Perché l'uso del concetto di Paideia e di Cultura a 360°

Perché l'uso del concetto di Paideia e di cultura a 360°

Dall'iniziale esaltazione dell'aretè, ovvero il culto del coraggio, della valenza fisica e dell'astuzia, gli uomini di cultura e i politici greci vennero man mano delineando una più complessa idea di uomo valente. Costui infatti, accanto al coltivare l'àristoi, ossia l'essere prode, doveva curare : << .. Il padroneggiamento della parola ( .. ) qual segno della sovranità della mente .. >>, ( Werner Jaeger, Paideia, Milano II Edizione Bompiani Pensiero Occidentale 2011, RCS Libri S. p. A. ). E' così che il concetto greco di Paideia prese la sua forma definitiva.

Da allora sono passati più di 2000 anni ma la bellezza e il fascino della visione di come quei " grandi " ritenevano dovesse essere l'uomo ideale non solo non è sorpassata ma, stante la decadenza della nostra Società, è quanto mai attuale.

Ed egualmente fondamentale, oggi come allora è la determinazione delle qualità, virtù ed abilità che il soggetto d'elite debba aver maturato. Doti e nozioni che a mio parere possono rilevarsi soltanto cominciando a pubblicizzare e studiare quanto di meglio i ricercatori scientifici e i nostri " geni " abbiano scoperto nei loro studi attorno all'uomo e alla società.

.. Quanto al resto .. E' solo ciccia! ..

lunedì 6 novembre 2017

Sul sonno : seconda parte : scusi disturbo?


a ) Disturbi del sonno

Spesso il sonnambulismo si verifica durante il primo terzo del principale episodio di sonno. In quest’occasione è tipico alzarsi dal letto e muoversi nei dintorni per un tempo che può variare da pochi minuti a mezz’ora. Chi ne va soggetto ha un'espressione fissa, vuo­ta e al mattino non ricorda alcunché.
Il paziente può arrivare persino a uscire di casa, mettere in moto l’auto, andare in bagno, conversare, mangiare o essere preso dal panico e tentare di sfuggire pericoli immaginari. Se piccino può urinare in casa.
Quando un sonnambulo dialoga con qualcuno si esprime poveramente, è difficile risvegliarlo e quando accade rimane confuso per parecchio tempo.
E’ possibile che chi sia affetto da un tale disturbo cerchi di non rivelarlo agli altri venendo così a soffrire di isolamento sociale o difficoltà lavorativa.
Rumori in casa, il bisogno di svuotare la vescica, l’essere stressato, l’uso di alcol e sedativi nonché l’aver semplicemente fame possono indurre il soggetto a un episodio sonnambulico. Lo stesso poi può ferirsi o addirittura provare terrore, nel qual caso può far male a terzi.
Negli adulti può essere associato ad ansia e disturbi dell’umore e ne possono aumentare la frequenza febbre, apnee, movimenti pe­riodici idiopatici degli arti ed emicranie. Spesso i maschi adulti possono avere episodi sonnambulici violenti mentre è più facile che le donne mangino. Nei giovani il fenomeno di solito scompare da sé. Può comunque capitare che la sintomatologia riprenda più avanti e negli adulti segua un decorso cronico a fase altalenanti.
Per Otto Fenichel, ( vedi bibliografia ), il sonnambulismo sarebbe una forma di : << .. Conversione caratterizzata dalla sopraffazione dell’Io da parte di uno stimolo intenso .. >>,  che spinge a una : << .. Sindrome arcaica di scarico. .. >>.
Più precisamente realizzerebbe : << .. Uno scarico pantomimico della tensione interna. .. >>. A volte però rappresenta : << .. Una fuga dal luogo di tentazione .. >>, altre volte la : << .. Soddisfazione potenziale d’impulsi inconsci .. >>, oppure il modo per trovare sicurezza contro questi.
Chi soffre d’insonnia lamenta difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli. La causa del fenomeno è da ricercarsi in un condizionamento negativo riguardo il sonno e in parte può essere dovuto a stress psicologico, mentale, medico e sociale, in parte agli effetti diurni di una lieve perdita di sonno.
Può succedere dunque che un episodio depressivo o una malattia inducano a una maggior fatica a riposarsi che poi permarrebbe anche successivamente oppure che una probabile e normale diminuzione del bisogno di dormire dovuta al procedere dell’età causi un’ansietà tale da sviluppare una sorta d’incompatibilità con la camera da letto, gli arredi e l’idea stessa di dormire. Capita così che il soggetto poi s’addormenti in momenti meno adeguati o si trovi meglio in luoghi nuovi. Se la cosa persiste ovviamente, lamenterà un minor benessere, una diminuzione della capacità di concentrazione, maggiore affaticabilità e un peggioramento dell’umore.
Spesso costui pensa di aver avuto un sonno di durata minore di quanto sia realmente avvenuto e  in genere non ha sonnolenza diurna. Soventemente presenta una maggiore tensione muscolare, ha problemi digestivi, è più introverso, è depresso e ha una maggiore reattività fisiologica allo stress.
Un simile disturbo diventa  più fre­quente con il crescere dell'età e fra le donne. Gli adulti  lamentano difficoltà di addormentamento mentre gli anziani sono soggetti ad avere, sia difficoltà riguardo il mantenimento del sonno, sia un precoce risveglio mattutino.
Nell’ipersonnia viene accusata una tale sonnolenza d’aver difficoltà a risvegliarsi e di giorno si diviene preda di frequenti sonnellini che, sebbene durino anche un’ora o più, non risultano ristoratori. La persona che ne è affetta dunque continua a sentirsi stanca ed è soggetta a repentini addormentamenti che possono interferire con il normale svolgimento dell’attività ( calo di memoria, efficienza, concentrazione ), nonché esporlo a rischi per la propria incolumità e quella altrui.
Tra le cause di un simile comportamento v’è una notevole apatia verso gli accadimenti che, se valutata come noia o pigrizia, disturba notevolmente le relazioni sociali e familiari.
Spesso questo soggetto, per ovviare alla stanchezza può abusare di stimolanti. Svegliandosi poi è confuso, litigioso o atassico ( “ ubriaco da sonno “ ). La sonnolenza diurna persistente inoltre può portare a comportamenti automatici ( usualmente di tipo routinario, poco complessi) che il soggetto esegue con poca o nessuna memoria successiva.
Nella maggior parte dei casi il decorso è cronico.
A volte l'insonnia e l'ipersonnia sono sintomi di un qualche disturbo mentale e spesso il paziente è portato a concentrare l’attenzione sull’alterazione della quantità e della qualità del proprio sonno fino a reputarlo la vera causa del proprio malessere, cosa che tra l’altro è spesso ritenuta preferibile all’essere consapevole di avere difficoltà mentali.
In realtà persone fortemente ansiose hanno difficoltà ad addormentarsi e possono svegliarsi nel cuore della notte in preda a forti inquietudini. Faticano a dormire pure coloro che patiscono di depressione mentre chi soffre di attacchi di panico andrà incontro a risvegli notturni poco piacevoli. Morfeo poi non dispensa favori neppure a chi ha problemi di adattamento o soffre di una recrudescenza di schizofrenia. L’ipersonnia d’altro canto è spesso visibile nel  disturbo bipolare dell’umore e in particolar modo quando insorge la fase depressiva mentre durante la fase maniacale sono più frequenti le manifestazioni d’iposonnia. I giovani depressi hanno la tendenza a essere dormiglioni, gli anziani insonni.
Coloro che se ne lamentano accusano stanchezza, astenia; hanno tentato inutilmente di ovviare alla mancanza di sonno coi farmaci e riposano meglio durante il giorno. Il disturbo è più frequente nelle donne in quanto sono più ansiose e hanno maggiori sbalzi d’umore.
Non sempre la cura farmacologica del disturbo mentale correlato comporta la scomparsa dei sintomi relativi al cattivo sonno. I soggetti bipolari del resto lamentano iposonnia e ipersonnia a seconda del tipo di episodio in atto ( maniacale o depressivo ); agli psicotici la qualità del sonno peggiora quando la malattia si acutizza e migliora non appena il quadro clinico ritorni meno severo.
Nella narcolessia il paziente, che sicuramente vive quei momenti come poco stimolanti, è colto da attacchi irresistibili di sonno che per altro accadono in situazioni inappropriate ( alla guida dell’auto a esempio ). Questi episodi, che comunque la persona cerca di scacciare, possono durare  fino a un’ora e nel mentre la persona sogna. Soventemente, in seguito a rabbia, sorpresa, riso, si può sviluppare cataplessia, ovvero la perdita del tono muscolare. In queste situazioni i soggetti  possono arrivare a lasciarsi sfuggire le cose dalle mani e cadere sulle ginocchia piegate. Il fenomeno può durare da pochi secondi a mezz’ora, si rimane coscienti di quanto accade e termina con il ritorno al recupero pieno delle proprie forze e abilità fisiche. Raramente la persona si addormenta.
Nel 20-40% dei casi i soggetti narcolettici, subito prima di addormentarsi, avvertono anche una attività immaginativa o uditiva simile al sogno (allucinazioni ipnagogiche) o appena dopo il risveglio (allucinazioni ipnopompiche). Queste visioni che possono avere contenuti piuttosto preoccupanti e per altro interessano anche individui senza la patologia in questione, hanno relazione con l’ambiente.
Fino al 50% di questi pazienti lamentano l’avvenimento di una specie di paralisi durante il sonno, ovvero incapacità di muoversi, parlare o respirare allorquando dormono. In realtà anche individui non affetti da questo disturbo possono accusarlo e non è vero che la respirazione sia bloccata tuttavia può accadere che la persona abbia avuto allucinazioni senza potersi muovere (  paralisi del sonno ) e, sebbene un episodio del genere non duri più di pochi minuti, l’esperienza è tutt’altro che piacevole. Spesso il paziente narcolettico soffre di disturbi dell’umore quali ansia e depressione e per sua sfortuna il decorso del disturbo è piuttosto stabile.
Alcool, sedativi, febbre e la deprivazione del sonno incrementano gli episodi che per altro possono presentare aspetti di sonnambulismo. E’ frequente in coloro a cui sia stato diagnosticato un disturbo post-trau­matico da stress oppure d'ansia, in persone schizoidi e borderline.
II terrore nel sonno comincia durante il sonno profondo REM ed ha più probabilità di verificarsi nel primo terzo della notte. L'inizio è preannunciato da un'attività EEG molto ampia, da un aumento del tono muscolare e da un incremento del ritmo cardiaco,  spesso al di sopra dei 120 battiti al minuto.
Nei bambini questo problema  si risolve spontaneamente durante l'adolescenza. Negli adulti spesso segue un decorso cronico.
L’incubo in sé  è caratterizzato da una sequenza di avvenimenti molto elaborati che  causano ansia e terrore. Spesso terminano con una sensazione di pericolo imminente oppure può riguardare una debolezza sentita come molto frustrante. Esperienze traumatiche poi possono replicare il pericolo o la situazione terrificante originaria ma spesso i sogni angoscianti non hanno come oggetto eventi reali. Gli incubi si verificano con maggiore probabilità nella seconda metà della notte e, in caso di disturbo post-traumatico da stress, è possibile che mentre avvengano il soggetto parli, strilli o dia pugni. Comunque sia, la persona che ne soffre manifesta al risveglio iperreattività del siste­ma nervoso autonomo ( per es., sudorazione, tachicardia e tachipnea, ovvero aumento della frequenza degli atti respiratori ). A differenza di quando si è terrorizzati poi, chi è oggetto d’incubi e si ridesta diventa rapidamente vigile anche se ansioso o impaurito e ricorda benissimo il sogno.
Se gl’incubi sono troppo frequenti l’individuo evita di dormire e di giorno avrà sonnolenza, depressione o ansia e poca concentrazione.
Le femmine sono più soggette a questo tipo di disturbo che comunque ricorre frequentemente in bambini esposti a gravi fattori di stress psicosociale. Nella maggior parte dei casi cessano in età adulta ma a volte diventano cronici.
Nella sindrome delle gambe senza riposo vi è l’irresistibile desiderio di muovere le gambe o le braccia accompagnato da irrequietudine, preoccupazione, bruciore e prurito che sono attenuati momentaneamente col movimento.  Se il fenomeno si verifica appena prima del sonno può ritardarlo, oppure, se il soggetto dorme, può risvegliarsi. Ne conseguirà stanchezza e sonnolenza diurna.
Le cause sono sconosciute anche se il disturbo è più frequente in individui anemici o con insufficienza renale, artrite reumatoide, malattia va­scolare periferica o la disfunzione del nervo periferico.
Il disturbo colpisce uomini e donne in eguali percentuali, ha decorso stabile o peggiorativo ed è più facile che mieta nuove vittime con l’aumento dell’età della popolazione.  E’ poi più probabile che colpisca persone con familiari già sensibili alla patologia.
A differenza della sindrome delle gambe senza riposo chi ha crampi notturni alle gambe non ha desiderio di muoverle e non presenta le ripetute scosse di piccola ampiezza che inducono ad agitarle, tipico dei movimenti idiopatici degli arti. Chi ne soffre del resto e questo capita abbastanza comunemente  in chi è interessato dalla sindrome delle gambe senza riposo, non ne è consapevole anche se poi lamenta insonnia a causa dei frequenti risvegli e stanchezza diurna.
La sindrome apnoica ostruttiva del sonno è la forma più comune di Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione e durante il sonno è caratterizzata da ripetuti episodi di ostruzione delle vie aeree superiori (apnea e ipopnea).
Di solito compare in soggetti sovrappeso e si verifica con russamenti pesanti o brevi respiri affannosi che si alternano ad episodi di cessazione del respiro a causa della completa ostruzione della via aerea.
Il russare solitamente è abbastanza forte da disturbare il sonno delle per­sone  che coabitano. La cessazione del respiro, che a volte può durare per 60-90 secondi e associarsi a cianosi, può pure preoccupare i compagni di letto. La fine dell’episodio di apnea può essere associata a pesanti russamenti "resuscitativi", respiri affannosi, gemiti, borbottii o movimenti di tutto il corpo.
La maggior parte dei soggetti affetti non è consapevole di russare pesantemente, di respirare con difficoltà e svegliarsi frequentemente.
Alcuni soggetti non sofferenti di apnee possono comunque dimostrare risvegli associati con aumentata resistenza delle vie aeree. Questi soggetti hanno molte caratteristiche cliniche in comune con la sindrome apnoica ostruttiva del sonno.
La sindrome apnoica centrale del sonno è caratterizzata da episodi di cessazione della ventilazione durante il sonno (apnea e ipopnea) senza ostruzione delle vie aeree. La causa di ciò è da individuarsi con la non continuità dei movimenti respiratori della parete toracica e dell'addome e sono più comuni fra gli anziani con patologie cardiache o neurologiche che interessano la regolazione della ventilazione. I soggetti lamentano insonnia per ripetuti risvegli, che essi possono  associare a difficoltà respiratorie. Può inoltre presentare un lieve russamento.
La sindrome ipoventilatoria alveolare centrale è caratterizzata da una compromissio­ne del controllo della ventilazione che comporta dei livelli di ossigeno arterioso anormalmente bassi e che peggiorano ulteriormente nel sonno. I polmoni dei soggetti con questo disturbo hanno normali proprietà meccaniche, ricorrono in soggetti notevolmente sovrappeso e il fenomeno può essere associato a sintomi sia di eccessiva sonnolenza che di in­sonnia.
II soggetto con Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione può lamentare di notte una sgrade­vole sensazione notturna, un senso di soffocamento o un'ansia intensa concomitante ai fenomeni di apnea o di ipoventilazione. I movimenti del corpo associati alle difficoltà respiratorie possono essere violenti e il paziente non si sente riposato al risveglio. E’ comune la secchezza delle fauci e un’abbondante voglia di urinare durante la notte o al risveglio al mattino.
I pazienti possono lamentare cefalee "sorde", turbe della memoria, difficoltà di concentrazione, irri­tabilità, depressione ansia, panico e demenza.
L'eccessiva sonnolenza diurna può procura­re lesioni (per es. addormentamento alla guida di un veicolo) e può anche provocare gravi menomazioni lavorative e sociali che possono portare alla perdita del lavoro, a problemi coniugali e familiari e a compromissione delle prestazioni scolastiche.
Nei bambini più piccoli i segni e i sintomi sono  più subdoli e la diagnosi è più difficile da porre. A differenza degli adulti potrebbe non russare, dovrebbe avere risvegli agitati e posture insolite nel sonno, come dormire sulle mani e sulle ginocchia. Anche l'enuresi notturna è comune e dovrebbe destare il sospetto di sindrome apnoica ostruttiva del sonno se si verifica in un bambino che di notte era precedentemente asciutto.
Altre manifestazioni del disturbo sono l'abitudine a respirare di giorno con la bocca, la difficoltà a deglutire e un'articolazione povera del linguaggio. Nei bambini di età inferiore ai 5 anni i sintomi più frequenti sono le apnee notturne o il relativo respiro affannoso. I bambini che hanno più di 5 anni si preoccupano maggiormente di sintomi diurni quali la sonnolenza, i problemi comportamentali, la difficoltà di attenzione e di apprendimento e le cefalee al mattino. All'esame fisico si possono osservare pectus escavatum e costola convessa. Se si associa all'ingrossamento adenoto (la causa più comune di apnea ostruttiva del sonno nei bambini), può essere osservata la tipica “facies adenoidea", caratterizzata da una espressione spenta, edema periorbitale e respirazione attraverso la bocca.
Nel disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno i soggetti si lamentano di insonnia in certi momenti del giorno e di eccessiva sonnolenza in altri. Vi è dunque uno squilibrio tra il ciclo sonno-veglia richiesto dall'ambiente in cui la perso­na vive e il suo particolare ritmo circadiano sonno-veglia ( Tipo a Fase del Sonno Ritardata ). E’ più frequente in persone schizoidi, evitanti e depressi. Il disturbo non è causato dall’abuso di farmaci o dall’assunzione di sostanze e solo in certi casi i sintomi sono gravi ( tipo l’addormentarsi in auto mentre si guida, ). Se svegliati prima dell'ora prestabilita dal sistema circadiano di regolazione del sonno i soggetti possono di­mostrare "ubriachezza da sonno", ovvero difficoltà di risveglio, confusione e comportamento inappropriato). Anche la qualità delle prestazioni spesso segue un andamento ritardato, con un picco di efficienza che si manifesta nelle tarde ore del­la sera.
Oltre al Tipo a Fase del Sonno Ritardata si ricorda il Tipo da Salto di Fusi Orari, in cui  la gravità dello squilibrio è proporzionale al numero di fusi orari attraversati viaggiando, con un massimo di difficoltà osservato dopo aver percorso otto o più fusi orari in meno di 24 ore. Per la mag­gior parte dei soggetti è tipicamente più difficile tollerare di viaggiare verso est (anticipando le ore di sonno-veglia) che verso ovest ( posticipando le ore di sonno-veglia ). Può essere più comune in soggetti mattinieri ("allo­dole mattutine") e può determinare scarsa concentrazione, diminuzione della memoria, compromissione della coordinazione, debo­lezza, sensazione di testa vuota, cefalea, stanchezza, malessere, ridotto appetito ed indigestione. Può inoltre dar luogo a episodi maniacali- depressivi o psicotici.
Anche il Tipo da Turno Lavorativo è da considerarsi un Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno, ed è generato dai programmi di turni notturni (con un ritorno a programmi diurni nei giorni liberi) che impediscono qualunque adattamento stabile del ritmo circadiano. Il problema poi è pure esacerbato da un tempo di sonno insufficiente, dalle richieste sociali e familiari e dai rumori ambientali (per es., telefono, traffico urbano) durante i periodi programmati per dormire.
Può essere più comune in soggetti "mattinieri", e può dar luogo a episodi maniacali-depressivi o psicotici. Il lavoro a turno è un fattore di rischio per gli incidenti correlati alla sonnolenza sul lavoro e alla guida di veicoli.
Il "Tipo a Fase del Sonno Antici­pata" lamenta un'incapacità a rimanere sveglio la sera, e risvegli spontanei nelle prime ore del mattino.
Il ritmo sonno-veglia diverso dalle 24 ore è stato descritto essenzialmente nei soggetti non vedenti, in modo particolare in quelli che non hanno percezione della luce. Il sonnellino e l'insonnia che ricorre regolarmente si manifestano quando i ritmi circadiani endogeni del soggetto (che sono lievemente più lunghi di 24 ore) sono fuori fase con il ciclo luce- oscurità rispetto alle ore sonno-veglia socialmente adeguate.
Soggetti con un disturbo del ritmo circadiano del sonno possono avere una storia di consumo di alcol,  sedativi o stimolanti conseguente ai tentativi di controllare i loro schemi sonno-veglia. L'uso di queste sostanze può a sua volta esacerbare un Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno.
Disturbi del Sonno possono essere dovuti a una qualche condizione me­dica giustificata dall’osservazione di un nesso temporale tra lo sviluppo della malattia e l’alterazione del sonno.
Nel disturbo del sonno indotto da sostanze vi sono stati di intossicazione o astinenza che possono verificarsi fino a 4 settimane dopo la cessazione del loro uso. Di solito però è osservato entro alcuni giorni di astinenza. Le sostanze più comuni che possono intossicare il fisico in tal senso sono : alcool, amfetamine e stimolanti correlati, cocaina, oppiacei e sedativi, ipnotici e ansiolitici.

b ) Riferimenti bibliografici

American Psychiatric Association, DSM IV, Milano 2002, Masson S.p.A.
Otto Fenichel, Trattato di psicoanalisi, Roma 1951, Casa Editrice Astrolabio.


domenica 15 ottobre 2017

Sul sonno : prima parte. Chi dorme non piglia pesci


.. In realtà me ne sono ricordata mentre stavo per addormentarmi. Ma ormai era troppo tardi. Mi sembrava di sentire la voce di nonna Luci : “ .. Quando Morfeo arriva non devi resistergli .. “. E chi meglio di me non vuole essere sconfitta subito?

  Da : "AMORE 14 "  di  FEDERICO MOCCIA

a ) Modalità di riposo


Il riposo comporta un allentamento della tensione che si può ottenere allontanandosi dal contesto, distraendosi mentalmente o rilassando la posizione. Quest’ultima è indubbiamente la più importante delle condizioni accennate in quanto lo stare in piedi è più defatigante dello stare a quattro zampe degli animali ma ciò nonostante, se non si è soli, bisogna, o graduare l’entità dello “ sbragamento “ in modo da non offendere i presenti, o, se il bisogno di riposo è impellente, chiedere il permesso di allontanarsi o comunque comportarsi in un modo che non dia adito a riprovazione. Possono esimersi dal mostrare simili attenzioni solo coloro a cui sia riconosciuta una posizione dominante e dai quali quindi non ci si aspetti particolari riguardi, oppure da amici intimi e parenti in momenti informali, come lo può essere lo stare entro le proprie mura domestiche.
Ovviamente il come si cerchi di distendersi dipende dalle circostanze e, spesso, dagli “ ausili “ che si hanno a portata di mano.
La vicinanza di un muro, di un albero o comunque di una qualsiasi superficie dura può, a esempio, consentirci di appoggiarvisi, cosa che permette una qualche decontrazione dei muscoli delle gambe, della schiena e del collo. Stesso risultato anche se circoscritto a livello delle braccia, si può raggiungere mettendo le mani in tasca oppure rilasciando gli avambracci su una qualche superficie.
Pure i muscoli del collo possono provare sollievo allorquando il capo sia rilasciato sopra una superficie dura, oppure sull’avambraccio o sulle mani.
Potendosi sedere invece ci sentiremo così bene da volervi rimanere a lungo e questo in quanto, visto che buona parte della muscolatura viene a poggiare su una superficie di sostegno,  ci si può  distendere.
Ancor meglio poi staremo sdraiandoci a terra, cosa che ci consentirà un rilassamento pressoché completo anche se in verità la cosa è possibile solo se il suolo, quando non si usi il pavimento di casa, sia asciutto, abbia una conformazione pianeggiante e sia preferibilmente inerbito o sabbioso. Se non lo si fa da soli è d’obbligo essere con amici bendisposti a stare all’aria aperta e a prediligere un comportamento informale. In questo caso del resto, a meno che i presenti non decidano di farsi una pennichella, è normale stare coricati sulla pancia con la testa poggiata sulle braccia oppure girati di fianco con una mano che sorregge la testa, in modo da poter partecipare alla discussione del gruppo.
Un modo di riposo particolare è quella adottata da alcune tribù africane e che consta nello stare verticali su una gamba sola mentre l’altra è ripiegata all’interno, come nel caso delle cicogne.
Un’altra forma di pausa è quel tipo di genuflessione che non si fa per devozione e sottomissione alla divinità o all’autorità. E’ il caso di quando si posa a terra un ginocchio in seguito a una caduta, cosa che si fa per riprendersi un pochino. Può capitare invece che tutte e due le ginocchia siano a terra e la cosa, che indica spossatezza, può insorgere  dopo una corsa durissima ma può pure succedere di rimanere a quattro zampe, segno di totale fiaccamento.
Lo stare accovacciati sulle ginocchia con il sedere poggiato sulla parte posteriore delle gambe piegate è un altro modo per prendere un poco di sollievo. Nel caso però che il sedere non tocchi terra e si faccia ricadere il peso del corpo sulle punte dei piedi, cosa che è comune in certe tribù africane, il benessere che se ne può trarre è quasi inesistente mentre va un po’ meglio se il peso del corpo poggia su tutta la pianta dei piedi.
Molto più comoda è la posizione accovacciata in cui le natiche toccano terra e sostengono il corpo ma anche quella dove le gambe sono completamente ripiegate a terra e il peso del corpo è comunque concentrato sulle natiche non scherza.
La posizione del fior di loto “ invece non è affatto facile da farsi, tant’è vero che la sua esecuzione si perfeziona solo dopo parecchio tempo che si pratica yoga.
Altra modalità rilassante è lo stare seduti con le gambe raggomitolate di fianco. E’ una posizione preferita soprattutto dalle donne ed è adottata in situazioni informali come l’essere in spiaggia, sull’erba, sul divano o nel letto.
Può pure accadere che in una riunione un membro si addormenti. Una simile eventualità non è ammessa, sia sul lavoro, sia a scuola, dove ci si aspetta che tutti diano il massimo mentre in occasioni meno impegnative, ovvero fra parenti, a teatro o in una conferenza, è abbastanza tollerata. Certo, può dar adito a battute o risolini ma sino a quando la persona non si metta a russare o non rischi di fare del male a se stesso o agli altri è difficile che venga svegliato.
Un’altra importante forma di riposo è data dagli intervalli, che sostanzialmente constano in un cambiamento di ruolo di varia durata dove ci si ritaglia un momento in cui non si è alla mercé di capireparti arroganti, impiegati più o meno educati e routine esasperanti ma persone che per qualche tempo sfuggono il destino di subalterni e diventano protagonisti. Sia che lo si faccia per prendersi una pausa caffè, sia che si voglia essere al centro dell’attenzione, il nodo centrale della questione sta nel fatto che v’è un naturale bisogno interiore di farsi valere, di far capire che non si è solo un numero ma si ha una personalità ricca e mal valutata. Ovvio che pensandola così si cerchi di far  conoscere la propria vera natura organizzando magari viaggi fantastici, cercando di fare di un hobby una vera e propria professione, volendo diventare i caporioni del proprio gruppo oppure rivoluzionari o indimenticabili amanti.
Non è detto quindi che si tratti di un vero e proprio riposo in quanto il cercare di fare capire le proprie virtù nascoste può costare molta energia a fronte di risultati non proprio eclatanti ma è un qualcosa che sino a quando si riscontra una qualche soddisfazione fa sentire meglio e quindi dà sollievo.

b ) Il sonno vero e proprio


L’unica vera forma di distensione che l’uomo conosca è un buon periodo di sonno, grazie al quale può far riposare il cervello e rilassare il corpo. Non è un caso che una sua lunga deprivazione conduca rapidamente a un precoce invecchiamento. Durante il giorno infatti accumuliamo migliaia d’informazioni che ci colpiscono emotivamente con il loro carico di contraddizioni o conflittualità, accentuando così insicurezze e preoccupazioni.
Funzione del sonno è una sorta di schedatura ed elaborazione di questi dati nonché una specie di riordino della mente sulla base della tensione emozionale dei ricordi. Da qui i sogni che evidenziano, con cadenza regolare, gli avvenimenti che ci hanno maggiormente colpito durante la giornata
In genere si dorme un numero di ore che è tanto maggiore quanto minore è l’età dell’individuo, con una media di 16 ore nei primi 3 giorni di vita sino a circa 6 ore più alcuni sonnellini diurni nelle persone anziane. I bimbi, che come si è appena detto risultano essere molto più dormiglioni degli adulti, hanno comunque forti variazioni individuali, così come del resto le hanno gli uomini “ fatti “.
La ragione di un simile dislivello fra i bisogni di riposo dei bimbi e degli adulti va probabilmente cercata nel fatto che i bimbi durante il giorno incamerano una quantità di dati immensa che devono in qualche modo riordinare e assimilare mentre gli anziani recepiscono meno informazioni nuove e quindi necessitano di un tempo minore per metabolizzarle.
I neonati poi fanno parecchi sonnellini diurni ma a poco a poco diminuiscono il sonno diurno a vantaggio di quello notturno. Sembra poi che in età prescolare i bimbi più intelligenti siano quelli che dormono sino a tardi e questo in quanto lo sforzo prolungato li stanca maggiormente. Con l’età adulta  invece pare non sia più possibile evidenziare nessi fra intelligenza e sonno.
A uomini e donne in buona salute occorrono mediamente venti minuti per addormentarsi, senza contare che in alcuni esperimenti si è scoperto che un adulto ha dai 40 ai 70 cambiamenti di posizione, il cui scopo è di evitare che si formino crampi o comunque dolori articolari vari.
Desmond Morris ( vedi bibliografia ), parla di sonno dislocato : sembra infatti che ci accada come a quegli uccelli che davanti a situazioni sentite come molto pericolose infilano il capo sotto l’ala. Non si spiega altrimenti il fatto che diversi soldati abbiano riferito episodi, accaduti poco prima di partire per missioni, in cui provavano un senso di stanchezza che comunque scompariva non appena cominciava l’azione.
Queste e testimonianze raccolte da vari specialisti fanno concludere che allorquando l’uomo sia sottoposto a forte stress possa sentirsi così affaticato da eseguire malamente i propri compiti. << .. Forse è per questo che, quando una cosa ci annoia o ci infastidisce, diciamo che ne siamo «stanchi». .. >>.

c ) I sogni


In media sognamo ogni 90 minuti e in questi periodi gli occhi hanno bruschi movimenti sotto le palpebre chiuse. Le onde emanate dal cervello poi sono simili a quando si è svegli, il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna sono irregolari come se stessimo avendo forti emozioni e consumiamo più ossigeno come se stessimo per agire. Per contro il tono muscolare diventa più basso ed è più difficile svegliarsi. Questa particolare condizione, dove si stabiliscono alcune condizioni fisiologiche affini all’azione e altre da cui se ne è lontanissimi e quindi non si è assolutamente coscienti di quanto accade, è detto “ sonno paradossale “. Se ci si sveglia in questa fase si ricorda benissimo il sogno fatto, se ci si desta poco dopo ne rammentiamo alcuni pezzi altrimenti non ne riteniamo alcun particolare e crediamo di non aver sognato. In realtà quest’ultimo caso succede quando ci si sveglia naturalmente mentre è quando qualcosa ci desta improvvisamente e interrompe il sogno che lo ricordiamo meglio.
Altra questione : il sogno non si forma di botto ma si sviluppa e termina nell’arco di tempo in cui avvengono le condizioni fisiologiche del suo essere.
A quanto pare durante il sogno muoviamo tantissimo gli occhi. In questo lasso di tempo, che viene chiamato fase REM ( Rapid eyes movement), è come se l’occhio seguisse le scene del sogno che viene vissuto come reale.

d ) Riferimenti bibliografici


Giuseppe Maffeis, Guida pratica – Il linguaggio del corpo, Milano 2011, Edizioni Riza S. p. A.
Desmond Morris, L’uomo e i suoi gesti, Milano, V edizione 1987, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Desmond Morris, La scimmia nuda, Milano XV Edizione Tascabili Bompiani 2002, RCS Libri S.p.A.



mercoledì 4 ottobre 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : decimo pagagrafo

E’ un intellettuale presuntuoso e meditativo


Secondo la Palmer[1] : << .. Staccati dall’emotività e anelanti al contatto, i Cinque dedicano tempo e sforzi enormi per trovare .. >>, attraverso : << .. Uno specifico campo di conoscenze .. >>, il filo mentale che li ricolleghi alla loro umanità. .. >>. Spesso, dice Naranjo[2],  si è in presenza di : << .. Un intellettuale ( come in genere è tendenza di tutti gli introversi ) .. >>. La Palmer[3] è dello stesso avviso e al riguardo rincara:
a ) vede : << .. La sicurezza nel sapere in anticipo le cose .. >>;
b ) sente fortemente il bisogno di prepararsi : << ..  Alla vita .. >>, anche se, adoperando unicamente i suoi : << .. Strumenti cognitivi .. >>, non : << .. Si sente mai abbastanza pronto .. >>;
c ) addolcisce il senso d’isolamento conoscendo : << .. Il funzionamento dell’universo o i comportamenti dell’umanità .. >>.
Altrove Naranjo[4] spiega che il 5 cerca : << .. Una soddisfazione sostitutiva; ad esempio, sostituirà la vita con la lettura. .. >>. Preferisce poi : << .. L’attività di classificazione e di organizzazione .. >>, ed è attratto da ciò che è : << .. Sistematizzazione dell’esperienza. .. >>. Solo che tende : << .. A rimanere nelle astrazioni .. >>, e a informare circa i : << .. Risultati delle proprie percezioni mai il materiale grezzo .. >>.
Da tutto ciò, che è : << .. Collegato con la riservatezza del tipo .. >>, ne consegue che :
a ) << .. L’inibizione dei sentimenti e dell’azione, assieme all’importanza che questo individuo attribuisce alla conoscenza, dà luogo al suo essere un semplice testimone della vita, di cui è un osservatore distaccato anche se acuto .. >>, ed è ciò che lo fa parere più : << ..  Interessato a comprendere la vita che a viverla .. >>;
b ) per Karen Webb[5] i 5 confondono l’obiettività col distacco. Quest’ultimo infatti : << .. E’ un meccanismo di repressione che permette loro di negare il sincero interesse che provano nei confronti di oggetti o persone e la loro stessa avidità. .. >>. L’obiettività invece è : << .. Uno stato di consapevolezza di qualità superiore .. >>, che : << .. Dà adito ai sentimenti di esprimersi, alle esperienze e agli eventi di accadere secondo l’ordine naturale delle cose, .. >>;
c ) per Rohr ed Ebert[6] i 5 diffidano : << .. A trasformare il loro sapere in prassi .. >>, perché : << .. Hanno bisogno della sicurezza di aver veramente colto il quadro d'insieme prima di sentirsi matu­ri per un qualsiasi compito. Ma ciò non avviene mai; e così la loro carne non sfiora mai quella del mondo.  .. >>;
d ) essendo : << .. Acritico .. >>, sostiene Robert J. Nogosek[7], riesco : << ..  A individuare un lato comico in quasi tutte le situazioni. Il mio senso dell’umorismo può rivelarsi in qualsiasi momento. Riesco così a far ridere chi mi sta attorno e ad allentare la tensione. .. >>.
Per la Palmer[8] i 5 sono : << .. Fortemente attratti dai modelli e dai sistemi che spiegano i principi universali d’interazione, riguardanti soprattutto il comportamento umano. Attraverso la padronanza di un sistema ( la matematica, la psicanalisi, o l’enneagramma ), si formano uno schema mentale delle dinamiche dell’interazione, situandosi all’interno del sistema in modo emotivamente distaccato. .. >>.
Secondo Rognoni[9] il 5 ha : << .. La vocazione del detective .. >>, e questo in quanto per lui ogni cosa è : << .. Un indizio di un segreto, di una complicata trama esistenziale da svelare. .. >>. Analizza e cataloga poi pure : << ..  le avversità della propria vita ( malattie, contrattempi, sconfitte professionali, ecc. .. >>, e la cosa non è negativa perché lo aiuta : << .. A ridimensionare i problemi e a superarli. .. >>. Sa comunque : << .. Che la cataloga­zione del reale, di per sé, non garantisce la vera conoscenza. .. >>, e si sforza così : << .. Di arricchire il patrimonio nozionistico accumula­to grazie all'osservazione .. >>, con la lettura accanita e lo studio.
Tant’è vero che, sebbene non sempre svolga : << .. Un’attività di tipo intellettuale .. >>, riuscirà : << .. Sempre a riservare una larga parte del suo tempo alla lettura e allo studio. .. >>. E’ poi portato per la : << .. Matematica .. >>, la : << .. Fisica .. >>, e per la : << .. Filosofia .. >>. E’ pure attratto dalla linguistica perché, quale : << .. Prima forma di razionalizzazione della realtà .. >>, crede : << .. Sia stata inventata per comprendere meglio il reale. .. >>.
Il 5 evita : << .. Frasi fatte o espressioni poco nobili .. >>, parla : << .. In modo appropriato .. >>, e costruisce: << .. Sottili ( e talvolta divertenti ) giochi di parole. .. >>. L’interesse : << .. per la struttura linguistica lo spinge ad apprezzare, in un’opera letteraria, più l’aspetto formale che quello contenutistico. .. >>.
In amore : << .. Preferisce studiare l’oggetto del suo interesse con calma .. >>, piuttosto che : << .. Gettarsi a capofitto in una realtà che ancora non ha approfondito .. >>, e solo se la controparte : << .. Dimostra una certa affinità di gusti e di carattere, il tipo cinque si decide a creare un rapporto stabile .. >>, e a offrire : << .. Lealtà e affetto. .. >>.
Il 5, dice la Fumagalli[10], allenato fin da piccolo a : << .. Raccogliere una consistente quantità di dati .. >>, e a : << .. Costruire “ sistemi logici “ che funzionano perfettamente .. >>, si sente tranquillo solo : << .. Quando ha la sensazione di poter padroneggiare un argomento e di possedere il “ sapere “. .. >>.
Allorquando però raggiunge una tale sicurezza può : << .. Essere, insopportabilmente presuntuoso .. >>. La presuntuosità poi, affermano Baron e Wagele[11], gli rende difficile accettare di : << .. Vedere persone socialmente abili ma tecnicamente e intellettualmente mediocri, riuscire meglio. .. >>.
Helen Palmer[12] spiega che : << .. L’isolamento psichico .. >>, del 5 non è attuato solamente : << .. Ritirandosi nella privacy o innalzando muri emotivi .. >>, ma anche staccandosi : << .. Dai sentimenti per osservare .. >>, cosa che produce l’esperienza : << .. Che i meditanti conoscono come separazione tra l'oggetto dell'attenzione e l'osservatore interno. .. >>.
Situazioni stressanti come : << .. Ad esempio una persona invasiva o una forte pulsione sessuale .. >>, lo spingono : << .. A diven­tare osservatore .. >>, ovvero : << .. A separare l'attenzione dall'emozione provata nel momento. .. >>. Se non si comportasse in questo modo infatti, perderebbe : << .. La sua difesa, che consiste nel mantenere la mente e le emozioni separate .. >>, e : << .. Diverrebbe vulnerabile all'invasione altrui e alla consapevolezza dei propri desideri. .. >>.
E’ facendo così che : << .. Alcuni Cinque affermano di scendere in profondità dentro se stessi, in un punto dove non vi sono più emozioni. Altri dicono di prendere le distanze nascondendosi come dietro un muro o uno specchio unidireziona­le, oppure di spostare l'attenzione su un punto sicuro appena al di fuori dell'interazione in atto. Da questa posizione strategica possono osservare quello che accade senza farsi coinvolgere emotivamente .. >>.
Tutto questo non fa che predisporlo alla meditazione ( a esempio la : << .. Vipassana e lo zen .. >> ), dove è favorito il distacco e : << .. L'osservazione interiore che lascia andare i pensieri e le altre intrusioni nel vuoto mentale. .. >>. Solo che spesso il 5 : << .. Usa la meditazione per diventare sempre più immune alle emozioni .. >>, invece che : << .. Per diventare più consapevole di ciò che sente. .. >>.
Affinché il 5 dunque possa arricchire la personalità deve, allorquando si trovi : << ..  In uno stato mentale distaccato .. >>, lasciar : << .. Emergere sentimenti e impressioni .. >>. Non deve sentirsi minacciato : << .. Di cadere preda delle emozioni, nel senso di non riuscire più a lasciarle andare. .. >>.
Non è un caso che l’autrice ricordi che : << .. Il Buddha passò attraverso molti eventi della vita ordinaria prima di sedersi e comprendere la naturale va­cuità della mente. E’ vero che insegnava il distacco ma solo dopo aver gustato a piene mani la gioia e il dolore, solo dopo aver saziato i desideri fondamentali .. >>.
Secondo Naranjo[13] : << .. Ogni tratto della patologia caratteriale è una deformazione caricaturale di una qualità sana e come nell'Uno l'apprezzamento della perfezione di­venta perfezionismo e nel Due la libertà diventa ostinazione e licenziosità, nel Cinque troviamo un distacco nevrotico al posto di un vero non attacca­mento spirituale.
L'induismo, e le tradizioni orientali in genere, sono percorse dall'ideale del non attaccamento. Nella Bhagavad Gita viene descritto come " equani­mità di fronte al piacere e al dolore ". Ciò non significa che non ci sia piace­re, ma che c'è un centro che non oscilla assieme alle polarità dell'esperien­za : qualcosa di indeformabile, una stabilità della mente che consente all'e­sperienza di essere quello che è. Al contrario il non attaccamento nevroti­co, che culmina nel tipo Cinque, è una perdita di contatto. Non è vero non attaccamento, ma un evitamento del contatto e un fortissimo attaccamento ai propri stati interiori, e quindi un'intolleranza per le esperienze che po­trebbero prodursi attraverso il contatto.
È facile capire che il non attaccamento si adatta molto bene all'atteggia­mento scientifico, che richiede un'assenza di preconcetti; e poiché il Cinque accumula conoscenza, l'associazione tra questo tipo e le professioni scientifi­che va di pari passo con l'associazione tra il Quattro e l'amore per l'estetica. .. >>






[1] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[2] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[3] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[4] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[5] Karen Webb, I principi dell’ Enneagramma, Milano 1998, Gruppo Editoriale Armenia
[6] Richard Rohr e Andreas Ebert, Scoprire l’Enneagramma, Cinisello Balsamo 1993, San Paolo Edizioni
[7] Robert  J. Nogosek, Verso una nuova vita, Cinisello Balsamo 1997, San Paolo Edizioni
[8] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[9] Andrea Rognoni, L’Enneagramma, Milano 1997, De Vecchi
[10] Teresa Fumagalli, Enneagramma in pratica, Colognola ai Colli 1998, Demetra
[11] Renee Baron ed Elizabeth Wagele, L’Enneagramma facile facile, Cinisello Balsamo 1996, San Paolo Edizioni
[12] Helen Palmer, L’Enneagramma, Roma 1996, Astrolabio
[13] Claudio Naranjo, Gli Enneatipi in psicoterapia, Roma 2003, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore

mercoledì 20 settembre 2017

Il Tipo 5 dell'Enneagramma, detto anche l'Osservatore : nono paragrafo

E’ insensibile ai bisogni altrui, rinvia l’azione e prova un forte senso di vuoto


Secondo Naranjo[1] il trattenere nel senso più generico del termine comporta, oltre all’avarizia vera e propria del 5 : << .. Caratteristiche quali la mancanza di generosità in fatto di denaro, la mancanza di energia e di tempo e anche una certa malvagità con la sua implicazione d’insensibilità ai bisogni altrui .. >>.
Tipico del “ trattenersi “ è anche : << .. Un aggrapparsi ai contenuti della mente, come a voler elaborare o spremere fino all’ultima goccia il senso delle cose : una caratteristica che si traduce in un  tipico muoversi a sbalzi della funzione mentale, una forma sottile di rigidità che milita contro l’apertura dell’individuo agli stimoli dell’ambiente e a quanto emerge di volta in volta. .. >>.
Del resto è proprio perché il 5 si “ trattiene “ e quindi non ha, né energie, né è generoso, che : << .. Esprime la sua preferenza all’autosufficienza che fa affidamento sulle proprie risorse .. >>. Scelta che è :  << .. Conseguenza di una visione pessimistica .. >>, della vita dove egli dispera : << .. Di ricevere cure e protezione e di avere la forza di chiedere o prendere ciò di cui si ha bisogno .. >> ).
Secondo Naranjo[2] è tipico del 5  rinviare l’azione e questo in quanto :
a ) << .. L’azione richiede un entusiasmo .. >>, che il 5 non ha visto che reprime l’insorgere dei sentimenti;
b ) << .. Agire significa mostrare in qualche modo il proprio sé al mondo .. >>, e questo è inconcepibile per l’avaro, che vuole invece tenerlo nascosto ( tant’è vero che : << .. Inibirà anche la propria attività e, anziché sviluppare una gestualità e un’iniziativa spontanee, strutturerà un controllo eccessivo .. >> );
c )  << .. Il desiderio di fare si abbassa .. >>, quando il desiderio di entrare in rapporto con gli altri è scarso .. >>;
d ) visto : << .. Che il tipo Cinque percepisce i bisogni .. >>, propri e : << .. Altrui come vincolanti .. >>, evita l’azione ( chiusura passivo-aggressiva ), in quanto desidera : << .. Sabotare le richieste proprie e degli altri. .. >>.
L’autore parla dell’esistenza  di una negatività nel 5 che si manifesta quando : << .. Qualsiasi cosa l’individuo scelga di fare per un desiderio autentico, una volta assunta la forma di  progetto,  rischia di diventare un “ dovrei “, da cui traspare la perdita di motivazione dovuta a una ribellione interna. .. >>.
Rohr ed Ebert[3], dicono che : << .. L'esperienza primaria di molti cinque è stata una sorta di vuoto. .. >>. Alcuni, proseguono gli autori,  hanno : << .. “ Saputo “ fin da quando si trovavano nel ventre materno .. >>, di non essere desiderati. Ci sono 5 invece : << .. Che hanno avuto dei genitori psichicamente o fisicamente invadenti o che so­no cresciuti in ambienti molto ristretti. Il loro mondo inte­riore era l'unico luogo libero nel quale si potevano muovere indisturbati. Alcuni hanno vissuto ciò che apparentemente è il contrario : hanno ricevuto poca tenerezza e accoglienza da piccoli. Così le loro stesse capacità di esprimere sentimenti o di manifestarli fisicamente sono rimaste poco sviluppate. Sentono in sé un vuoto abissale. La mancanza di sicurezza, la sensazione di essere senza patria e la solitudine possono condurre il tipo cinque a rintanarsi in se stesso come un ani­male che in pericolo di vita si finge morto.
Da qui il raccogliere ciò : << .. Che possono nella speranza di riempire il vuoto interiore. ( .. ) La passione collezionistica del cinque si dirige spesso su pensieri, idee, sapere, silenzio e spazio. Ma ci sono anche dei cinque la cui mania di possesso si è realizzata e che pos­sono accatastare le cose più curiose : libri, francobolli, tappi di bottiglia, vecchi giornali, resti di stoffa, tappi di tubetti di dentifricio, confezioni del latte. .. >>.
Secondo Naranjo[4] l’esperienza del 5 : << .. E’ impoverita .. >>, a causa del : << .. Senso di sterilità, di svuotamento e di assenza di significato .. >>, che accompagna l’evitamento : << .. Di rapporti, di sentimenti e di fare. .. >>. Da ciò il suo compensare : << .. L’impoverimento del sentimento e della vita attiva ricorrendo alla vita intellettuale. .. >>, ( << .. “ Insufficienza ontica “ .. >> ).
Il sentirsi svuotato, affermano Beesing, Nogosek e O’Leary[5], stimola il 5 a cercare di capire tutto : << .. Prescindendo dal fatto che venga o no tra­smesso agli altri. .. >>. Dunque : << .. Accumulano e conservano gelosamente le loro fonti di conoscenza. .. >>; cosa che per altro, affermano i Chabreuil[6],  lo rende pure un buon ascoltatore perché : << .. Pensa di non conoscere a fondo il tema che viene affrontato e teme di fare la figura dell'ignorante ( che per lui è sinonimo di imbecille ) .. >>.





[1] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[2] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[3] Richard Rohr e Andreas Ebert, Scoprire l’Enneagramma, Cinisello Balsamo 1993, San Paolo Edizioni
[4] Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi, Roma 1996, Astrolabio
[5] Maria Beesing – Robert J. Nogosek - Patrick H. O’ Leary, L’Enneagramma, Cinisello Balsamo 1996, San Paolo Edizioni
[6] Fabien e Patricia Chabreuil, L’Enneagramma, Como 1997, RED edizioni

sabato 2 settembre 2017

Propositi .. buoni


Per una vita positiva



Auspico che lo studio e la riflessione forniscano la bussola per guidare l’azione verso un comportamento saggio : ovvero volto alla consapevolezza di se stessi, delle necessità degli altri e delle cose del mondo.

So tuttavia che ciò non basta per avere una buona valutazione di ciò che ci circonda e accade e dunque sia costante la ricerca della forza e della salute, senza le quali nessun proponimento può tradursi in pratica.

Siano perciò di aiuto in questo “ viaggio “, sia per rinforzare il fisico, sia per aumentare l’autocontrollo,  anche il lavoro manuale e lo yoga.

E’ solo così che si acquisirà la tenacia, ovvero l’altro grande ingrediente che assieme  allo studio, alla forza e alla salute consentirà di affinare le virtù che si desidera raggiungere, sempre che si abbia le idee chiare di cosa s’intende per esse e siano la vera meta del nostro cuore.

Nel mio caso appunto è sempre stata la saggezza a colpirmi, forse proprio perché mi sentivo alla mercé del mondo e anche adesso che sono passati molti anni da allora e non sono più un ragazzino timido e spaventato, credo non vi sia cosa più grande che vivere da uomo le proprie paure e sforzarsi di superarle, nella piena consapevolezza che questo è il limite e al tempo stesso la forza che ci governa.

E se sono queste le leggi che ci muovono non c’è scopo più grande e positivo che cercare di fare meglio : meglio di ieri, meglio di oggi e meglio di domani, senza pretendere di cambiare solo quando anche il vicino l’avrà capita, perché ognuno è fatto a modo suo e se aspettiamo che gli altri si sveglino non faremo mai nulla.

Il mondo invero è fatto da una miriade di cose diverse e qui sta la sua bellezza e la sua durezza. Non puoi chiedere a una pianta o a un leone che facciano a modo tuo. Devi solo ammetterlo e conoscerli meglio che puoi per poterci convivere assieme il più fruttuosamente possibile.

Con il prossimo non è poi tanto diverso : devi conoscere te stesso per avere una pietra di paragone che ti consenta di poter valutare ciò che ti circonda e aiutarti a capire sempre meglio chi è con te, rispettandolo perché anche chi ti è accanto soffre, odia e ama e come te ha speranze di un futuro migliore. Al tempo stesso però devi sapertene difendere quando sia ostile e cerchi di eliminarti. Tutto sta a capire quando è giusto compatirlo o quando costituisca un pericolo.

Non ha senso infatti inimicarti il prossimo perché hai sbagliato a giudicarlo. Così facendo non farai altro che precluderti un prezioso amico che ti aiuterà quand’è il momento e ti rassicurerà quando sarà il caso. Del resto devi rassegnarti alla forza solo quando non se ne può fare a meno e questo perché da che mondo è mondo i conflitti bruciano risorse e abbrutiscono le persone. Il che significa guai per tutti.

Anche questa è saggezza, spicciola ma sempre saggezza. Eppoi perché spicciola! La vita in fondo non è che questo : un insieme finito e ripetitivo di piccoli atti quotidiani.

                                                                                               

                                                                                  Passalacqua Danilo