io gli dissi che aspettasse a lunedì. Ebbene, domani è festa : perche deve mangiare a ufo? >>.

a ) Riferimenti bibliografici

Richard Bandler, Owen Fitzpatrick, PNL è Libertà, Urgnano ( BG ), 2a ristampa : aprile 2007, Alessio Roberto Editore Srl.
Tonino Lasconi, Il misterioso linguaggio del corpo, Leumann ( TO ) 2001, 3° ristampa della 1a edizione Editrice ELLEDICI
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini .. Perché le donne .. La bibbia del vivere in due,  Milano 2006, RCS Libri S. p. A.