Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

lunedì 19 marzo 2018

Sui gesti che hanno per oggetto i polsi


  
a ) Quando la donna mostra i polsi all’uomo

Le braccia e le mani femminili sono alquanto delicate rispetto a quelle di un uomo e non è un caso che quando un’appartenente alla genia delle donne voglia opporre resistenza a un maschiaccio aggressivo cerchi appunto di allontanarlo opponendogli braccia e mani mentre questi la stronca bloccandogliele o facendo di peggio. E’ dunque probabile che tra i comportamenti istintivi che le donne hanno ereditato quando hanno a che fare con un maschio non gradito o sconosciuto, oltre a starvi distante, vi sia pure quello di tenere il più possibile le mani accanto a sé per non offrire una facile presa.
Quando invece l’uomo è ben accetto la donna tende ad avere un comportamento tanto più rilassato e “ aperto “ quanto più la persona ch’ella ha davanti è giudicata gradevole e questo, nel migliore dei casi, sino a sconfinare in veri e propri segnali affascinanti.
Mostrare i polsi, sebbene si tratti di un gesto istintivo, è già considerato come appartenente a quest’ultima categoria in quanto trattasi dell’ostentazione di una parte fisica delicata e ben differente rispetto alla corrispondente maschile. La torsione stessa della mano poi, fatta in modo da mostrare la sua parte interna dimostra egualmente una maggiore flessuosità; eleganza che manca nel maschio i cui arti sono più tozzi perché atti a prese di forza. Tutto ciò, sottolineando la femminilità dell’interlocutrice ovvero ch’ella è piacevolmente diversa e atta a ben altra funzione rispetto agli uomini (  ruolo sfociante in quello più fondamentale per il genere umano ovvero la maternità e la crescita dei figli ), accentua l’attrazione del maschietto verso l’appartenente “ all’altra la metà del cielo “.
Esporre dunque il polso, vuoi per regger la sigaretta, vuoi per accarezzarsi i capelli è quindi interpretabile come un segno di disponibilità nei confronti di uno specifico uomo.

b ) Altri gesti aventi per oggetto i polsi

In Italia i polsi incrociati uno sopra l’altro vengono esibiti per sottolineare che  qualcuno è stato arrestato o che comunque nel suo passato ha avuto o si sarebbe meritato di avere che fare con la giustizia. Viene anche mostrato quando scherzosamente ci si vuole dichiarare prigionieri o schiavi dell’interlocutore.
Nel Sud Italia  pare sia in uso o per lo meno che lo fosse, incrociare le mani agganciandole ai mignoli e muovendole obliquamente, i polsi bene in vista. Secondo Morris ( Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A ), il gesto alluderebbe al movimento alquanto imprevedibile del granchio e se effettuato mentre si parla di qualcuno si vuole definirlo “ sfuggente “, sleale e quindi poco attendibile.
Sembra invece che in Olanda sia in auge il tenere il braccio vicino al lato del corpo, con la mano più spostata verso l’esterno e rotante a livello del polso, a imitazione  di un borsaiolo che sottragga valori da una borsa. Il messaggio in questo caso è inequivocabile : o c’è stato un furto o qualcuno è un ladro.
In Medio Oriente si usa invece afferrare il polso con l’altra mano e alzarlo e abbassarlo ritmicamente per far intendere il desiderio sessuale suscitato dalla vista di una certa donna, oppure l’aver fatto l’amore con lei oppure la di lei propensione a non lasciare perdersi alcuna erezione maschile.
Joe Navarro (Joe Navarro, Non mi freghi!, Venezia 2010, Sonzogno di Marsilio Editori S.p.A. ), reputa sia una cosa normale che alcuni, presentandosi, tocchino con l’indice la parte interna del polso, così come debba pure reputarsi adeguata la reazione di disagio che la cosa susciti in chi venga “ colpito “ in questa maniera.

c ) Riferimenti bibliografici

Giovanni Chimirri, I gesti che seducono, Milano I998, Giovanni De Vecchi Editore
Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Giuseppe Maffeis, Guida pratica – Il linguaggio del corpo, Milano 2011, Edizioni Riza S. p. A
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A
Joe Navarro, Non mi freghi!, Venezia 2010, Sonzogno di Marsilio Editori S.p.A
Marco Pacori, Come interpretare i messaggi del corpo, Milano 2002, DVE ITALIA S.p.A

venerdì 2 marzo 2018

Il rischio default dell’Italia e sue conseguenze sulle scelte di BCE e Banca d’Italia




E’ sempre un piacere leggere i lavori di Vincenzo Imperatore e anche questo : intitolato “ Sacco bancario “ , ed edito da Chiarelettere srl, non delude. Il dottor Imperatore è stato un alto dirigente che, deluso dai vertici bancari volti a massimizzare il profitto sulla pelle dei correntisti ha detto basta e si è licenziato. Ovvio quindi che nei suoi libri punti il dito sulle strategie degli istituti di Credito, volte a “ spolpare “, senz’alcun ritegno o remora, il cliente.
Ma vediamo ora l’argomento del presente articolo.
A partire dal 2018 le banche dovranno superare un nuovo esame richiesto dalla Banca Centrale Europea. Questo è stato voluto dal Co­mitato di Basilea 3 per la vigilanza bancaria e aiuterà i tecnici a capire quant'è la liquidità di una banca a disposizione dei risparmiatori che volessero la restitu­zione delle somme depositate, Ciò porta a determinare insomma  quanto è alto il rischio di fallimento della banca e qual è la soglia di pericolo.
In cosa consta l’indicatore? Sopra : << .. La linea, al nume­ratore, abbiamo la somma dei risparmi che i cittadini hanno depositato in banca con l'obiettivo di ritirarli dopo un periodo di tempo superiore a un anno. Sotto, al denominatore, c'è in­vece la somma minima di soldi che la banca deve, per legge, «mettere da parte» e tenere a disposizione di questi stessi citta­dini, nel caso in cui, in presenza di eventi traumatici, rivo­gliano indietro e prima della scadenza, i loro risparmi. Ecco, l'importante è che la cifra sopra sia superiore a quella sotto.
Un dettaglio decisivo: questo «salvadanaio» di cautela (de­nominatore) è calcolato tenendo presente che la banca quei risparmi li ha prestati ad altri cittadini che potrebbero non re­stituirli più, per effetto della crisi economica o a causa di altre circostanze. .. >>[1].
Il fatto è che in questo lungo periodo di vacche magre le banche hanno preso a concedere prestiti e mutui di durata superiore al 18 mesi perché discretamente remunerati mentre raccolgono fondi dai risparmiatori pagando interessi più bassi in quanto impiegati in operazioni di durata inferiore ai 18 mesi.
Ciò significa che se per qualsivoglia ragione i clienti della banca temessero un crac delle banche e quindi rivolessero in massa i loro soldi depositati queste avrebbero i loro bei grattacapi per mancanza di liquidità ( esse infatti impegnano denaro a lungo termine ).
Nel momento in cui le banche dovessero rispettare le regole previste dal Comitato di Basilea verrebbe fortemente minata la redditività degli Istituti di Credito in quanto, onde poter in qualsiasi momento indennizzare i clienti, dovrebbero azzerare gl’impieghi di denaro a medio e lungo termine. Per il mondo bancario italiano sarebbe il disastro e non è un caso che la BCE e la Banca d’Italia abbiano mitigato i criteri severissimi definiti dal Co­mitato di Basilea 3 stabilendo che in caso di crac possa considerarsi somma atta a risarcire i cittadini il 90% dei depositi aventi scadenze inferiori a un anno.
Certo, anche queste somme fanno massa e aiutano a mantenere l’indice positivo ma in realtà non servono a nulla poiché non costituiscono una riserva stabile appositamente stabilita per far fronte a eventuali rimborsi di massa a clienti preoccupati del fallimento della banca o del sistema. Si tratta solo di denaro utilizzato in un arco temporale brevissimo e in quanto tale non conteggiabile come riserva.
BCE e Banca d’Italia tuttavia e come già accennato, non possono fare diversamente anche perché le “ pance “ delle banche ( oltre ai crediti “ marci “ ) sono pieni di Titoli di Stato a lungo termine e se queste li vendessero per ricavare denaro sonante da riservare a coprire le richieste in caso di default, oltre ad azzerare praticamente la redditività delle banche lascerebbero lo Stato in braghe di tela, ovvero con miliardi di debito e nessun finanziatore.
 


[1] Vincenzo Imperatore, Sacco bancario, Milano 2017, Chiarelettere Editore srl

mercoledì 14 febbraio 2018

Siamo sicuri che la Stampa sia obiettiva quando scrive sulle Banche?




Ancora  tratto da Vincenzo Imperatore nel suo libro intitolato “ Io vi accuso “, edito nel 2015 da chiarelettere un interessante pezzo riguardante come la banca si comporta con un correntista che sia giornalista o editore.
Ma lasciamo la parola all’autore :
<< .. In Italia i giornalisti rappresentano una fetta esigua della popolazione ma per le banche, solo per il fatto che vengono associati spesso al potere, sono il tipico cliente da «trattare con cura». Se c'è da scegliere tra buttare dalla torre un piccolo imprenditore o un cronista di provincia la decisione è pres­soché scontata. Anche il motivo è altrettanto scontato: paura del rischio reputazionale, paura che le malefatte del sistema del credito vengano fatte emergere e gridate ai quattro venti grazie alla penna di un giornalista che si schiera dalla parte del correntista. Mentre nel mondo anglosassone i cronisti sono formati per diventare dei veri «cani da guardia» da scagliare alla bisogna contro i soprusi dei potenti, le banche italiane preferiscono l'addomesticamento del cagnolino da salotto. Ciò che ho appena detto verrà negato in tutti i modi da ogni singolo manager del credito (e probabilmente anche da quei giornalisti abituati ai trattamenti «speciali»).
Nessuno avrebbe il coraggio di ammettere il “ corteggiamento “ diffuso nei confronti di una stampa da rendere asservita, ma  ho le prove del contrario.
Molti istituti tengono nel cassetto un codice di comportamento interno in cui è riportato come rapportarsi con la clientela. Clientela rigorosamente suddivisa per categorie. Il documento si chiama Manuale per l’erogazione del credito, nel gergo bancario altrimenti detto “la Bibbia “ : il lasciapassare per i prestiti al correntista. Vi sono situazioni in cui le restrizioni per le aziende e le persone sono molto marcate, si parla addirittura di «declino del fido» per «azienda di scarso interesse bancario» salvo però «eccezioni suggerite da particolari ragioni di opportunità».
Inoltre, devono essere declinati fidi ad «autorità locali (pre­fetti, sindaci eccetera) per sollecitare interventi finanziari in favore di istituzioni locali o aziende in difficoltà» o prestiti «per pagare imposte o tasse». Non si dica pertanto che le banche vengono sempre incontro alle necessità dei correntisti o dello Stato che, al contrario, deve essere sempre pronto a ripianare i loro debiti. Musica assai diversa nel caso della stampa, per la quale esiste addirittura un punto specifico titolato «fidi la cui concessione indipendentemente dall'importo è di compe­tenza della direzione centrale». In questa sezione rientrano esclusivamente «amministratori, direttori nonché membri degli organi di sorveglianza dell'istituto», cioè i pezzi grossi dell'azienda oppure di altre «banche italiane in generale» ed «esattorie» ma anche qualsiasi «giornalista e amministratore di giornale, nonché aziende editrici di giornali, periodici, televisioni private». Quindi, se un qualsiasi giornalista viene in banca anche solo per richiedere una semplice carta di credito non c'è manager di rete che possa autorizzarla. Deve passare tutto per la direzione centrale: attraverso gli uffici che devono vagliare ogni minima richiesta soprattutto per «controllare», e quindi imbonirsi, il giornalista. Definirlo trattamento di favore sembra addirittura riduttivo. .. >>.


lunedì 5 febbraio 2018

Il mignolo, il dito più piccolo








a ) Il dito della nobiltà o degli snob?


Secondo Anna Guglielmi[1] il dito mignolo : << .. Indica come voglia­mo apparire socialmente. C’è chi, ad esempio, pensando di sembrare socialmente più elevato e di buone maniere, afferra la tazzina del caffè con il dito mignolo ben sol­levato e in vista, assumendo una posa affettata.
Gli inglesi per questo tipo di persone avevano coniato un termine, ora usato spes­so nel modo sbagliato, snob (s-nob: deriva dal latino si­ne nobilitate, cioè “senza nobiltà”), per indicare quelle per­sone che posano per apparire diverse e socialmente più ele­vate di quanto non siano. .. >>.
Samy Molcho[2]  tuttavia non pare della stessa opinione. Costui infatti afferma che : << .. In epoca barocca la società aristocratica aveva sviluppato un codice di comportamento in cui l’eleganza del movimento della mano svolgeva un ruolo molto importante. Il dito mignolo doveva essere tenuto sempre un po’ scostato dalle altre dita. .. >>.
L’autore dunque, a differenza dell’autrice sopra citata è dell’avviso che le radici del gesto siano realmente nobili anche se magari oggi non sono più seguite tanto dall’aristocrazia quanto da persone che vogliano figurare particolarmente raffinati.

b ) I gesti con il mignolo

Con la premessa che le pose con i mignoli descritti di seguito sono stati studiati nella seconda metà del secolo scorso e quindi che non ho dati confermanti il fatto che siano ancora egualmente diffusi, in Italia e in special modo nel napoletano è in uso agganciare i mignoli per indicare che colui di cui si parla ha relazioni importanti e quindi che si tratta di una persona furba. Un poco dappertutto invece ma soprattutto tra i bambini arabi i mignoli, o in qualche casi gli indici agganciati, simbolizzano l’amicizia.
A Bali sollevare il mignolo mentre le altre dita vengono tenute piegate dal pollice vuole significare un qualcosa di cattivo. Da quelle parti infatti il dito in questione è considerato negativamente mentre, all’opposto, il pollice viene reputato essere buono. Un poco ovunque ma, soprattutto nei paesi mediterranei, tenerlo alzato simbolizza il pene e rivolgerlo a qualcuno è offensivo poiché sta a indicare che lo ha piccolo. Sempre in Europa e Sudamerica viene utilizzato per sottolineare la magrezza eccessiva di chi si sta parlando. In Giappone il tenerlo alzato simbolizza la donna mentre il pollice, ovvero il dito più grosso, l’uomo. Non ha valenza negativa : alzandolo s’intende solo riferirsi a un qualcuno di sesso femminile che può essere un’amica, un’amante o la moglie. In Europa ma soprattutto in Francia porlo alzato ( sempre tenendo le altre dita piegate dal pollice ), vicino all’orecchio piegando leggermente la testa verso di lui, simboleggia un uccellino che stia riferendogli qualcosa all’orecchio. Viene usato quando si spiattella un qualcosa di delicato riguardo a qualcuno ma non si vuole spiegare chi sia la fonte.
In Medio Oriente, agganciare i mignoli muovendo le braccia lateralmente avanti e indietro come si segasse qualcosa è riferito a persone che stiano disputando tra  loro con alterne fortune.
Nei Paesi Arabi invece e soprattutto tra i bambini di quei posti, separare bruscamente i mignoli agganciati sta a significare l’intenzione di porre fine a un’amicizia.

c ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A




[1] Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
[2] Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri

venerdì 19 gennaio 2018

Il dito dei gesti osceni





a ) Il dito più lungo, ovvero il dito medio

Nonostante la posizione nella mano lo renda meno mobile del pollice e dell’indice, il medio è il dito più lungo degli altri e nell’immaginario collettivo simbolizza  l’organo sessuale maschile eretto.
Non è un caso che già gli autori classici romani nei loro scritti ne facciano menzione definendolo digitus impudicus ( dito indecente ). L’imperatore Caligola del resto, lo offriva eretto ai sudditi quando questi dovevano fargli il baciamano e la cosa ovviamente non era un complimento : significava che per lui non contavano nulla.

b ) I gesti con il dito medio

Negli USA anche se comunque si tratta di un gesto così noto da venir adoperato un po’ in tutto il mondo, presentare il dito medio rigido mentre lo si spinge verso l’alto con le altre dita piegate a simboleggiare i testicoli è un insulto piuttosto pesante. Facendo ciò infatti si augura all’interlocutore di non essere posseduto amorevolmente e spesso nel retro, coito più doloroso e giudicato soventemente umiliante.
Nei Paesi Latini del Mediterraneo è invece in voga una variante del gesto precedente : qui il dito medio è sempre presentato rigido mentre lo si spinge verso l’alto con le altre dita piegate a simboleggiare i testicoli. Ma intanto che si alza il braccio a presentare per benino il dito, l’altra mano batte nell’incavo dell’arto già impegnato a stendere in alto se stesso e il dito in modo da rendere il tutto più plateale, violento e quindi offensivo.
Sebbene non sappia quanto questo gesto sia ancora usato, sembra che in Punjab alzare e abbassare il dito medio teso stia a significare che l’interlocutore parla molto e muove la lingua come un serpente : non si ha dunque a che fare con un personaggio buono ma con una persona velenosa.
In Arabia Saudita succhiarsi il medio, poi ritrarlo mantenendolo eretto davanti a un altro uomo è un grave insulto riferito alle donne della sua famiglia. Non ci vuole molto a comprendere infatti che quel dito eretto rappresenta un pene e che si sottintende che le donne dell’altro lo cerchino con un accanimento tale da essere disponibili pure con estranei.
Sempre in Arabia Saudita pare sia in uso unire i palmi delle mani, le dita piegate tranne i due medi che sono ritti e si toccano in punta. Con ciò si vuole far intendere di aver giaciuto con la “ tale “, o, nel migliore dei casi, fare riferimento ai genitali femminili.
Ancora in Arabia Saudita può capitare di vedere una persona rivolgere a un altro il medio tenuto piegato con il pollice, mentre le altre dita sono tese. Questo gesto, a differenza degli altri, non è da ritenersi un insulto bensì una minaccia. Se si viene da Paesi Occidentali tuttavia può venir confuso con l’OK americano che è un segnale amichevole e quindi può far prendere allo straniero lucciole per lanterne.
Pure in Libano e in Siria non scherzano come fantasia e se in quelle zone uno batte il pugno contro il palmo della mano facendo scattare in avanti il dito medio, accompagnando la cosa con un rumore secco, non vuole fare un complimento ma indicare che augura all’altro di diventare oggetto di un atto sessuale violento o comunque di uno stupro.
In Egitto non è neppure un complimento rivolgere il palmo della mano verso l’alto, le dita tese e il medio piegato in modo da ri­manere in posizione eretta. Anche in questo caso, nonostante la mano non compia alcun movimento, il medio simboleggia il pene e rivolgerla a un terzo significa augurargli una penetrazione dolorosa e umiliante.
Eguale significato ha il gesto, in uso nei Paesi Arabi, di rivolgere all’odiata persona il palmo rivolto verso il basso, le dita tese tranne il medio che è piegato, la mano che compie dei mo­vimenti ritmici verso il basso.
In Russia è egualmente spregiativo piegare con l’indice di una mano il medio dell’altra. Secondo Desmond Morris ( vedi bibliografia ), la cosa da quelle parti viene chiamata “ Ispezione sotto la coda del gatto “.

c ) Riferimenti bibliografici

Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato, II Edizione 2000, Edizioni Piemme S.p.A.
Samy Molcho, Il linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A

sabato 13 gennaio 2018

Gli scontati gesti localizzati sulle tempie



a ) Gesti significanti pazzia o intelligenza

Il dato più significativo riguardante la regione sta nell’istintiva correlazione che viene fatta tra essa e il cervello, quasi come se le tempie fossero la porta che conduce direttamente a quello. Ne consegue quindi che quasi tutti i gesti che le riguardino abbiano come oggetto appunto l’intelligenza.
Non è un caso dunque che toccarsi la tempia con l’indice e poi allontanare bruscamente il dito in avanti indichi l’avere avuto una grande idea, gesto che è comune soprattutto in Europa.
Samy Molcho ( vedi bibliografia ) sostiene che ci si accarezza le tempie  quando si cercano pensieri nuovi e quindi, guarda caso, viene di nuovo tirato in ballo il collegamento raziocinio e tempie. Ma il bello viene adesso.
Nel mondo occidentale è piuttosto comune vedere l’indice avvitato nella tempia ( in Italia Meridionale  si fa la stessa cosa avvitando però pollice e indice ), per far intendere che colui a cui ci si riferisce è pazzo.
In Giappone ha lo stesso significato il descrivere sulla tempia un piccolo cerchio con l’indice. Addirittura Desmond Morris ( vedi bibliografia ) apriva un distinguo specificando che in passato il senso da darsi a quel movimento era più spregiativo se il dito girava in senso antiorario e questo in quanto era come se il cervello venisse paragonato a un orologio caricato al contrario. Oggi però i tempi sono cambiati e molti significati tradizionali, soprattutto quelli che si differenziavano per sottilissime sfumature, sono ormai confusi.
In tutto il mondo però è altrettanto in uso una variante dei gesti precedenti, ovvero il picchiettarsi con l’indice sulla tempia, sia quando si consideri l’altro un matto, sia quando si voglia definirlo come molto intelligente ( questa interpretazione è comune in Olanda dove ha pure lo stesso significato l’avvitare l’indice contro una tempia ).
Sempre in Occidente è piuttosto comune mimare l’azione di spararsi alla tempia; gesto che indica, spesso scherzosamente, che ci si vorrebbe suicidare a causa dei pasticci che si sono fatti, presunti o reali che siano.

b ) Gesti significanti che l’altro è stupido o è oggetto di tradimenti

In Italia è comune  vedere i bambini che dileggiano simpaticamente altri toccando con i pollici le tempie mentre le altre dita vengono allargate verso l’esterno. Così facendo simbolizzano la presenza delle lunghe orecchie d’asino attaccate ai lati della testa dell’animale. Mostrando ciò intendono comunicare che si considera tale l’interlocutore.
In tutto il mondo invece è comune appoggiare  i due indici tesi contro le tempie, a simbolizzare le corna del toro. Solo che, in questo caso, invece di prenderlo a esempio quale simbolo della forza dell’animale vengono usate per dileggiare coloro che sono stati traditi dalle mogli o dai mariti.
Pare che soprattutto in Siria per svilire i cornuti  si usi che i pollici tocchino le tempie e le dita aperte vengano sventagliate ( corna ramificate ), contro l’interlocutore.

c ) Riferimenti bibliografici

Samy Molcho, I linguaggi del corpo, Como I997, Lyra Libri
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, I gesti nel mondo,  Milano 1995, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A