Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

martedì 14 agosto 2018

Malfamato


Mancavano pochi minuti alle quattro del mattino di un giorno feriale e avevo mille pensieri per la testa, quando Jacobi fermò la macchina davanti al Lorenzo Hotel, una sorta di residence nel Tenderloin District di San Francisco, un quartiere talmente malfamato che persino il sole ci entra controvoglia.

Da : “ LE DONNE DEL CLUB OMICIDI “ di JAMES PATTERSON


sabato 4 agosto 2018

Alcune considerazioni sul mangiare


Non serve certo dilungarsi sul fatto che mangiare genuino e masticare a lungo facciano bene. Quel che forse è meno lampante è che seguire queste semplici norme igieniche non contribuisce solo a sanificare il proprio corpo. Infatti quando questo è in buone condizioni influisce positivamente pure sulle nostre prestazioni mentali.
Mangiare assieme implica una buona intimità. Se è forzata infatti, il nervosismo che serpeggia tra i commensali si taglia con il coltello. Secondo Tonino Lasconi ( vedi bibliografia ), indica pure possesso reciproco.
Nutrire la propria compagna suscita in lei ancestrali richiami che vanno al di là del pasto consumato. In tempi molto lontani infatti ella, ch’era impegnata ad accudire i figli, non sarebbe stata in grado di procurarsi il  cibo sufficiente per sé e la prole. Il fatto che vi provvedesse il maschio poteva rappresentare la salvezza ed è dunque ovvio immaginare il valore che costui poteva avere agli occhi della donna.
Portare a mangiare fuori la propria compagna viene da lei recepito come una manifestazione dell’attrazione che lui prova e tanto più la cosa è sfarzosa, tanto più il disturbo ch’egli si è dato viene recepito come quantificazione del suo amore. Per l’uomo invece andare al ristorante ha un valore meramente pratico : evita di rompersi l’anima a cucinare, apparecchiare, lavare i piatti, ecc. E’ bene dunque, onde non rovinare l’atmosfera romantica, che l’uomo non accenni al senso di liberazione che per lui rappresenta il mangiare fuori. Sarebbe molto meglio alimentare le fantasie femminili circa il sentimento che prova per lei.
Pazienza quindi se la partner mangia tanto. Se si è con lei è meglio tenere per sé considerazioni poco riguardose come quelle che Ed Mc Bain mette in mente  al suo protagonista in “ Tre topolini ciechi “ :
<< .. Portava lunghi orecchini d'argento e un braccialetto d'argento massiccio al polso destro. Aveva un'aria molto americana e molto asiatica. Era anche molto bella. E mangiava come un camionista. L'appetito della ragazza meravigliava Matthew.. >>.
Dato poi che per la donna il  mangiare fuori è atto a rinverdire il valore sentimentale della relazione è probabile che la cosa le stuzzichi lo scilinguagnolo di cui già di per sé è stata fornita in abbondanza. Guai quindi per l’uomo concentrarsi unicamente sul cibo e questo anche se secondo lui, come Andrea Camilleri fa dire al Commissario Montalbano ne : “  la giostra degli scambi “ :  << .. Il mangiari, come la minchia, non voli pinseri >>.
Alle donne poi piace far bella figura in società : è quindi da evitare di comportarsi come l’Ollie che Ed Mc Bain descrive in “ Grande città violenta “ :
<< .. Correva voce che Ollie fosse l’unico uomo al mondo in grado di mangiare e scoreggiare contemporaneamente. In effetti ci riusciva alternando le due operazioni : dava un morso al sandwich, inghiottiva, beveva un sorso di frullato al cioccolato dal bicchiere di carta, mollava un peto, mordeva di nuovo, masticava, scorreggiava, beveva e ogni tanto ruttava. Una macchina digestiva perpetua. .. >>.
Dovrebbe allarmarci se la ragazza seduta al nostro tavolino, peggio se ancor poco in intimità, ci guardasse come fa la ragazza  di cui Ed Mc Bain parla in : “ Bocche di fuoco “ :
<< .. La ragazza lo guarda mangiare ed è come se non avesse mai visto prima di allora un uomo affamato che mangia. Osserva ogni gesto che lui fa, guarda come avvicina l'hamburger alla bocca e lo afferra tra i denti, guarda come lo mastica e lo inghiotte. Sta facendo un documentario su come si mangia un hamburgher. .. >>.
Del resto val bene ricordare e questo soprattutto per i temperamenti un po’ prepotenti che trovano sempre difetti e lo fanno notare ai camerieri con alterigia, cosa può succedere a volte. Ce lo spiega mirabilmente Michael Connolly in “ Avvocato di difesa “ :
<< .. Per favore, allora faccia presto .. >>.
<< .. Io faccio sempre presto .. >>.
Un quarto d’ora dopo mi resi conto che le mie lamentele avevano avuto il solo effetto di farmi aspettare più di quanto sarebbe successo se avessi tenuto la bocca chiusa. Non ci voleva molto a capirlo, anche a un cliente di un ristorante succede che se rimanda in cucina la minestra servita fredda gliela riportano bollente e con l’aggiunta di un acre sapore di saliva. .. >>.
Può capitare invece di trovare cameriere alquanto linguacciute e non proprio beneducate, come nel caso descritto sempre da Michael Connolly in “ Avvocato di difesa “, che paia loro che al cliente non piaccia quello che gli si è portato oppure che non gradiscano la sua fretta :
<< .. La cameriera arrivò con il mio secondo martini, glielo presi di mano e ne buttai giù la metà. Ci chiese se pensavamo di finire le insalate ma entrambi le facemmo segno di portarle via, anche se non le avevamo sfiorate.
<< Le vostre bistecche sono pronte >>, annunciò la cameriera. << Volete che per risparmiare tempo le butti direttamente io nella spazzatura? .. >>.
Spesso le porzioni al ristorante, soprattutto in quelli chic, sono troppo piccole. Sarà successo decine di volte che, se la pietanza ci piace, ne avremmo volentieri mangiato di più. Ne sa qualcosa anche Aldo Busi e ce lo racconta in “ Altri abusi “ :
<< .. Arriva un  cameriere esibendo un vassoio con numerose fettine di diverse qualità di torta, io scelgo il vassoio con tutto. Arriva la singola porzione di torta per Taka e Salute e dieci fettine di torta per me, più una tazza di caffé americano ciascuno. Faccio così con la forchettina, finita la torteide. .. >>.
Al di là comunque dei piccoli incidenti che possono capitare, come tutti sanno mangiare bene dà una gran soddisfazione. Ce lo ricorda Andrea Camilleri ne : “ Il ladro di Merendine “ :
<< .. Poi arrivarono gli otto pezzi di nasello, porzione chiaramente per 4 pirsùne. Gridavano, i pezzi di nasello, la loro gioia per essere  stati  cucinati  come Dio comanda. A nasata, il piatto faceva sentire la sua perfezione, ottenuta con la giusta quantità di pangrattato, col delicato squilibrio tra acciuga e uovo battuto.
Portò alla bocca il primo boccone, non l'ingoiò subito. Lasciò che il gusto si diffondesse dolcemente e uniformemente su lingua e palato, che lingua e palato si rendessero pienamente conto del  dono  che veniva loro  offerto. .. >>.
Camilleri stesso dev’essere un gran ghiottone : non è un caso infatti che i suoi personaggi amino enormemente la buona cucina e indugino spesso su un buon pranzo. Ne è un altro buon esempio ciò che prova il suo Commissario Montalbano ne “ La gita a Tindari :
<< .. Raprì   il frigo  e fece un nitrito di pura felicità. La cammarera Adelina gli aveva fatto trovare  due  sauri  imperiali  con  la  cipollata,   cena  con  la  quale  avrebbe  certamente passato  la nottata  intera  a  discuterci, ma ne valeva la pena. Per quartiarsi le spalle, prima  di principiare a mangiare volle assicurarsi se in cucina c’era il  pacchetto del bicarbonato,  mano santa,   mano biniditta.
Assittato  sulla verandina, si  sbafò coscienziosamente tutto,  nel  piatto restarono  le  resche e le teste dei pesci così puliziate da parere reperti fossili. >>.
Pazienza per il suo povero stomaco che deve poi fare gli straordinari per digerire tutta quella roba. Ce lo fa presente sempre il nostro Camilleri in “ Un mese con Montalbano “ :
<< .. Montalbano tornò in ufficio alle quattro meno un quarto, tanticchia appesantito da un chilo e passa di misto di pesce alla griglia, tanto fresco che aveva ripigliato a nuotar dintra al suo stomaco. .. >>.
Per un amante della buona tavola com’è Montalbano è una vera iattura quando Livia, la sua fidanzata genovese che lo viene spesso a trovare, vuole preparargli qualcosa da mettere sotto i denti. Per quanto la ami infatti non gradisce la sua cucina e il bello è che tra lei e la donna che lo aiuta nelle faccende di casa e in più gli prepara dei pranzetti da Dio, ovvero Adelina, non corre buon sangue. Al punto che quando arriva la giovane donna la governante non si presenta e quindi il frigo rimane vuoto. Il nostro tutore della legge si vede così costretto a cercare di non far trafficare la fidanzata in cucina trovando delle scuse che non la offendano e anche in questo caso risulta avere un’abilità diabolica. Un esempio per tutti ce lo narra Camilleri in “ Un covo di vipere “ :
«Senti, dove andiamo a mangiare?».
«Ci tieni veramente a uscire? È l’ultima sera che stia­mo assieme. Tu hai appetito?».
«Be’, avendo mangiato solo un panino...».
«Vediamo cosa c’è in cucina e se c’è abbastanza po­trei prepararti qualcosina io. Che ne dici?».
«Splendida idea!» fici il commissario. «Vai, vai!».
Era tranquillo, aviva controllato mentri aspittava che lei tornava. ’Nfatti, doppo tanticchia, Livia niscì dalla cucina assà sdillusa.
«Credo proprio che dovremo andare fuori».
«Peccato!» sciamò il noto gesuita Salvo Montalbano.
Purtroppo spesso accade che non si possa godere, come dice John le Carrè in ” Un delitto di classe “ del : << .. Momento della verità, un buon pranzo! .. >>, a casa, con la calma e gli agi necessari. In questo caso non resta che far come si può avendo cura di scegliere un locale eccellente. Santo Piazzese ne “ I delitti di Via Medina-Sidonia “ ce ne offre un bell’esempio :
<< .. Prima di salire al dipartimento mi concessi una doppia razione di seppioline e calamari fritti, consumati in piedi, al banco di un panellaro, seguiti da un gelato di cioccolata e panna. Per tenere l'ulcera sul chi vive. .. >>..
A delle “ buone forchette del genere uno dei più grandi dispetti che gli possa fare è fargli trovare la cucina vuota. Cosa possa provare un simile uomo che si trovi in dette situazioni è mirabilmente descritto ancora una volta dalla penna di Andrea Camilleri ne “ Il ladro di merendine “ :
<< .. Montalbano preparò la tavola, la conzò di tutto punto e quando ebbe finito andò  in  cucina per vedere  cosa Livia avesse approntato. Niente, una desolazione artica, posate e piatti splendevano  incontaminati. .. >>.
Per la carità, c’è chi si dichiara sordo ai richiami di un buon odorino di sugo o di pietanza ma in genere la maggior parte di costoro non superano la prova del nove, ovvero la vista di una buona tavola imbandita. Lo sa bene pure Ed Mc Bain che ne “ Qui, 87° Distretto “, ci dà un saggio di come vada a finire con tipi del genere :
<< .. Guardò l'ora, andò alla scrivania dove Meyer Meyer stava battendo a macchina e disse << Andiamo, tiratardi. E' ora di colazione >>.
<< Di già? >>, disse Meyer e alzò gli occhi a guardare 1’orologio sulla parete di fronte.
<< Ah, poveri noi! >>, si lamentò. << Qui dentro si pensa soltanto a mangiare, mangiare, mangiare >>.
Però si mise la giacca, e quando furono nella piccola trattoria lì vicino, in una delle strade laterali, per poco non si mangiava anche Kling. .. >>.
Non vi può essere nulla di peggio, quando si ha a che fare con un golosone che disturbarlo quando mangia. Lo sappiamo tutti e quindi non poteva esser da meno Andrea Camilleri che in “ Un covo di vipere “ narrra questa gustosa scenetta :
<< .. Non potti evitare di mittirisi a pinsari alle circostan­ze dell’ammazzatina di Barletta e tutto ’nzemmula gli vinni ’n menti ’na cosa che aviva completamenti tra­scurata e che arriguardava il vileno che gli avivano mittuto nel cafè.
Ma per aviri ’st’informazioni doviva tilefonare a Pasquano, non c’erano santi, a costo d’arriciviri ’na ton­nellata d’insurti.
Si susì, trasì dintra, fici il nummaro di casa del dot­tori.
Gli arrispunnì ’na voci fimminina. Era la mogliere.
«Montalbano sono, signora. Vorrei parlare con suo marito».
«Lo sa che a quest’ora sta mangiando?».
La dimanna della signura era in realtà un gentili av­vertimento che si potiva tradurri accussì: si rende con­to del rischio che corre ?               
’Nfatti, per avirne fatta spirenzia pirsonali, sapiva che distrubbare a Pasquano mentre che s’attrovava a tavola era priciso ’ntifico che livari ’na gazzella dalla vucca di un lioni.
«Mi scusi se insisto, signora, ma...».
«E vabbeni» fici, rassignata, la signura.
Il tilefono doviva essiri vicino alla càmmara di man­giare, pirchì sintì distintamenti che diciva:
«C’è Montalbano al telefono».
Subito all’oricchi gli arrivò ’na speci di potenti rug­gito bistiali o meglio il barrito di un liofanti ferito. Mon­talbano era priparato a quella reazioni, masannò si sarebbi tanto scantato da riattaccari. Appresso, il barri­to si tramutò in una voci umana arraggiata:
«Digli di annare a fare in...».
E la mogliere:
«Diglielo tu».
Che Pasquano aviva pigliato ’n mano la cornetta, il commissario l’accapì dal digrignio dei denti all’autro ca­po del filo.
«Ma macari mentri uno sinni sta a la sò casa a mangia­re lei deve viniri a polverizzarigli i cabasisi ?! Ma lo sa che lei non è un essere umano ma un robot tritacoglioni?».
«Senta, dottore...».
«Lo sa qual è la mia più alta aspirazione? Farle l’au­topsia!».
«Dottore, mi scusi, ma...».
«Non la scuso! Anzi, la maledico per l’eternità! Che minchia d’una minchia vuole?».
Altri autori però, forti di esperienze fatte in luoghi più poveri, hanno creato personaggi che centellinano il cibo. Il peccato di gola infatti non può che essere esaltato in realtà benestanti, altrimenti ci si deve arrangiare. Così come fa il Massimiliano di Ignazio Silone ne “ Una manciata di more “ :
<< .. Rocco si mise a osservare l'asino, una povera bestia incredibilmente magra e polverosa, col pelame logoro come un vecchio oggetto.
<< L'asino è tuo? >>, egli domandò a Massimiliano. << Non ce l'hai mai presentato. Ti somiglia >>.
<< E' mio, ma non mio parente >>, si scusò Massimiliano.
<< Perché non gli dai da mangiare? >>, disse Rocco. << E' piuttosto magro >>.
<< Si dà da mangiare ai bambini >>, rispose Massimiliano. << A una certa età ognuno se lo deve cercare da sé >>.
Grazia Deledda in “ Naufraghi in porto “, non è da meno :
<< Ecco >>, disse poi zia Martina, << Giacobbe Dejas verrà fra poco, per parlare anche con te. Egli voleva cominciare il servizio domani, ma io gli dissi che aspettasse a lunedì. Ebbene, domani è festa : perche deve mangiare a ufo? >>.

a ) Riferimenti bibliografici

Richard Bandler, Owen Fitzpatrick, PNL è Libertà, Urgnano ( BG ), 2a ristampa : aprile 2007, Alessio Roberto Editore Srl.
Tonino Lasconi, Il misterioso linguaggio del corpo, Leumann ( TO ) 2001, 3° ristampa della 1a edizione Editrice ELLEDICI
Allan & Barbara Pease, Perché gli uomini .. Perché le donne .. La bibbia del vivere in due,  Milano 2006, RCS Libri S. p. A.


lunedì 9 luglio 2018

A Emanuele tratto da " Scazzi quotidiani " di Passalacqua Danilo



Essere giovani  / è effetto del caso / e dilegua come nebbia. Rimanere giovani / è molto di più, / è un'arte di pochi.

GOETHE



Caro Emanuele,

sei giunto alla maggiore età. Quel traguardo oltre al quale si comincia a fare cose da grandi come guidare l'auto, lavorare, farsi una famiglia.
E' dunque un momento importante e sebbene io condivida la tua gioia ciò, che ti porterà a distaccarti sempre più da noi, m'immalinconisce come quel personaggio di ANDREA CAMILLERI che ( ne la " BIOGRAFIA DEL FIGLIO CAMBIATO " ), dice :
« I figlioli vengono, non perché lei li voglia, ma perché debbono venire; e si pigliano la vita; non solo la loro, ma anche la nostra si pigliano. Questa è la verità. E siamo noi per loro; mica loro per noi. E quand'hanno vent'anni .. Ma pensi un pò, sono tali e quali eravamo io e lei quand'avevamo vent'anni. C'era nostra madre; c'era nostro padre; ma c'erano anche tant'altre cose, i vizi, la ragazza, le cravatte nuove, le illusioni, le sigarette .. ».
Ma basta con discorsi malinconici in questo giorno che è tutto incentrato su di te e dev'essere festoso ..
.. Però alcune cose, da nonna apprensiva, te le voglio ancora dire prima che tu inizi questo nuovo viaggio..
.. Nulla di particolare, bada bene, ma come quando magari ti porgo la sciarpa e il giubbotto perché stai per uscire da casa mia e ti chiedo di stare attento alle macchine, ai brutti incontri e di fare il bravo, così adesso, prima che tu spicchi il “ volo “, vorrei farti ancora qualche raccomandazione ..
Già! perché, visto che ormai sei quasi pronto per farti una vita tua, al riguardo vorrei dirti che in " INSCIALLAH ", ORIANA FALLACI spiega a chi si chieda se esiste la formula della vita :
« .. Le risponderò dunque con una frase straordinaria che mi capitò di udire mentre guardavo con occhi distratti il brano di un film. Straordinaria, si. Così straordinaria che mi piacerebbe sapere se si trattava di un famoso aforisma uscito dalla mente di un grande filosofo oppure d'una semplice battuta uscita dalla penna d'uno sceneggiatore geniale. Eccola : " La vita non è un problema da risolvere. E' un mistero da vivere ". Lo è, caro amico, lo è. Credo che nessuno possa sostenere il contrario. Quindi la formula esiste. Sta in una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto, che non promette nulla, che spiega tutto, e che in ogni caso aiuta : " Insciallah ". Come Dio vuole, come a Dio piace, " Insciallah " .. ».
La parola " Insciallah ", ovvero come a Dio piace, riassume perfettamente la potenza della natura e/o di Dio che ci può dare e togliere la vita a suo imprescindibile volere ma ciò non toglie che si debba affrontare questo nostro meraviglioso viaggio il più positivamente possibile perché, rubando le parole a W. SOMERSET MAUGHAM :
« La vita ha questo di strano : che se non vuoi accettare altro che il meglio, molto spesso riesci a procurartelo ».
Nella vita dunque non guasta l'ottimismo, né il ritagliarsi spazi piacevoli per sé e per i propri cari, così come ANDREA G. PINKETTS ne : " IL CONTO DELL'ULTIMA CENA " fa dire al protagonista :
« Ponzai un pò e le consegnai il taccuino arricchito dalla mia dedica : " A Sue Ellen, perché si goda questa vita in cui, al contrario dei telefilm, non ci sono repliche. Lazzaro Santandrea " ».
Perché sia possibile tuttavia cavarsi queste e altre soddisfazioni è indubbiamente necessario riguardarsi così come ricorda GRAZIA DELEDDA ne " LA VIA DEL MALE " :
« Ah, Pietro, Pietro, che bella cosa la salute, che bella cosa la gioventù! Non sciupartele, sai; tienile bene, come si tiene una moneta dentro la cintura ».
Non solo. Per vivere bene è pure necessario produrre più beni e alimenti di quanti ne occorrano per la propria sopravvivenza e ciò comporta operare bene e senza risparmio facendo « .. Quel che potete, con ciò che avete, dove siete » ( THEODORE ROOSEVELT ).
Nonché migliorarsi magari seguendo il consiglio di Eleanor Roosevelt, un'amica che STACI KEITH nel suo : " COME FARLA IMPAZZIRE A LETTO " dice affermasse :
« " Devi fare la cosa che pensi di non riuscire a fare ", e se riuscirai a vivere secondo questo imperativo, Marv, non ci sarà più nulla che ti potrà fermare ».
Si tratta alla fin fine di fare buon uso della propria intelligenza, uso che è mirabilmente riassunto da ALEKSANDR SOLZENICYN in " DIVISIONE CANCRO " quando scrive che :
« Kostoglotov ricordava sempre le parole del nonno prediletto : " L'imbecille vuol insegnare, l'uomo intelligente vuole imparare " ».
Ricorda ancora, come dice CARLO JEAN e GIULIO TREMONTI in " GUERRE STELLARI " che :
« Un partner è rispettato se è efficiente e non costituisce un peso morto per gli altri. ».
Noi del resto siamo per gli altri e stiamo con gli altri in quanto animali socievoli ma ciò nonostante non ti fidare ciecamente del prossimo. Stai attento infatti al trasandato con l'aria da delinquente e non ti rassicurare nemmeno alla vista di un tipo impeccabile, o troppo ciarliero o disponibile. A volte sono proprio costoro i più pericolosi, in quanto cercano di coglierti di sorpresa o di manipolarti.
Cerca dunque amici sinceri e con loro comportati lealmente ma perché tu possa sentirti pieno e realizzato, ama i tuoi cari. Dice al riguardo ORIANA FALLACI in" INSCIALLAH " :
« L'amicizia è un ripiego effìmero, artificioso e spesso menzognero. Non aspettarti mai dall'amicizia i miracoli che l'amore produce, gli amici non possono sostituire l'amore. Non possono strappare alla solitudine, riempire il vuoto, offrire quel tipo di compagnia. Hanno la propria vita, gli amici, i propri amori. Sono un'entità indipendente, estranea, una presenza transitoria e soprattutto priva di obblighi. Riescono a essere amici dei tuoi nemici, gli amici. Vanno e vengono quando gli pare o gli serve, e si dimenticano fa­cilmente di te : non te ne sei accorto? Oh, andando promettono montagne. Magari in buona fede. " Conta su di me ", " rivolgiti a me ", " chiama me ". Però se li chiami, nella maggior parte dei casi non li trovi. Se li trovi, hanno qualche impegno inderogabile e non vengono. Se vengono, al posto delle montagne ti portano una manciata di ghiaia : gli avanzi, le briciole di sé stessi. E tu fai la medesima cosa con loro.
No, a me non basta l'amicizia. Io ho bisogno d'amore. Ho bisogno di amare e d'essere amata con gli obblighi dell'amore, le scomodità dell'amore, le assolutezze e le tirannie dell'amore : l'amore del coro e dell'anima ».      
Osserva tutto questo Emanuele e diverrai un grande uomo, il migliore che potessi aspettarmi.
La nonna.


giovedì 5 luglio 2018

Cambierà mai l'uomo?





<< Ma credete che le cose non cambieranno mai? >>, domandò Massimiliano.
<< Morto un papa, se n'è sempre fatto un altro >>, gli rispose Berardo. << Questo si sa >>.
<< Chi ha rubato, continua a rubare; chi ha digiunato, continua a digiunare >>, disse Gia­cinto. << Questo è risaputo >>.
<< Ma credete proprio che le cose non cambieranno mai? >>, ripete Massimiliano.
<< Ah, vorrei vedere i cani belare, le pecore abbaiare >>, gli rispose Giacinto.

Da : " UNA MANCIATA DI MORE " di  IGNAZIO SILONE


sabato 23 giugno 2018

Ancora sulla possibilità di un default dell'Italia


E’ probabile che la Banca Centrale Europea a fine anno smetta di acquistare i Titoli di Stato Europei in scadenza. Ciò significa che allorquando lo Stato Italiano presentasse nuove richieste di finanziamenti a copertura della spesa pubblica non troverà più Draghi pronto a comprarglieli tutti, con il beneficio di far abbassare il tasso d’interesse che lo stato italiano dovrebbe pagare per averlo ricevuto. D’ora in poi dovrà rivolgersi al Mercato che storce il naso a prestare soldi a chi non si sa se sarà in grado di restituirli e quindi salirà il tasso d’interesse annuo che lo Stato s’accollerà pur di chiudere con successo la transazione.

Più lo Stato richiederà prestiti  più dovrà  pagare interessi e alla scadenza dei titoli dovrà rimborsarli. Non è detto che ce la possa fare e quindi è possibile che il nostro Stato faccia crac!

Come potrebbe uscirne fuori? Aumentando fuori di misura le tasse, cosa insostenibile per la popolazione oppure comportarsi come in questi ultimi 100 anni hanno fatto quegli stati che hanno avuto situazioni finanziarie difficili.

Vediamo cosa ricorda Vincenzo Somma, Direttore di Altroconsumo Finanza nel numero 1275 del 19 giugno 2018.

In Argentina e in Grecia a esempio lo Stato a colpi di decreto ingiunse i detentori di Titoli di Stato a scambiare i propri con nuovi a scadenze lunghissime e con cedole incerte.

In Italia, col Prestito Littorio del 1926 il Governo Fascista convertì Titoli di Stato a breve o medio termine in Titoli trentennali.

Nixon negli USA abbandonò la convertibilità del dollaro in oro, con la conseguenza che da lì in poi nulla gli vietò di far stampare dollari in quantità smisurata.

Nel secondo Dopoguerra invece il debito pubblico italiano fu abbattuto dall’iperinflazione e questo prima che Einaudi stabilizzasse la lira. Ciò significava che chi doveva rimborsare un prestito di un milione a esempio, pagando mensilità di 100.000 lire arrivò un certo punto con un tale aumento dei prezzi cui grosso modo teneva dietro la crescita salariale, ecc. che mettere insieme quelle 100000 lire non era più un grosso problema mentre lo era per il creditore che quando avesse recuperato l’intera somma imprestata avrebbe visto ridotto magari del 50-60% il suo valore d’acquisto.

In caso di crac dello Stato poi le nostre banche, che detengono il 15% dei nostri Titoli di Stato si ritroverebbero in cassaforte con della cartastraccia e questo avrebbe effetti deleteri sulla loro tenuta e quindi potrebbe esservi la possibilità di fallimenti a catena.

.. E vi assicuro che se lo Stato fallisse e così pure una buona parte delle nostre banche, anche noi cittadini non ci sentiremo molto bene!


venerdì 1 giugno 2018

Giocare con i capelli




Aveva 39 anni, un fisico muscoloso e peli ovunque, eccetto che sulla testa.

Da : “ FIUME DI SANGUE “ di JEFFERY DEAVER

a ) Ravviarsi i capelli
 Può capitare di vedere signore che, mentre parlano con un amico, ravviano i capelli con delicatezza dietro le orecchie o la nuca, oppure si danno dei colpetti dietro il collo come per liberarli dal colletto o li spazzolano all’indietro, oppure li sollevano scoprendo il collo.
I maschi più soventemente li riportano sulla fronte perché loro di solito li tengono più lunghi sul davanti, e quando gli esponenti dei due sessi fanno così, ovvero : << .. Compiono movimenti di toeletta inconsci .. >>[1], oltre ad accarezzarsi e a rendere più visibili lineamenti del viso considerati belli, gonfiano i capelli sottolineando la fluente e curata capigliatura, ovvero una parte di sé di cui vanno fieri.
Si tratta in genere di un segnale positivo poiché da parte dell’uomo indica la volontà di piacere e quindi il fatto che gradisce l’interlocutore, maschio o femmina che sia. Lo stesso vale nel caso di una donna che faccia altrettanto e se è un uomo a intrattenerla può significare che le cose per lui si stanno mettendo bene.
Date infatti le numerose terminazioni nervose e la rete sanguigna che si trova alla radice dei capelli, passare la mano su quelli o comunque pettinarli, stimola piacevolmente il cuoio capelluto. Il farlo dunque appaga in un qualche modo il bisogno di essere accarezzati e davanti a un appartenente dell’altro sesso indica pure che si vorrebbe fosse l’interlocutore a farlo anche se, non avendo ancora un rapporto così intimo, non resta che provvedere in qualche maniera da sé.
Toccarsi i capelli poi, come già accennato prima, significa guidare l’attenzione dell’altro su un aspetto particolarmente attraente del corpo umano e questo a meno che l’avere i capelli radi, o la calvizie o quant’altro siano vissuti come fatti frustranti.
Capita poi che gesti del genere, che solitamente sono eseguiti da una donna, mettano a nudo parte del collo e la cosa, se l’interlocutore è un uomo, dev’essere considerata come indicativo di una grande disponibilità sessuale nei suoi confronti. Il collo della donna infatti, più lungo e sottile di quello del maschio, rimarca una caratteristica prettamente femminile ed è quindi eccitante per un uomo. Non solo! Come nel mondo animale si tratta di una parte del corpo alquanto delicata  e se lo si espone alla vista di un altro significa che se ne ha fiducia e lo si gradisce al punto di dimostrarsi arrendevoli.
In alcuni casi tuttavia il gesto diviene così automatico, come meccanica è la o sorpresa e felicità di chi lo fa, da perdere la valenza di voler impressionare positivamente l’altro o l’altra “. In questo caso si tratta di persone vanitose e narcisiste che ritengono d’essere fascinose a prescindere e quindi comunque meritevoli dell’ammirazione altrui.

b ) Legarsi i capelli
 Se la donna con la quale si parla però, all’improvviso lega i capelli, non è più interessata a noi. Se avesse continuato a esserlo avrebbe cercato di mettere in mostra una parte di sé attraente. Ritirandoli per raccoglierli e poi legarli fa l’esatto contrario.


Il rigirarsi una ciocca di capelli tra le dita non ha un significato univoco. Se la donna è impegnata in una conversazione e mentre lo fa sorride guardando l’interlocutore indica che è interessata a costui al punto da offrirgli allo sguardo una parte di sé che da sempre è oggetto d’ammirazione. Se fa così quando è da sola è comunque  probabile che lo sguardo e la sua attenzione siano spersi in qualche pensiero o ricordo piacevole.
A volte però, se si vede che tira i capelli più che giocarci e fissa ciò che sta facendo senza fare attenzione a ciò che dice chi è con lei, segnala uno stato di tensione. E’ possibile che le avances dell’uomo, anche se desiderabile, l’abbiano imbarazzata perché troppo esplicite o che il discorso contenga critiche più o meno velate oppure sia scivolato su questioni che in qualche modo abbiano a che fare con frustrazioni irrisolte.
Nel caso in cui  il gesto sia riscontrabile quando la donna è da sola, oltre a tirare quei poveri ella guarderà in basso e da esso non trapelerà positività ma angoscia o comunque preoccupazione.
Il comportamento in questione pare che sia legato alla rassicurante abitudine infantile di toccare o stringere i capelli materni, quando il farlo, sia che ci si addormentasse o meno, era volto a mantenere il più a lungo possibile il legame  con la persona più importante della nostra vita. In età adulta, quando è sciolto il cordone ombelicale che ci teneva uniti alla famiglia, quella piacevole usanza, anche se non può più venire ripristinata per sedare l’agitazione causata da situazioni stressanti, viene in un qualche modo riprovata per mezzo di un sostituto : i propri capelli invece di quelli materni. Di sicuro non è la stessa cosa poiché la persona non ritroverà certo l’originaria sensazione rilassante ma d’altronde non ha molta altra scelta.
Per gli studiosi del settore poi il sollevare un capello indica frustrazione.

d ) Se la donna butta i capelli all’indietro
 Il gettare i capelli all’indietro comporta un brusco movimento del capo che termina con il sollevamento del mento. Nonostante possa anche essere un modo per focalizzare l’attenzione altrui sui suoi bei capelli, cosa che per un maschio risulta piuttosto attraente, è considerato un segnale di chiusura. Così facendo infatti ella ritrae il volto da avance o comunque da una presenza sgradita sottolineando orgogliosamente la propria decisione. Viene dunque spesso usato come un rifiuto mascherato e, nel caso ella non si senta molto in forma  o giudichi la situazione non particolarmente allarmante, il gesto viene fatto più lentamente e può essere accompagnato da un’alzata di spalle o da espressioni del tipo: “ Va be’ ”, “ Non importa ” ecc. In questo caso può prendere il significato di “ buttarsi qualcosa alle spalle ” e magari preludere il proprio allontanamento. In una situazione più competitiva può significare un vero e proprio gesto di sfida.
Il portarsi ripetutamente i capelli all’indietro invece, che soventemente, se viene fatto istintivamente e senza guardare in faccia l’interlocutore, riempie generalmente momenti d’imbarazzo, riduce lo stato di tensione in atto e frena pure l’impulso alla fuga che quella crea.
In altri casi, o meglio se lo si fa quando si parla, può essere un modo per prendere tempo e riflettere sulla risposta da dare.

e ) Passare la mano dalla fronte sino alla parte posteriore del capo oppure sulla sommità della testa
 Il gesto rimanda alle carezze affettuose fatte dei genitori prima del loro congedo dai figli, E’ ovvio che il piccino che veniva spinto via da essi, pur con tutti i riguardi possibili, si sentiva rassicurato circa quanto poteva  aspettarlo, nonché certo dell’appoggio degli avi. Il fatto è però che mentre da piccolo la loro vicinanza costituiva una presenza reale, da adulto il senso di tranquillizzazione che ne può trarre è solo illusorio. Ciò premesso rimane ancora da dire che è facile che venga effettuato durante circostanze sconfortanti oppure in seguito a uno scampato pericolo o a una minaccia risultata non vera. In questi due ultimi casi è da aggiungere ch’è solitamente accompagnato da segnali di sollievo.

f ) Stringere i capelli sulla parte alta della testa
 Stringersi vigorosamente i capelli sulla parte alta della testa è una reazione istintiva a un fatto stressante che ha origine con la stretta dei capelli da parte dei genitori. All’epoca della nostra infanzia essa costituiva un monito o era una punizione per essersi comportati in una maniera considerata indecente. Ora che si è diventati grandi mantiene lo  stesso significato solo che siamo noi stessi a infliggercela. Il fatto poi suggerisce che l’evento sia frustrante al punto da scatenare una risposta che rimanda all’autorità genitoriale che era, sì, punitiva ma anche gratificante in quanto soddisfaceva i nostri bisogni di conforto e di protezione. 

g ) Lasciarsi toccare i capelli
 Lasciamo toccare i capelli a estranei solo se costoro godono della nostra fiducia. Il perché si faccia così è facile da comprendere : la testa è una parte vitale del nostro corpo ed è facile da offendere. Un colpo ben dato agli occhi, alla nuca, al naso o al pomo d’adamo non sono solo dolorosissimi ma possono pure risultare letali. Ne concediamo dunque il “ tocco “ a innamorati, genitori e parrucchieri e riguardo agli avi non sempre lo si fa senza provare ansia poiché non è detto che ciò che si è fatto li abbia bendisposti. Idem per gli amici in quanto spesso i loro “ colpetti “, nonostante la decantata bonarietà, possono essere derisori o indicatori che chi li ha dati si sente superiore.
Ovviamente le cose coi genitori sono ben diverse. Data la loro funzione l’accettazione del ruolo di subordinati è data come cosa “ naturale “ sino alla pubertà e spesso lascia il posto a un elevato senso di fiducia e affetto nei loro confronti, soprattutto se le loro indicazioni e il loro amore sono stati netti.
In tenera età dunque, è facile che costoro ci guidino con le mani sul capo, oppure ci diano colpetti benevoli, ce l’accarezzino, ve le posino, diano buffettti affettuosi e, a volte ma soprattuto nei tempi andati, qualche scappellotto.
Diversamente vanno le cose fra innamorati dove l’esplorazione tattile del corpo del partner e lo scambio di carezze e baci distribuito un poco ovunque è parte integrante dell’interesse  e della passione suscitata dall’altro.

h ) Strapparsi i capelli
 Strapparsi i capelli è un antico segno di cordoglio e disperazione. Pare che in alcuni casi limite le donne se ne strappassero dei ciuffi e li posassero sul corpo del caro estinto.
Sembra invece che i bambini spagnoli che accettino di stringere un patto fra di loro si strappino ( o si strappassero un tempo ), un unico capello, poi vi soffino sopra pronunciando queste parole : << .. Pelillos a la mar .. >>.

i ) Le donne si toccano di più i capelli
 E’ assodato che le donne toccano e manipolano di più i capelli degli uomini, al punto che la cosa viene interpretata
come una caratteristica connotante il sesso femminile e in quanto tale identificativo dello stesso.

i ) Riferimenti bibliografici
 Giovanni Chimirri, I gesti che seducono, Milano 1998, Giovanni De Vecchi Editore
Vincenzo Fanelli, Trova l'anima gemella, Milano 2010, Tecniche Nuove
Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Giuseppe Maffeis, Guida pratica – Il linguaggio del corpo, Milano 2011, Edizioni Riza S. p. A.
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1986, Arnoldo Mondadori Editore.
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Marco Pacori, I messaggi segreti del corpo, Milano 2012, Giunti Editore S.p.A.
Marco Pacori, Come interpretare i messaggi del corpo, Milano 2002, DVE ITALIA S.p.A





[1] Desmond Morris, Il nostro corpo, Milano 1° edizione 1982, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A